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			<title>Monaco-Juventus &#8217;98, super Peruzzi e Juve in finale</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/monaco-juventus-1998-peruzzi-juve-finale</link>
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			<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 09:33:17 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/04/delpiero-monaco-juventus-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Il precedente Monaco-Juventus nella Champions League del 1998</h2>
<p>Arrivare allo Stade Louis II con un 4-1 è ben altra cosa dell’1-0 maturato la scorsa settimana allo Juventus Stadium. Non solo per l’ovvia differenza di punteggio e delle garanzie che questo comporta. <a href='http://website.outreachtrackings.com/hqio6nbt9/'>رهانات المباريات</a>  E’ che segnare 4 gol all’andata, come successe nel <strong>1998,</strong> è un segno di straordinaria forza e competitività. A maggior ragione se nel turno precedente lo stesso punteggio lo si è andato a conquistare sul campo della <strong>Dinamo Kiev</strong> del colonnello <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" title="Lobanovsky: il calcio scientifico del colonnello" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/lobanovsky-calcio-scientifico-colonnello" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lobanovsky</strong></a></span>, un tipo che generalmente non ti permette simili passeggiate in casa sua.</p>
<p>Ma anche quel <strong>Monaco</strong> non è lo stesso di oggi. Anzi, i tifosi monegaschi si augurano che dal bel gruppo di giovanotti odierni (<strong>Martial</strong> su tutti, ma anche quello straordinario cursore di centrocampo che è già <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Geoffrey Kondogbia, the dark side of Paul Pogba" href="https://www.sportreview.it/calcio-oggi/geoffrey-kondogbia-dark-side-of-pogba" target="_blank" rel="noopener">Kondogbia</a></strong></span>) possa nascere qualcuno in grado di riprodurre la carriera di due giovani promesse dell’epoca: <strong>Thierry Henry</strong> e <strong>David Trezeguet</strong>. Due che proprio a Torino trascorreranno avventure totalmente diverse e che anche in quella serata vissero una partita di carattere diverso. <a href='https://testing.berkos.co/77682798/'>الرهان في سباق الخيل</a>  A brillate maggiormente fu la futura stella dell’<strong>Arsenal</strong>, capace anche di segnare un gol. Il bomber che ha invece caratterizzato un’epoca alla <strong>Juventus</strong> non fece abbastanza per farsi notare. E in tutta onestà, anche nel <strong>Mondiale</strong> che si disputò in terra di Francia pochi mesi dopo, né l’uno né l’altro fecero intuire quel che sarebbero diventati.</p>
<p>4-1, dicevamo. Ce n’è quanto basta per trascorrere un mercoledì tranquillo e magari volgere già qualche pensiero alla finale, persa poi con il <strong>Real Madrid</strong>. E invece no, la gara è vivace e non basta neanche la rete in apertura di <strong>Amoruso</strong> per spegnere gli ardori dei ragazzi guidati da <strong>Tigana, </strong>uno che ha giocato tanto e bene in nazionale con <strong>Platini:</strong> gli incroci franco-juventini si sprecano da qualsiasi parte li si guardi. L’1-1 di <strong>Leonard</strong>, il 2-1 di <strong>Henry</strong> e per pareggiare i conti ci vuole una prodezza al volo di <strong>Del Piero</strong> servito da <strong>Torricelli</strong>, roba da incubo tenendo conto della tripletta rifilata all’andata. La rete finale di <strong>Spehar</strong> regala al <strong>Monaco</strong> la soddisfazione del successo. Ma ancor più rimarchevole a favore dei francesi è la considerazione dei tanti <strong>interventi ai confini del miracoloso ad opera di Peruzzi</strong>, decisivi e sparsi tra il primo e secondo tempo.</p>
<p>Colui che però ricorda sicuramente meglio la partita è <strong>Pippo Inzaghi</strong>. <strong>Colpito duro da Diawara, che gli spacca il labbro</strong>. I segni dell’attuale allenatore del Milan li porta ancora addosso. <a href='https://cryptocourse.qrexs.com/qfgggpq76mj/'>مواقع المراهنات العالمية</a>  Esce in barella dopo appena 5 minuti e non vive sul campo l’impresa dei compagni, bensì sul lettino dell’infermeria. La Juve, però, non fa una piega. Va in rete proprio con il subentrante <strong>Amoruso</strong>. Chissà se dopo tanti anni assisteremo ancora a una partita di scontri dopo il rigore contestato e discusso dell’andata. I giocatori in grado di accenderla sul piano fisico non mancano, da una parte e dall’altra. Ma forse non c’è neanche uno come <strong>Inzaghi</strong>, che è meglio “far fuori” per evitare che ti condanni in qualche maniera delle sue.</p>
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			<title>Cruijff, le 5 Frasi più Famose e gol da antologia</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/cruijff-frasi-famose-gol-da-antologia</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 14:42:30 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2013/11/cruijff-696x385.jpg" /> <br /> <h2 style="text-align: justify;">Cruijff, detto Johan e spesso scritto <i>Cruyff</i> al di fuori dei Paesi Bassi, nato ad Amsterdam il 25 aprile 1947, è stato l&#8217;interprete più emblematico del calcio totale con cui l&#8217;Ajax e l&#8217;Olanda di Rinus Michels rivoluzionano la storia del calcio tra la seconda metà degli anni sessanta e la prima metà dei settanta</h2>
<p style="text-align: justify;">Soprannominato il <em>“profeta del gol”</em> <strong>Cruijff</strong> vince per tre volte il <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Johan Cruijff, l’incarnazione del calcio totale – Pallone d’Oro 1971/73/74" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank" rel="noopener">Pallone d’oro</a></strong></span>: nel 1971, nel 1973 e nel 1974. Fra Nazionale e squadre di club realizza 377 reti in 612 partite. <a href='https://yosher.cc/17136475/'>لعبة روليت مجاني</a>  Ambidestro, potente ma allo stesso tempo elegante, è stato uno dei primi centroavanti di manovra. Non si limita quindi a segnare ma è sempre al servizio della squadra. Svaria sulle fasce, retrocede a prendersi i palloni da smistare ai compagni ed è anche un perfetto uomo assist. Dopo di lui il ruolo dell’attaccante non è più lo stesso, tanto che ancora oggi ad un centravanti si chiede di fare proprio quello che Johan faceva nei primissimi anni settanta.Oltre alla sua invidiabile tecnica, <strong>Cruijff</strong> è anche estremamente veloce, le sue accelerazioni rappresentano un autentico incubo per i mediani o i difensori che devono marcarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cresce nelle giovanili dell’<span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Ajax" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amsterdamsche_Football_Club_Ajax" target="_blank" rel="noopener">Ajax</a></strong></span>, con la quale vince sei scudetti, quattro coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni consecutive e una Coppa Intercontinentale<i>.</i> In quegli anni l’Ajax domina totalmente il calcio europeo, così come dimostrerà la nazionale olandese sconfitta nella finale del 1974 dalla Germania Ovest padrona di casa, al termine di un trofeo però nel quale gli orange hanno espresso il calcio più bello e dinamico. <a href='https://www.valestrandul.no/foc36uv/'>bet365 arabic</a> </p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, pur conducendo la propria nazionale in finale, <strong>Cruijff</strong> ha già lasciato il paese d’origine e l’Ajax per trasferirsi al <strong>Barcellona</strong>. È la stagione 1973/74: il Barcellona non vince la Liga da 14 anni e l’inizio di stagione, senza <strong>Cruijff</strong> lontano dal campo per problemi legati alla definizione del contratto, non lascia sperare nulla di buono. Il debutto dell’olandese a suon di gol, capovolgeranno al situazione. <a href='https://stonecrestvenue.com/39711722/'>كيف تلعب القمار</a> </p>
<p style="text-align: justify;">Con il <strong>numero 9</strong> sulle spalle (al posto del 14 sempre usato con l’Ajax), il profeta del gol incanta le platee di Spagna segnando gol a raffica ed esibendosi in colpi da maestro. A fine stagione il Barcellona sarà primo. Dopo un paio d’anni tormenti a Barcellona, a soli 31 anni <strong>Cruijff</strong> annuncia che si ritirerà dal mondo del calcio. In realtà tornerà ben presto: due anni negli <strong>Stati Uniti</strong>, uno di nuovo in Spagna con il <strong>Levante</strong> e poi il ritorno in patria. Prima con l’Ajax con la quale vince ancora due scudetti e una coppa d’Olanda e poi con il <strong>Feyenoord</strong>, nel quale gioca nel ruolo di libero e rivince lo scudetto e la coppa d’Olanda. Finita definitivamente la carriera fa l’<strong>allenatore</strong>: anche in questo caso Ajax e Barcellona sono le sue due squadre. Con i blaugrana nel 1990 vince la Coppa Campioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
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			<title>Paolo Maldini, l&#8217;ultimo grande capitano</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/paolo-maldini-ultimo-grande-capitano</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 10:40:01 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/04/paolo-maldini2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Paolo Maldini racconta il suo primo incontro con il mister Arrigo Sacchi al suo arrivo nel Milan di Berlusconi</h2>
<p>Sacchi, alla Sacchi, sacchismo, sacchiano: dalle diverse declinazioni del nome dell&#8217;allenatore di Fusignano <strong>Arrigo Sacchi</strong> che ha allenato e vinto tutto con il <strong>Milan</strong> nella seconda metà degli anni Ottanta, si può evincere quale sia stata la portata del suo ingresso nel calcio italiano, con conseguenze e influenze tutt&#8217;ora forti nel nostro calcio. Innanzituto è bene chiarire che questa importanza è determinata anche dal fatto che Sacchi prima di altri ha deciso di imporre <strong>un nuovo modo di giocare al pallone</strong> nel nostro Paese: tattica ma anche e soprattutto di mentalità.</p>
<p>Se prima di lui <strong>Trapattoni</strong> che aveva vinto per un decennio con la <strong>Juventus</strong> e <strong>Bearzot</strong> ct campione del Mondo nel 1982, rappresentavano due icone del calcio italiano ma anche due modelli che sembravano rappresentarne in pieno le prerogative e le caratteristiche tecnico tattiche, con Sacchi si respira un&#8217;aria assolutamente nuova e rivoluzionaria. Ma il calcio stava cambiando e con o senza Sacchi sarebbero probabilmente nati lo stesso i vari <strong>Lippi</strong>, <strong>Capello</strong> e quello stesso <strong>Ancelotti</strong> che di Sacchi si è sempre professato allievo.</p>
<p>In questa intervista rilasciata qualche anno fa, <strong>Paolo Maldini</strong>, che di quel Milan era una pedina fondamentale, racconta il suo <strong>primo contatto con l&#8217;allenatore romagnolo</strong>. La maniacalità di Sacchi è il primo elemento che balzava agli occhi di tutti coloro che hanno avuto che fare con lui come allenatore. La preparazione della partita o di un&#8217;intera stagione passava soprattutto attraverso la<strong> scelta di determinati schemi, movimenti, posizionamenti in campo</strong> che sembravano essere un elemento introdotto per la prima volta in Italia. In realtà già <strong>Trapattoni</strong>, anche se nelle interviste sembrava parlarne di meno, era uno stratega eccellente e qualsiasi allenatore ha sempre scelto moduli e tattiche per ottenere risultati, pur avendo in squadra grandi campioni che sembravano risolvere da soli le partite.</p>
<p>La <strong>mentalità</strong> però quella no. Il grande merito di Sacchi è stato proprio quello di pensare che solo giocando bene e all&#8217;attacco (con tutto il corollario di pressing, difesa alta, tattica del fuorigioco che ne conseguiva) fosse un aspetto imprescindibile del calcio. Il Milan, è stata la prima squadra italiana, ad affrontare senza timore squadre come il <strong>Real Madrid</strong> o il <strong>Bayern Monaco</strong> in trasferta, imponendo il proprio gioco. Questo gli permette tutt&#8217;ora di sentenziare dalle comode postazioni televisive l&#8217;operato di altri allenatori, magari più timorosi di loro. Ma nessuno, essendo ormai trattato come un guru, gli ricorda che forse allenasse oggi, <strong>Paolo Maldini</strong>, come <strong>Franco Baresi </strong>e <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Marco Van Basten, il Cigno di Utrecht – Pallone d’Oro 1988/89/92" href="https://www.sportreview.it/calcio/marco-van-basten-pallone-doro" target="_blank">Marco Van Basten</a></strong></span>, non giocherebbero né nel suo Milan, tantomeno in Italia.</p>
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			<title>Del Piero, gol da bordo campo</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/del-piero-gol-da-bordo-campo</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 09:15:30 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2013/12/Del-Piero-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Alessandro Del Piero da un punto di vista inedito: selezione di gol ripresi da bordo campo con telecamera dedicata.</h2>
<p>L&#8217;elenco dei gol è il seguente:</p>
<p><span style="color: #333300;">JUVENTUS &#8211; REGGIANA 4-0</span>, stagione 1993/94, partita in cui <strong>Del Piero</strong> realizza il suo<strong> primo gol in serie A</strong>;</p>
<p><span style="color: #333300;">JUVENTUS &#8211; ROMA 2-2</span>, stagione 2000/2001;</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="http://www.juworld.net/partita.asp?idpartita=3223" target="_blank">JUVENTUS &#8211; INTER 1-0</a></strong></span>, stagione 1997/98, Del Piero realizza il gol che vale lo scudetto tricolore;</p>
<p><span style="color: #333300;"><span style="color: #333300;">JUVENTUS &#8211; NAPOLI 2-2</span></span>, stagione 1997/98.</p>
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			<title>Ronaldo il Fenomeno, TOP 5 gol con il Barcellona</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/ronaldo-il-fenomeno-top-5-goals</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 14:00:18 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2013/11/ronaldo-il-fenomeno-top-5-goals-696x385.jpg" /> <br /> <h2><strong>Ronaldo il Fenomeno</strong> (Ronaldo Luís Nazário de Lima)  ha giocato con la maglia blaugrana del Barcellona nella stagione 1996/97, realizzando 34 gol in 37 partite</h2>
<p>La<strong> biografia calcistica di Ronaldo il Fenomeno</strong> inizia nel Valqueire, squadra di futsal nel 1986. Nel 1993 venne ingaggiato dal Cruzeiro di Belo Horizonte, su suggerimento di Jairzinho, campione del mondo col Brasile nel 1970. L&#8217;anno successivo diventa il capocannoniere del Campionato Mineiro, con 22 reti in 18 partite. L&#8217;approdo in Europa avviene nel 1994 nel calcio olandese, nelle file del PSV e in quelle due stagioni Ronaldo mise a segno 54 gol in 57 incontri. Nel 1996, non ancora ventenne, fu ceduto al Barcellona per 20 milioni di dollari. Dopo <strong>Maradona</strong> e prima di <strong>Messi,</strong> Ronaldo il Fenomeno è stato uno dei calciatori più forti dei blaugrana. Nell&#8217;estate del 1997 Massimo Moratti riuscì a portarlo all&#8217;<strong>Inter</strong>, pagandolo 48 miliardi di lire. Nella stagione 1997-1998 Ronaldo il Fenomeno in quella stagione vinse il suo primo <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/ronaldo-fenomeno-pallone-doro-1997" target="_blank">Pallone d&#8217;Oro</a></strong></span> segnando 25 gol in 32 partite in campionato. In nerazzurro il brasiliano si trovò ad affrontare <strong>il grave infortunio del 21 novembre 1999</strong> durante una partita di campionato contro il Lecce, quando si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro. Sei mesi dopo l&#8217;intervento chirurgico tornò in campo contro la Roma ma il ginocchio cedette dopo 6 minuti dall&#8217;ingresso in campo. Dopo l&#8217;Inter, Ronaldo giocò nel <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="http://www.realmadrid.com/" target="_blank">Real Madrid</a></strong></span> per poi passare sulla sponda opposta della Milano rossonera. Con il Real Madrid vinse la Champions League, la Supercoppa europea e la Coppa Intercontinentale. Questi successi gli permisero di ricevere nel 2002 il secondo Pallone d&#8217;Oro della carriera. Il suo ritorno in Brasile nel 2009 con la maglia del Corinthians dura due anni: il 14 febbraio 2011, a 34 anni Ronaldo il Fenomeno annuncia il suo ritiro dal calcio. Il <strong>dribbling e lo scatto bruciante</strong> erano solo due delle numerose qualità di questo calciatore incredibile.</p>
<p><em>I gol del video sono delle seguenti partite:</em></p>
<p><strong>Gol 5</strong>: Racing Santander vs Barcellona</p>
<p><strong>Gol 4</strong>: Barcellona vs Real Sociedad</p>
<p><strong>Gol 3</strong>: Barcellona vs Valencia</p>
<p><strong>Gol 2</strong>: Barcellona vs Valencia</p>
<p><strong>Gol 1</strong>: Compostela vs Barcellona</p>
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		<item>
			<title>I calciatori più forti del mondo: la TOP 10</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/i-calciatori-piu-forti-del-mondo-classifica-top-10</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 01 Jul 2016 11:09:39 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/calciatori-più-forti-del-mondo-696x385.jpg" /> <br /> <h2>La classifica di tutti i tempi: i calciatori più forti del mondo, giocatori indimenticabili che hanno scritto pagine memorabili della storia del calcio</h2>
<p>Quando pensiamo ai <strong>calciatori più forti del mondo</strong> ci vengono subito in mente i Palloni d&#8217;Oro, i grandi numeri 10, bomber e cannonieri idoli di intere generazioni di tifosi che hanno scritto pagine memorabili della storia del calcio. Ognuno di noi ha il suo idolo calcistico, il suo giocatore punto di riferimento a cui paragona tutti gli altri. E&#8217; inevitabile. Ma è anche inevitabile lo scontro di opinioni quando tra amici si discute se<strong> il giocatore più forte del mondo </strong>sia stato<strong> Maradona o Pelè,</strong> <strong>Cruijff o Van Basten, Platini o Zidane</strong> e così via. Ancora più difficile diventa poi la scelta tra due calciatori di diverse ere calcistiche. Un&#8217;ipotetica sfida tra il contemporaneo Lionel Messi con Diego Armando Maradona ha tutte le carte per diventare un caso difficile se non impossibile da risolvere. Degno di discussione infinite che potrebbero finire all&#8217;alba senza alcun tipo di compromesso. La prima annotazione che viene da fare è che i due hanno giocato in condizioni ben diverse, che il <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio" target="_blank">calcio</a> </strong></span>di Maradona è impossibile da paragonare a quello di Messi, che i due numeri 10 argentini hanno stili diversi, dentro e fuori dal campo.</p>
<p>L&#8217;ambizione di scrivere una <strong>classifica con i calciatori più forti del mondo</strong> è dunque un&#8217;impresa ardua, considerando i diversi contesti temporali e geografici. Eliminiamo così il fattore tempo ed esaminiamo solo quelli che hanno già terminato la loro carriera. Diventano comunque necessari alcuni metri di giudizio. Domande semplici ma che ci aiutano ad essere (forse) più obiettivi possibili. Qual&#8217;era l&#8217;effettiva grandezza del loro talento? Quanto hanno vinto? Quanto è durata la loro carriera? Hanno giocato in campionati dove era più facile vincere? Il loro comportamento è stato esemplare?</p>
<p>Immaginiamo un album di figurine con i calciatori più forti del mondo di sempre. Quali preziosi cimeli vorreste avere nel vostro prezioso album? Noi ne abbiamo trovati 10.</p>
<h3>Ecco i calciatori più forti del mondo:</h3>
<h3>10 &#8211; Roberto Baggio (Italia)</h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12705 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Baggio" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Probabilmente il miglior giocatore italiano di sempre. Doveva smettere di giocare per dei problemi al ginocchio ma la sua forza di volontà e la grande tenacia fecero sì che continuò il suo percorso calcistico fino ad arrivare a vincere il prezioso <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/roberto-baggio" target="_blank">titolo di Pallone d&#8217;Oro</a></strong></span>. La carriera del <em>Divin Codino</em> fu comunque condizionata dagli infortuni. Ha vinto poco e solamente in squadre di club, nella Juventus precisamente. <strong>La platea internazionale lo ha apprezzato in occasione dei tre Mondiali</strong> ai quali ha partecipato a partire dal 1990: in ogni occasione è stato lui il vero protagonista della nazionale azzurra. Il rigore sbagliato a Pasadina, nella finale di Usa 94 lo ha condannato ad una sofferenza indegna del grande campione che è stato. Roberto Baggio è sempre stato messo in discussione tanto da non riuscire ad affermarsi mai veramente in una sola squadra. Divino.</p>
<h3>9 &#8211; Alfredo Di Stefano (Argentina/Spagna)</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-12699 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Di Stefano" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p><i>La Saeta Rubia</i>, è considerato da molti il miglior giocatore di tutti i tempi. <strong>Simbolo del Real Madrid con cui vinse 5 Coppe Campioni di seguito</strong> è il madridista ad aver segnato più gol nel Clasìco, il match contro gli eterni rivali del Barcellona. Dotato di un fiuto del gol eccezionale, <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/alfredo-di-stefano-la-saeta-rubia" target="_blank">Alfredo Di Stefano</a></strong></span> non riuscì mai ad imporsi realmente con la maglia della Nazionale (Argentina e Spagna) tanto da non accedere mai ad una fase finale di un campionato del Mondo, con cui il fuoriclasse argentino avrebbe avuto maggiore legittimità nel dibattito su chi sia stato il giocatore simbolo del ‘900, inserendosi fra Pelè e Maradona. Segna comunque il traguardo di ben due Palloni d&#8217;Oro, nel 1957 e nel 1959. Leggenda.</p>
<h3>8 &#8211; Zinedine Zidane (Francia)</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-12701 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Zidane" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Sponsorizzato dal suo connazionale Michel Platini, il francese Zinedine Zidane arrivò alla Juventus che era poco più di una promessa. Proprio come<em> </em>il suo connazionale<em>, <strong>Zizou</strong></em><strong> divenne un grande direttore d&#8217;orchestra</strong>, geniale e incantevole nelle giocate. Il suo<strong> trasferimento dalla Juventus al Real Madrid nel 2001</strong> segnò il record di soldi sborsati per un giocatore: 150 miliardi di lire. Zidane ha vinto praticamente tutto, Pallone d&#8217;Oro e Mondiale compresi. Chiude la carriera da secondo ai <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/mondiali-2006-5-aneddoti-berlino" target="_blank">Mondiali 2006</a></strong></span> con la testata più famosa della storia ma questo non basta a cancellarlo dalla lista con i calciatori più forti del mondo. Geniale.</p>
<h3>7 &#8211; Johan Cruijff (Olanda)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12703 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Cruijff" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p class="entry-title">L’incarnazione del calcio totale, Bruno Pizzul lo definì il <em>Profeta del gol</em>, Gianni Brera invece il <em>Pelè bianco</em>. Vinse tre Palloni d&#8217;Oro nel grande Ajax di Rinus Michels che rivoluzionò la storia del calcio tra la seconda metà degli anni sessanta e la prima metà dei settanta. <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank">Johan Cruijff</a></strong></span> è stato un attaccante poliedrico che rientrava, difendeva, impostava l&#8217;azione, aiutava i compagni di squadra e realizzava reti stupende e importantissime. <strong>Dopo di lui il ruolo dell’attaccante non è stato mai più lo stesso</strong>. Insieme a Platini e Van Basten detiene il record di tre Palloni d&#8217;oro vinti in carriera. Gli manca però la consacrazione con la maglia orange dell&#8217;Olanda, solamente sfiorata ai Mondiali tedeschi del 1974<strong>. </strong>Rivoluzionario<strong>.</strong></p>
<h3>6 &#8211; Franz Beckenbauer (Germania)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12707 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Beckenbauer" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Il <em>Kaiser</em> (l&#8217;Imperatore) giocò 13 anni nel Bayern Monaco, dove vinse praticamente ogni tipo di trofeo. <strong>Grande interprete del ruolo di libero</strong>, è considerato il primo vero innovatore del calcio moderno. Il momento più gradito della sua intera carriera è ai <strong>Mondiali del 1974</strong>, quando nella finale contro l&#8217;Olanda rivoluzionaria di Johann Cruijff vince la prima Coppa del Mondo. La seconda la conquista sulla panchina della Germania nei Mondiali italiani del 1990. Vince due Palloni d’Oro nel 1972 e nel 1976. Il primo, quello più importante, infrange il tabù che vedeva i difensori trascurati dalla giuria. Grandioso.</p>
<h3>5 &#8211; George Best (<strong>Irlanda del Nord</strong>)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12710 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo best" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Giocatore dotato di un talento immenso purtroppo non sfruttato al pieno a causa dei suoi noti vizi per l&#8217;alcol. Riuscì a dissipare una fortuna accumulata nel corso della sua carriera, segnata principalmente dal<strong> decennio con la maglia del Manchester United</strong>. E&#8217; considerato uno dei più grandi dribblatori di tutti i tempi: aveva l&#8217;abitudine di lasciare incantati compagni e avversari. Il <em>Quinto Beatle</em> vinse il Pallone d&#8217;Oro nel 1968 a soli 22 anni, età in cui raggiunse l&#8217;apice della sua carriera a cui seguì un lento declino. Nessuna soddisfazione con la maglia della nazionale irlandese con cui non riuscì mai a disputare i Mondiali. Resta comunque uno dei calciatori più forti del mondo. Indimenticabile.</p>
<h3>4 &#8211; Marco Van Basten (Olanda)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12714 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Van Basten" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Se la sua attività agonistica non si fosse interrotta a soli 28 anni, l’olandese avrebbe potuto raccogliere ancora molto di più. I suoi <strong>noti problemi di cartilagine lo obbligarono a dare prematuramente l&#8217;addio al calcio</strong> mettendo bruscamente fine alla sua carriera. Il <em>Cigno di Utrecht</em> avrebbe potuto infatti dare ancora ampie dimostrazioni di talento inarrivabile. L&#8217;eleganza nei movimenti, la concretezza sotto porta e una serie di caratteristiche multiformi lo rendono uno dei più completi attaccanti di sempre. <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/parola-di-campione/van-basten-le-5-frasi-piu-famose-gol-da-antologia" target="_blank">Marco Van Basten</a></strong></span> lega il suo percorso a due squadre: Ajax e Milan. E&#8217; proprio con i rossoneri di Sacchi che raggiunge l&#8217;apice vincendo tutto nel pazzesco trio olandese insieme a Rijkaard e Gullit. Vince tre volte il Pallone d&#8217;Oro e con la Nazionale riesce a conquistare un Europeo nel 1988 in Germania. Incantevole.</p>
<h3>3 &#8211; Michel Platini (Francia)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12712 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Platini" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Platini possedeva un&#8217;ottima visione di gioco e un innato senso del gol. La sua specialità erano però i calci da fermo: <strong><em>Le Roi </em>era infatti micidiale nelle punizioni</strong>, calciate con una tale sicurezza e certezza del gol da farle sembrare dei calci di rigore. Capocannoniere delle Serie A con la Juventus per tre stagioni di fila e in coincidenza anche vincitore del trofeo assegnato da France Football. A <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/parola-di-campione/platini-gol-da-antologia" target="_blank">Michel Platini</a></strong></span> è mancato il successo mondiale: sale sul tetto del mondo con la Juventus nella la finale di Tokyo della Coppa Intercontinentale. Con la maglia della Nazionale francese riesce però ad aggiudicarsi gli Europei del 1984, trascinatore assoluto con il record di nove reti in una singola edizione del torneo. Sublime.</p>
<h3> 2 &#8211; Pelè (Brasile)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12716 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo pelè" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Dribbling, velocità, fantasia, intelligenza tattica sono solo alcune delle sue doti che completano un profilo di perfezione calcistica. <em>O Rei do Futebol</em> detiene il record di reti realizzate in carriera: 1.281 in 1.363 partite. A soli 16 anni è già il capocannoniere del Campionato Paulista in Brasile con la maglia del Santos, club a cui si legherà a vita. <strong>Pelè infatti non giocò mai al di fuori del Brasile</strong>, pur avendo ricevuto numerose proposte dall&#8217;Europa. Nel 2014 gli viene assegnato il <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pallone_d%27oro_FIFA" target="_blank">Pallone d&#8217;Oro FIFA</a></strong></span> onorario, essendo stato l&#8217;unico calciatore ad aver vinto tre Mondiali senza però mai aver ottenuto un riconoscimento individuale dalla FIFA.  Per accendere ancora di più la <strong>polemica infinita con il suo</strong> <strong>rivale di sempre Maradona</strong>, in una recente intervista Pelè ha dichiarato che l&#8217;argentino non calciava bene di destro e non segnava mai di testa. Maradona rispose che Pelè, pur avendo vinto di tutto, non ha mai giocato in Europa, un calcio dove i difensori sono<em>&#8220;dei veri e propri cani da preda&#8221;. </em></p>
<h3>1 &#8211; Diego Armando Maradona (Argentina)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12718 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo maradona" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>In testa c&#8217;è sempre lui. Per noi è scontato. E&#8217; lui il giocatore che vince questa sfida con i calciatori più forti del mondo. Il <em>Pibe de Oro</em> e la <em>Mano de Dios: </em>due soprannomi che rispecchiano il<em> </em><strong>Maradona genio e sregolatezza, </strong>campione assoluto di giocate ed eccessi. Talento puro di rarissima manifattura, sul campo faceva dimenticare la sua vita sregolata e ringraziamo madre Argentina per averci dato questo esemplare unico di giocatore. <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/top-5-gol/pibe-de-oro-5-gol-piu-belli-di-maradona-al-napoli" target="_blank">Maradona</a> </strong></span>non entrò mai nelle liste per l&#8217;assegnazione del Pallone d&#8217;Oro poiché il regolamento fino al 1995 vietava di assegnare il premio a giocatori di nazionalità extraeuropea. Senza questa regola avrebbe con tutta probabilità vinto il prestigioso titolo nel 1986, anno in cui vinse i Mondiali in Messico. Il dibattito contemporaneo sul calcio pone una domanda incessante: meglio Maradona o il suo successore Messi? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</p>
<br /><a href="https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/i-calciatori-piu-forti-del-mondo-classifica-top-10">Leggi su Sportreview.com</a><br /><br />]]>
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			<title>C&#8217;era una volta il calcio italiano dominatore in Europa</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/calcio-italiano-dominatore-europa-calciomercato</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Sat, 26 Mar 2016 09:37:16 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2014/03/milan-coppa-campioni-696x385.png" /> <br /> <h2>Fino ad un decennio fa il calcio italiano era considerato senza dubbio il più bello al mondo. Cos&#8217;è successo?</h2>
<p>La grande qualità di campioni presenti nelle squadre e soprattutto il livello di difficoltà molto alto, facevano si che la <strong>Serie A fosse la miniera d&#8217;oro del calcio europeo e del</strong> <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff; text-decoration: underline;" href="http://calciopub.it/calciomercato/" target="_blank">calciomercato</a></strong></span></span> con le varie Milan, Inter, Juventus, Roma, Lazio e Fiorentina abili a conquistare vittorie prestigiose e trofei. La situazione da un po&#8217; di anni a questa parte invece è cambiata, con i soldi freschi dei<strong> milionari russi ed arabi a rivoluzionare il panorama calcistico mondiale</strong> e con il calcio italiano rimasto ancorato a vecchi cavilli burocratici, soprattutto a livello gestionale e per quanto riguarda la costruzione degli stadi di proprietà, che ne hanno di fatto frenato la crescita. Negli ultimi anni così a farla da padrona sul fronte calciomercato ed in ambito europeo sono state formazioni quali <strong>Barcellona, Real Madrid, Chelsea, Manchester United, Manchester City, PSG, Bayern Monaco</strong>, ovvero tutte compagini con un fatturato di molto superiore a quello delle società italiane.</p>
<p>Unica eccezione la <strong>Juventus</strong> che, nonostante i cinque scudetti consecutivi ed un bilancio sempre più in crescita, è ancora alla ricerca della propria dimensione in una Champions League che manca ormai da 20 anni. La questione quindi è se il calcio italiano, nonostante abbia perso molto del suo fascino, sia ancora quello tatticamente più difficile o se invece il livello si sia notevolmente abbassato con una<strong> differenza ormai abissale ed incolmabile tra piccole e grandi</strong>. Ad oggi, alla luce anche delle ultime annate e di questo primo scorcio di stagione, la seconda ipotesi vince sulla prima visto che le cosiddette grandi, protagoniste in campionato, trovano puntualmente difficoltà in Europa. La Juventus, schiacciasassi in campionato, in Champions all&#8217;esordio casalingo contro il Siviglia ha trovato soltanto un pareggio tra l&#8217;altro ben poco spettacolare. L&#8217;inter, capace di rilanciarsi in campionato e di ambire al ruolo di antagonista dei bianconeri, in Europa League è stata battuta nettamente in casa dai semisconosciuti del Beer Sheva, con ripercussioni negative anche per quanto riguarda il ranking europeo.</p>
<p>Probabilmente una delle soluzioni sarebbe quella di<strong> riportare il campionato italiano a 18 oppure a 16 squadre</strong> aumentando nuovamente il valore delle formazioni meno blasonate che potrebbero dare del filo da torcere alle grandi, oltre ad aumentare l&#8217;interesse e il livello di preparazione in vista delle sfide europee. Insomma il tempo ci dirà se davvero il calcio italiano abbia voglia di cambiare oppure no, rimanendo avvinghiato ad idee troppo arcane per poter sperare in un ritorno ai fasti di un tempo.</p>
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			<title>Scopigno Cup, il torneo delle giovani promesse</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 07 Mar 2016 08:04:57 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2016/03/scopigno-cup-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Presentata la 24a edizione della Scopigno Cup &#8211; Città di Rieti, il torneo internazionale di calcio under 17 tra i più famosi in Italia a livello di calcio giovanile</h2>
<p>E&#8217; stato presentato nel Centro Perseo di Rieti il programma dei 4 giorni della <strong>Scopigno Cup</strong>, che si svolgerà nei giorni 22, 23, 24 e 25 marzo con il patrocinio dei comuni di Rieti, Terni, Amatrice e L&#8217;Aquila oltre a quelli di Regione Lazio e Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al tavolo principale insieme al patron Fabrizio Formichetti erano seduti il giornalista Ilario Di Giovanbattista, Franco Melli, il sindaco Simone Petrangeli e una fitta schiera di figure che ruotano attorno alla manifestazione, come il responsabile del settore giovanile della Ternana Luciano Nonni, il vice sindaco di Amatrice Gianluca Carloni, il vescovo Domenico Pompili, il vice presidente de L’Aquila calcio Fabrizio Rossi, la madrina del torneo Daniela Miniucchi ed il presidente della Lilt Enrico Zepponi. Calcio, solidarietà, eventi: è questo la <strong>Scopigno Cup 2016</strong>, un vero <em>“torneo del Centro Italia, di livello elevato”</em> come ha detto Formichetti, e lo dice a ragione: c’è la Roma campione d’Italia, la Dinamo vice campione d’Europa e campione uscente del torneo, la Juventus del talento Kean. I campi da calcio su cui si svolgeranno le partite della manifestazione sono quelli di Rieti, Terni, Amatrice e per la prima volta nella storia del Torneo, L’Aquila.</p>
<p><em>“Sono molto contento – </em>ha dichiarato Formichetti<em> – di aver potuto organizzare un girone del torneo anche a L’Aquila perché è un segnale importante di come la nostra manifestazione continui a suscitare un costante interesse mediatico e sportivo e non è un caso che il nostro testimonial è un personaggio del calibro di <strong>Pippo Inzaghi</strong>. Quest’anno siamo inoltre riusciti, con un grande sforzo organizzativo, a portare a dodici il numero delle squadre e coinvolgendo ben quattro realtà diverse. </em><em>Mi preme ringraziare le amministrazioni comunali che ospitano i gironi e le società della Ternana Calcio e de L’Aquila Calcio per la proficua disponibilità e collaborazione dimostrata in questi mesi cruciali per l’allestimento della manifestazione giovanile. Un grazie speciale va al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che ancora una volta ha dimostrato nei fatti il suo enorme attaccamento al torneo”.</em></p>
<p>Confermate le prestigiose presenze di due top club del calcio italiano come <strong>Juventus</strong> e <strong>Roma</strong>. L’edizione 2016 vede ai nastri di partenza anche due importanti squadre dell’est europeo come la <strong>Stella Rossa di Belgrado</strong> e la <strong>Dinamo Kiev</strong>. Questo è il quadro completo delle società partecipanti che si contenderanno l’ambitissima finale del prossimo 25 marzo che verrà trasmessa in diretta su <strong>RaiSport</strong>.</p>
<p>La Scopigno Cup non sarà solo calcio ma anche solidarietà. All’ALCLI Giorgio e Silvia, per la lotta contro i tumori e le leucemie infantili, oltre alle visite che tutti i partecipanti effettueranno all&#8217;Ospedale Provinciale di Rieti, andrà il ricavato dell’asta di beneficenza con le maglie dei calciatori di A e B (24 marzo a villa Potenziani) mentre alla Lilt andrà un euro ogni pallone della Sportika venduto. Tanti gli eventi di contorno: i bambini delle scuole calcio reatine che si esibiranno allo Scopigno, la trasmissione in diretta dal Depero il 23 marzo con i protagonisti di giornata e il 24 a Villa Potenziani il convegno Aiac in cui gli allenatori reatini potranno confrontarsi con i tecnici pro.</p>
<p>La presentazione è stata anche l’occasione per premiare il tecnico del Frosinone Primavera <strong>Federico Coppitelli</strong>, neanche un anno fa a Rieti con gli Allievi della Roma e investito proprio a Rieti dal presidente Stirpe del ruolo di successore di Roberto Stellone. <em>“Mi godo questo premio e lo condivido con i ragazzi e lo staff che mi hanno consentito di essere qui”</em>, ha detto Coppitelli. Al 99% il giorno della finale (25 marzo, diretta RaiSport) ci sarà <strong>Filippo Inzaghi</strong> (testimonial del torneo) per ritirare il premio alla carriera, ma anche l’allenatore del Carpi Fabrizio Castori, definito miglior tecnico della B dello scorso anno.</p>
<p>Le squadre che parteciperanno sono le seguenti: <strong>Lazio, Rieti, Roma, Cagliari, Frosinone, Ternana, Pescara, L&#8217;Aquila, Juventus, Lupa Castelli, Dinamo Kiev, Stella Rossa. </strong>La città de L&#8217;Aquila e ovviamente L&#8217;Aquila Calcio avranno l&#8217;onore di ospitare i ragazzi della Stella Rossa di Belgrado. Il programma dei 4 giorni di manifestazione e&#8217; molto intenso. Il 16 marzo alle ore 16 il Torneo sarà presentato nel Centro Perseo di Rieti. <a href='http://nuevo.agarthasystems.com/23548634/'>لعبة قمار بوكر</a> </p>
<p>Nel giorno successivo inizieranno le gare che sono illustrate nella locandina. Non solo calcio ma anche iniziative collaterali per far conoscere ai giovani calciatori le città ospitanti. Il 23 marzo, infatti, durante la mattinata i ragazzi saranno accompagnati in visita guidata a Rieti, Terni, L&#8217;Aquila ed Amatrice. La serata del 24 marzo sarà invece dedicata alla beneficenza e si terrà al Park Hotel di Rieti. Il 25 Marzo semifinali, finale Coppa Fair Play e finale primo e secondo posto. Per L&#8217;Aquila Calcio 1927 che ringrazia gli organizzatori del prestigioso Torneo per la fiducia accordata, si tratterà di una bellissima esperienza che permetterà al nostro settore giovanile di confrontarsi con realtà blasonate. <a href='https://sistemas.chefproducent.com/xcgmpfnk3fb/'>لعبة روليت مجاني</a>  Per tutte le informazioni si potrà consultare il sito del torneo: www.scopignocuprieti.com</p>
<p><strong>LE GARE CHE SI DISPUTERANNO A L&#8217;AQUILA</strong></p>
<p>22 Marzo ore 15.30<br />
<strong>L&#8217;AQUILA CALCIO &#8211; PESCARA CALCIO (Stadio Fattori)</strong></p>
<p>23 Marzo ore 15.30<br />
<strong>L&#8217;AQUILA CALCIO &#8211; STELLA ROSSA (Stadio Fattori)</strong></p>
<p>24 Marzo ore 15.30<br />
<strong>STELLA ROSSA &#8211; PESCARA CALCIO (Stadio Fattori)</strong></p>
<h3>La Storia della Scopigno Cup</h3>
<p>Negli anni la manifestazione ha visto la partecipazione delle migliori squadre professioniste a livello di settore giovanile, tra le quali A.F.C Ajax (Olanda), Real Madrid (Spagna), F.C. Barcellona (Spagna), F.C. Juventus, F.C. Internazionale, S.S. Lazio, A.S. Roma, A.C. Milan, A.C. Parma, F.C. Zurigo (Svizzera), Steaua Bucarest (Romania), Atletico Madrid (Spagna), U.C. Sampdoria, Atalanta Calcio, F.C. Bayern Monaco (Germania), A.S. Monaco (Principato di Monaco), Cagliari Calcio, A.C. Torino, U.S.A., SS Napoli, AC Fiorentina, U.S.A. (Stati Uniti), Sparta Praga (Repubblica Ceca).<br />
E&#8217; inoltre stata onorata dalla presenza di numerosi personaggi famosi del mondo dello sport, tra i quali <strong>Marcello Lippi, Claudio Ranieri, Giovanni Trapattoni, Bruno Conti, Communardo Niccolai, Vincenzo D&#8217;Amico, Giancarlo Oddi, Riccardo Ferri, Lorenzo Marronaro, Stefano Di Chiara, Ioan Marjaru (Romania), Corradini, Roberto Mancini, Gianfranco Matteoli, Bruno Giordano, Roberto Rambaudi, Luciano Spalletti, Eusebio Di Francesco, Stefano Colantuno, Zdenek Zeman, Delio Rossi, Leo Acori.</strong></p>
<p>Numerosi anche i notissimi calciatori che vi hanno partecipato e che attualmente militano in squadre professionistiche, tra i quali <strong>Fernando Torres, Gerad Piquè, Daniele De Rossi, Alberto Aquilani, Rafael Van Der Vaart, Jhonny Heitinga, Nigel De Jong, Rolando Bianchi, Gaetano D&#8217;Agostino, Marc Crosas, Marco Amelia, Claudio Marchisio, Simone Pepe, Paolo De Ceglie, Michele Paolucci, Cesare Bovo, Daniel Parejo </strong>a testimonianza dell&#8217;interesse che tale torneo riveste nell&#8217;ambito del panorama calcistico europeo e mondiale.</p>
<h3>Chi era Manlio Scopigno</h3>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Scopigno" target="_blank" rel="noopener">Manlio Scopigno</a></strong></span> nasce casualmente in provincia di Udine, a Paulara, il 20 novembre del 1925. Ben presto, però, la famiglia, il padre lavorava nel corpo della Guardia Forestale, si trasferisce a Rieti e nel capoluogo laziale Manlio si formerà come uomo e come sportivo. Alla cittadina laziale Manlio rimarrà sempre legato. Rieti sarà sempre un punto di riferimento durante gli spostamenti che la vita sportiva gli impone. Una sorta di rifugio e del resto non gli si può proprio dare torto: anche San Francesco decise di soggiornare lungamente da queste parti. A Rieti, soprattutto, Manlio incontra la donna della sua vita: Angela. A Rieti, negli anni dei suoi successi calcistici, si rifugia per riabbracciare il fratrello Loris (figura altrettanto importante dello sport reatino, ex calciatore e dirigente del C.O.N.I) e ritrovare i vecchi amici.</p>
<p>Il giovane Scopigno studia e gioca con profitto in entrambi i campi. Calcisticamente parlando si forma nel <strong>Rieti</strong>, allora militante in serie C. E&#8217; un terzino dall&#8217;incedere elegante, non è un ringhioso cagnaccio da guardia come la maggior parte dei difensori di quegli anni. Il piede del giovane è morbido, quando si muove non calpesta l&#8217;erba, l&#8217;accarezza, la sua falcata taglia l&#8217;aria e quando stacca di testa sembra leggero come un ballerino. Ad alcuni ricorda il leggendario Maroso, eroe del grande Torino. Sono anni duri, anni di guerra. Finito il conflitto, Manlio è diventato un uomo e il Rieti ha cambiato nome in Vaccarezza Rieti e milita in serie B. Dopo un paio di stagioni, il suo nome finisce sul taccuino di squadre più importanti come la <strong>Salernitana</strong>.</p>
<p>In Campania disputa tre brillanti stagioni, così buone da essere notato dall&#8217;occhio esperto dell&#8217;ex campione del mondo <strong>Monzeglio</strong>, che lo fa acquistare dal <strong>Napoli</strong>. Sembra la svolta della sua carriera. La sfortuna, però, è in agguato: un terribile incidente pone fine alla sua avventura di giocatore. Manlio si trova davanti ad un bivio: continuare gli studi universitari o provare a vivere di calcio. Il pallone ha la meglio. All&#8217;inizio qualche panchina nelle serie minori, poi la svolta. Conosce <strong>Lerici</strong>, allenatore del <strong>Lanerossi Vicenza</strong>, ad un corso allenatori. I due diventano amici e Lerici gli chiede di andare in Veneto per fargli da secondo. Manlio accetta con entusiasmo, sarà la sua fortuna. Dopo qualche stagione Lerici viene esonerato e consiglia ai dirigenti di riporre la loro fiducia nell&#8217;amico. La fiducia sarà ben riposta: i biancorossi diventeranno la regina delle provinciali. Tanti bei campionati col lancio di ragazzi interessanti (Savoini, Campana, Vastola) e il recupero di vecchi campioni (Vinicio su tutti). Per Manlio si aprono le porte del <strong>Bologna</strong>. Sarà una stagione sfortunata, finita con un esonero. <a href='https://golflady.jp/49351641/'>كازينو دوت كوم</a>  Poco male, lo chiama il <strong>Cagliari</strong>. In Sardegna Scopigno costruisce il capolavoro della sua carriera: continua il lavoro del suo predecessore Silvestri e conduce il Cagliari, nel giro di pochi anni, allo storico scudetto del 1970. Parliamo del Cagliari di <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/il-pallone-dopo/1969-gigi-riva" target="_blank" rel="noopener">Gigi Riva</a></strong></span>, <strong>Cera</strong>, <strong>Greatti, Albertosi, Niccolai, Nenè </strong>e<strong> Domenghini</strong>, una delle squadre più belle che la storia del nostro calcio possa ricordare. Dopo i trionfi di Cagliari verranno anni bui: la <strong>Roma</strong>, il ritorno a Vicenza e la malattia. Manlio ci lascia troppo presto, il 25 settembre 1993.</p>
<br /><a href="https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/scopigno-cup-torneo-giovani-promesse-rieti">Leggi su Sportreview.com</a><br /><br />]]>
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			<title>Iturbe è il Calciobidone 2015</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 09:12:59 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2016/01/iturbe-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Con il 23% dei voti, l&#8217;argentino ex Roma si è aggiudicato il premio del giocatore flop dell&#8217;anno</h2>
<p>Comprato per 22 milioni più bonus, <strong>Juan Manuel Iturbe</strong> è stato il secondo acquisto più oneroso nella storia della società giallorossa dopo Gabriel Omar Batistuta. Dopo le sue incredibili prestazioni al Verona si era scatenata una vera e propria asta sul mercato per il calciatore, inseguito anche dalla Juventus.  Arrivato in giallorosso, Iturbe ha deluso talmente tanto che alla fine è stato ceduto al Bornemouth, in Inghilterra, in prestito con diritto di riscatto per poco più di un milione di euro: un passivo senza precedenti. Il secondo posto è per <strong>Hernanes</strong>, acquisto più costoso dell’era Thoir all’Inter e poi ceduto alla Juventus, in cui non ha ancora trovato un&#8217;utilità tattica. Sul gradino più basso del podio c&#8217;è un altro romanista: <strong>Seidou Doumbia</strong>.</p>
<h3>Ecco la classifica finale &#8220;Calciobidone 2015&#8221; (da calciobidoni.it)</h3>
<p>1) Iturbe (Roma)</p>
<p>2) Hernanes (Inter/Juventus)</p>
<p>3) Doumbia (Roma)</p>
<p>4) Cole (Roma)</p>
<p>5) Podolski (Inter)</p>
<p>6) M&#8217;Vila (Inter)</p>
<p>7) Saviola (Verona)</p>
<p>9) Armero (Milan)</p>
<p>8) Rafael (Napoli)</p>
<p>10) Almeida (Cesena)</p>
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			<title>Chi ha vinto il Pallone d&#8217;Oro e quando?</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 11 Jan 2016 10:20:42 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2016/01/pallone-doro-696x385.jpg" /> <br /> <p>E&#8217; tutto pronto per la cerimonia di consegna del <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/pallone-doro" target="_blank" rel="noopener">Pallone d&#8217;Oro</a></strong></span> 2015. In pole position ci sono Cristiano Ronaldo, Neymar e Messi. <a href='https://sarowarjahan.com/2dfrse40q/'>ماهي لعبة الروليت</a>  In attesa della proclamazione&#8230;</p>
<p><script src="//cdn.playbuzz.com/widget/feed.js" type="text/javascript"></script></p>
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			<title>Bayern Leverkusen-Barcellona, l&#8217;infografica</title>
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			<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 09:35:01 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/bayen-leverkusen-barcellona-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Ecco tutti i dati relativi ai precedenti incontri di Champions League di Bayern Leverkusen-Barcellona</h2>
<p>Vuoi utilizzare questa infografica sul tuo sito? Inserisci il link a <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it" target="_blank" rel="noopener">www.sportreview.it</a></strong></span>.<br />
Dati forniti da <strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.soccerdataweb.it" target="_blank" rel="noopener">www.soccerdataweb.it</a></span></strong><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #333333;">.</span></span> Clicca sull&#8217;immagine per ingrandire. <a href='http://www.light-and-shadow.at/56786595/'>جاك بوت</a> </p>
<p><a href="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12513" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica.jpg" alt="BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica" width="960" height="2497" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica-115x300.jpg 115w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica-768x1998.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica-394x1024.jpg 394w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica-696x1810.jpg 696w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/BAYER-LEVERKUSEN_BARCELLONA_infografica-161x420.jpg 161w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
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			<title>Nasce Reset Academy</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 09:09:17 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/11/reset-academy-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Nasce a Roma il progetto Reset Academy rivolto al calcio giovanile</h2>
<p>E’ stato presentato presso il centro sportivo <strong>La Borghesiana</strong> di Roma, il nuovo progetto Reset Academy, rivolto al mondo del calcio giovanile con lo scopo di creare, rinnovare e perfezionare le dinamiche tecniche, umane e sociali dello sport. L’iniziativa nasce dalla volontà della società Reset Group di promuovere nuovi riferimenti e modelli a cui ispirarsi nell’ambito della crescita sportiva e calcistica. <a href='http://maderplast.com.gt/ql80x1kmr9/'>ربح المال عن طريق اللعب</a>  All’evento hanno preso parte, tra le tante personalità del mondo del calcio, anche il presidente del Coni, <strong>Giovanni Malagò</strong>, quello del Comitato Paralimpico, <strong>Luca Pancalli</strong> e l’ex commissario tecnico campione del mondo, <strong>Marcello Lippi</strong>, in qualità di presidente onorario.</p>
<p>Il principale autore del progetto è <strong>Davide Lippi</strong>, figlio dell’ex ct e procuratore sportivo, che ha voluto sottolineare come sia nata l’idea: <em>“Anche io ho sentito l’esigenza, non solo di ricevere ma anche di dare qualcosa allo sport. Ecco perchè quest’idea di questa accademia, tutti insieme uniti cercando di crescere e trasmettere i nostri valori. <a href='https://allincacao.pe/ydowhq8/'>قوانين البوكر</a>  Perché la Borghesiana? L&#8217;unica finale di Champions che mio padre ha vinto, l&#8217;aveva preparata qui! <a href='https://alfajracademy.com/e94g8qn/'>كازينو عبر الانترنت</a> ”</em>. Nel progetto Reset Academy si inserisce anchequello degli <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="http://www.asdtotalsport.com/" target="_blank" rel="noopener">Insuperabili</a></strong></span>, una scuola calcio tutta dedicata ai calciatori disabili.</p>
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			<title>La Champions League americana</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 08:28:19 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/09/copa-libertadores-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Un torneo sul modello europeo con squadre provenienti dal Canada all&#8217;Argentina. Ogni club pagherà 5 milioni di dollari per partecipare <strong><span class="goog-text-highlight"> con la possibilità di vincerne 30</span></strong>. Stati Uniti e Brasile avrebbero il maggior numero di squadre partecipanti</h2>
<p>L&#8217;idea è in circolazione da tempo. Alcuni importanti dirigenti del continente hanno cominciato a confermare pubblicamente che il progetto è ora in fase di definizione. Sognare una Champions League americana è dunque possibile. Un gruppo di imprenditori del settore comunicazione con collegamenti in importanti club di calcio, ha progettato questo nuovo campionato che vedrebbe <strong>la partecipazione delle migliori squadre del continente dal Canada all&#8217;Argentina</strong>.</p>
<p>Il principale promotore di questo evento è Ricardo Silva, presidente e fondatore della società MP &amp; Silva, leader mondiale nella distribuzione di diritti televisivi con un fatturato annuo di oltre 600 milioni di euro e 20 sedi in tutto il mondo. <strong>Silva è anche socio di Paolo Maldini</strong> insieme al quale è proprietario del Miami FC, club di MLS negli Stati Uniti.</p>
<p>Nell&#8217;<strong>Americas Champions League</strong> ogni club pagherà 5 milioni di dollari per l&#8217;iscrizione al torneo e il vincitore ne riceverà 30. La competizione, secondo quanto riferito, prevede 10 posti per il calcio argentino, 16 per il Brasile e MLS, 8 per il Messico, 3 alla Colombia, 2 per il Cile e l&#8217;Uruguay e uno per il Paraguay. Nel turno preliminare parteciperanno anche 2 squadre di Ecuador, Perù, Bolivia, Costa Rica e Unión Caribeña de Fútbol e uno del Guatemala.</p>
<p><em>&#8220;Questo torneo sarà come la UEFA Champions League, ma per le squadre di tutto il Nord America, America Centrale e Sud America&#8221;</em>, ha dichiarato Silva alla stampa messicana. Anche <strong>Eduardo Ache</strong>, presidente del club Nacional di Montevideo (Uruguay), si è espresso favorevole alla creazione di questo torneo sul modello europeo a patto che l&#8217;iniziativa non soppianti la più ben nota e storica Coppa Libertadores.</p>
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			<title>Gaetano Scirea, il gentleman del calcio italiano</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/gaetano-scirea-gentleman-calcio</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 13:09:21 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/09/gaetano-scirea-juventus-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Gaetano Scirea intervistato da un giovane Darwin Pastorin</h2>
<p>Il 3 settembre del 1989, a Babsk in Polonia, moriva a soli 36 anni in un incidente stradale <strong>Gaetano Scirea</strong>. La scomparsa dell&#8217;ex capitano bianconero fu un grave lutto per la Juventus e per tutto il mondo del calcio. Il difensore juventino era <strong>un’icona per tutto lo sport nazionale</strong>, stimato e amato da tifosi bianconeri e avversari. In questa intervista del 1989 con il giovane giornalista <strong>Darwin Pastorin</strong>, Scirea parla dei suoi 14 anni in bianconero, del suo esordio, il suo gol più bello e i suoi compagni. Terminata la carriera di calciatore aveva da poco accettato l&#8217;incarico di allenatore in seconda alla Juventus al fianco di <strong>Dino Zoff</strong>.</p>
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			<title>Memphis Depay, il lato rap di David Beckham</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/memphis-depay-il-lato-rap-di-david-beckham</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 08:19:52 +0000</pubDate>
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			<description>
				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/08/depay-696x385.jpg" /> <br /> <h2><b>Il classe ’94 del Manchester United subito protagonista con la casacca dei Red Devils. Tanta bravura, carattere e una storia tutta da raccontare quella di Depay</b></h2>
<p>Ci sono ragazzi che, per far parte del calcio che conta, superano avversità e difficoltà. Le loro storie sono toccanti, emozionanti che fanno riflettere tutti, specialmente gli addetti ai lavori. Carlos Bacca, Rio Antonio Mavuba sono solo alcuni esempi di calciatori, bravi a lottare pur di coronare il sogno di giocare con una pallone tra i piedi. La storia di Memphis Depay è una di quelle da raccontare tutta d’un fiato, vuoi per le sue origini, per il suo carattere e per le squadre nella quale ha militato.</p>
<p><em><strong>Moordrecht e la scelta del padre</strong></em></p>
<p>Depay nasce il 13 febbraio del 1994 a Moordrecht, cittadina dell’Olanda del Sud famosa per aver insignito della carica di pastore Petrus Augustus de Génestet, poeta e teologo dei Paesi Bassi. Conosce pochissimo il padre perché, quest’ultimo, originario del Ghana, un bel giorno, senza nessun scrupolo, sbatte la porta di casa dicendo addio all’ormai ex moglie e a suo figlio. <a href='http://unisoccer.in/95448183/'>بلاك جاك</a>  Un episodio che segna moltissimo il piccolo Memphis, di soli 4 anni, che ha un’infanzia difficile trascorsa nella maggior parte del tempo con i suoi nonni materni. Nel 2000, così, quando di solito i ragazzi si godono la giovinezza, il futuro calciatore inizia a militare nelle giovanili del Moordrecht, squadra con la quale si mette in mostra. Il talento c’è, ma il carattere è difficile da decifrare proprio per i suoi primi anni di vita difficili dovuti ai problemi di famiglia. Passa, così, allo Sparta Rotterdam, ma l’esperienza si conclude dopo pochi anni per alcuni grattacapi con Mike Snoei e Wiljan Vloet, i due tecnici che sedevano sulla panchina della compagine<b> </b>di Rotterdam. Le porte del calcio “dei grandi”, così, sembrano chiudersi per il giovane calciatore dai piedi buoni, anche se un bel giorno il destino va a suo favore grazie all’intuizione di una bandiera <i>orange</i> come Philippe Cocu.</p>
<p><em><strong>PSV, gol e rap</strong></em></p>
<p>Il club biancorosso e l’ allenatore saranno fondamentali per la crescita di Depay, ragazzo prodigio ma non ancora capito a fondo. Il PSV, così, lo fa giocare stabilmente con le formazioni giovanili, usando il metodo “bastone e carota” che non fa mai male soprattutto ai talenti di una certa età. In tutte le squadre del vivaio della società di Eindhoven, il classe ’94 è sempre sopra le righe con giocate da urlo prodotte con un ruolo ben definito: l’ala sinistra. In quella fetta di campo, l’elemento dalla pelle scura e dai capelli corti fa vedere di che pasta è fatto, ubriacando gli avversari della sua età con dribbling e gol sensazionali. Tutte caratteristiche che lo fanno notare da Fred Rutten, allora mister dei biancorossi, che lo fa debuttare in una gara di campionato contro il VVSB. Una sfida semplice e marchiata, guarda caso, dal gol di Depay, alla sua prima presenza ufficiale in prima squadra. <a href='https://www.itugarden.com.br/32269642/'>العاب على الهاتف المحمول</a>  Da quel momento in poi inizia l’ascesa per il numero 22 del PSV anche grazie all’avvento di Philippe Cocu sulla panchina dei “Boeren”, suo primo estimatore già dal lontano 2006. Con il nuovo tecnico, il calciatore nativo dell’Olanda del Sud gioca titolare la maggior parte dei match eliminando, di fatto, la scritta Depay sulla maglia. Il cognome del padre, che lo aveva abbandonato da piccolo, è una ferita aperta che evoca brutti ricordi, dunque meglio sostituirlo con il suo nome da battesimo: Memphis. Anche con questo cambio di programma, il calciatore adesso 21enne, capta le attenzioni di molti addetti ai lavori e di Louis Van Gaal, CT della Nazionale <i>orange</i> che, in virtù di alcune defezioni, lo convoca per il Mondiale in Brasile. Nella rassegna iridiata, 2 gol per lui e tanti complimenti per un giovane che ama il rap alla follia, tanto da girare un video musicale con i Rotterdam Airlines, noto gruppo olandese.</p>
<p><em><strong>L’occasione chiamata Manchester United</strong></em></p>
<p>La storia recente di Memphis è sotto gli occhi di tutti: il 1° luglio passa al Manchester United per circa 30 milioni di euro. Lo ha voluto fortemente Van Gaal, nuovamente sulla strada del talento che si è fatto conoscere durante l’andata dei preliminari di Champions League. <a href='http://metrowest.thisisframingham.com/cu5wqtj/'>شرح 1xbet</a>  Il Bruges, avversario dei “Red Devils” è finito al tappeto grazie a due reti e un assist confezionato dal nuovo numero 7 dello United. Qualcuno intravede in Memphis già il nuovo Beckham, ma piano con i paragoni. La strada da fare è ancora molto lunga, anche se, come dice il testo di una canzone dei Rotterdam Airlines, “Take Off”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			<title>Mister Mondonico racconta il giovane Vialli</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Thu, 09 Jul 2015 15:33:51 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/07/vialli-cremonese-696x385.jpg" /> <br /> <h2>L&#8217;intervista a Emiliano Mondonico, ex giocatore e allenatore di Cremonese, Atalanta, Torino, Napoli e Fiorentina</h2>
<p>Nel giorno del 51° compleanno di <strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/chelsea-di-gianluca-vialli" target="_blank">Gianluca Vialli</a></span></strong>, il suo allenatore ai tempi della Cremonese, Emiliano Mondonico, racconta l&#8217;esperienza con il giovane calciatore: <em>&#8220;Vialli è stato il primo giocatore che mi fece capire che ne capivo di calcio&#8221;</em>. Intervista inedita.</p>
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			<title>Italia-Olanda 2000, il giorno dei giorni di Francesco Toldo</title>
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			<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 16:53:25 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/toldo2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Il portiere veneto 15 anni fa trova il suo momento per entrare nella storia: da solo Toldo porta gli Azzurri alla finalissima degli Europei, ma&#8230;</h2>
<p>È una storia che ha sfiorato la leggenda quella di Francesco Toldo, ricordato per il suo interista più che per il suo periodo a Firenze (dove gioca 5 stagioni da titolare vincendo anche due Coppa Italia) nonostante fosse ancora un viola a tutti gli effetti quando arrivò la fatidica estate del 2000: Peruzzi rifiuta la convocazione di Dino Zoff per gli Europei di Belgio e Olanda, Buffon si infortuna proprio alla vigilia (accadde contemporaneamente anche a Vieri, da qui il lancio di un altro protagonista inatteso come Del Vecchio) ed ecco allora la ribalta. Che bisogna conquistarsela, cogliendo gli eventi:<strong> il grande appuntamento con la storia è proprio in semifinale contro i padroni di casa</strong>. La sequenza: <strong>rigore parato a Frank De Boer</strong> (il difensore) in partita,<strong> ipnotizzato anche Kluivert che ha paura della sua stazza</strong> (197 centimetri, giocatore più alto della Serie A per due stagioni insidiato soltanto dal collega dell&#8217;Udinese Luca Turci) e prende il palo, poi una serie di <strong>miracoli su tiri da posizione ravvicinata</strong>, uscite in presa a ripetizione, unica scialuppa di una squadra rimasta presto in dieci per le ingenuità di un Zambrotta ancora immaturo su Zenden. Infine, ovviamente, ancora i rigori. Ancora <strong>De Boer parato, Stam in curva e parata definitiva sul carneade Bosvelt</strong>. Solo la finalissima negherà dunque a Toldo il mito, anche lui che da ragazzino ci provò da mediano e da centravanti come Gigi Buffon. La finalissima del guizzo Wiltord imparabile con il naso rotto, dei gol non gol di Del Piero, di Trezeguet se si fa conoscere dal mondo.</p>
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			<title>Torino &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
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			<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 12:59:45 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/TORO-696x385.jpg" /> <br /> <h3>Il top 2015: Kamil Glik</h3>
<p>Con 5 gol nei 3 anni precedenti, Kamil Glik aveva regalato al suo Toro un contributo più che normale, logico ed accettabile. Non è mica da questi particolari che si giudica un centrale di difesa, canterebbe Francesco De Gregori se fosse nato più a nord. E invece no, <strong>il polacco ha stupito tutti e ha operato la più incredibile rivoluzione che i casa granata si potesse concepire</strong>. Nostalgia di Ciro Immobile, il capocannoniere del campionato 2013-14. Nessun sentimentalismo. A garantire gli exploit in area avversaria ci pensa lui, il capitano, con una sequenza di reti, tra l’altro non di rado belle pesanti. Il totale recita ben 8 centri, giusto 3 in meno del vero erede del bomber emigrato in Germania, Fabio Quagliarella. E il marchio è sempre più o meno lo stesso, una vera e propria specialità che nel calcio contemporaneo, che pretende un terzo dei gol realizzati da palla inattiva, significa essere laureati in un master di primissimo livello. <strong>Dove c’è un corner spunta lui e vallo a tenere</strong>. Colpisce a Cagliari; si ripete con il Palermo; segna addirittura una doppietta al Genoa, capovolgendo il verdetto da sconfitta a vittoria (e segnando anche da calcio di punizione di Farnerud con un tocco al volo); prosegue la serie delle vittime eccellenti svettando di testa con superba elevazione contro il Milan; va a deviare sull’angolino opposto in Torino-Napoli 1-0 ed è un gesto che vale 3 punti; fa vivere palpitanti minuti finali al pubblico dell’Olimpico andando a segnare contro lo Zenit e riaprendo una possibile qualificazione che viene solo sfiorata; infine, va a colpire di destro a Bergamo. Non una sola rete è inutile, pleonastica, ininfluente ai fini del risultato. <strong>Glik è Mr.Wolf che risolve i problemi e vengono in mente un bel po’ di squadre di rango che potrebbero pensare a lui</strong> per rimettere a posto il reparto arretrato e garantirsi in avanti un contributo che ben pochi in Europa possono regalare. Un gran brutto cliente per chiunque, chiedete qualcosa a Icardi che è uno che fa il furbo con tutti e riesce a segnare anche nelle domeniche problematiche, con Kamil non ha toccato palla. In più è un trascinatore senza eguali. <strong>Unico dubbio per il 2016: quanto lo condizionerà il pensiero dell’Europeo con la sua nazionale</strong>. Un tema che potrebbe panche essere declinato più che positivamente, regalandogli ulteriori motivazioni e partite conseguentemente all’altezza. Tanto lui sul gioco aereo è abituato, non soffre di vertigine.</p>
<h3>Il flop 2015: Nikola Maksimovic</h3>
<p>Pare che Giampiero Ventura lo tenga in gran conto, del resto se c’è un mister che sa come far crescere i giovani è proprio lui e <strong>Maksimovic ha certamente davanti a sé un brillante avvenire</strong>. Del resto, 50 presenze in 2 campionati non sono poche e dicono che tanta fiducia non è di facciata, ma rappresenta un dato reale sul quale si può edificare qualcosa d’importante. Non tutti i tifosi granata, però, sono d’accordo su tanta stima, un po’ come la minoranza dem nei confronti di Matteo Renzi. Per carità – dicono – la stoffa c’è. Ma si vedono anche i buchi e non è detto che da quel tessuto possa uscire la coperta difensiva di cui la squadra abbisogna. <strong>A confortare ci sono le prove internazionali</strong>, da quella a Copenaghen al vigore messo in evidenza a Bilbao. E’ in Italia che ha lasciato a desiderare, soprattutto negli incontri casalinghi con la Fiorentina e la Lazio, dove ha patito eccessivamente i movimenti di Babacar e Keita. La peggiore gara a Genova, sul finire di campionato, errori in serie da matita blu, come si diceva un tempo.</p>
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			<title>Sampdoria &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 08:44:51 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/samp2-696x385.jpg" /> <br /> <h3>Il top 2015: Eder</h3>
<p>Ah, beata eccezione. L’esclamazione vale per <strong>Eder e per la decisione di Antonio Conte di chiamarlo in Nazionale</strong>, infischiandosene delle polemiche sugli oriundi e venendone premiato immediatamente in Bulgaria da un gol bello, importante e coerente con il <a href="https://www.sportreview.it/il-punto-di-vista/eder-lascesa-delluomo-giusto-per-conte" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;"><strong>percorso tecnico di Eder</strong></span>.</a> In un’Italia dove il Ct spesso è costretto a convocazioni disperate, necessariamente poco connesse con quanto visto in campionato, la scelta dell’italo-brasiliano è stata invece il giusto premio a una crescita palpabile e misurabile. Non con i gol, visto che nel 2014 il sampdoriano (alla sua terza stagione e mezza in blucerchiato) aveva segnato qualche unità in più. E’ <strong>l’incidenza nelle partite che è decisamente aumentata</strong>, forse anche perché <strong>Mihajlovic gli ha regalato maggiore responsabilità</strong>, ancor più facendone l’anello di collegamento tra la fase imperniata su Gabbiadini a quella con Eto’o. Molte le partite davvero ben giocate dal neo azzurro. Che ha fornito un po’ di sensazioni molto definite e spendibili per chiunque lo vorrà utilizzare (non è detto che Ferrero non si faccia incantare da qualche sirena estiva). <a href='http://www.jaweb.us/?p=16175818/'>استراتيجية بينجو</a>  La prima: <strong>Eder possiede la capacità per risolvere dal nulla le situazioni da solo e di farlo in momenti non propriamente propizi</strong>. La prova si è avuta alla decima giornata in Sampdoria-Fiorentina, quando ha buttato a mare una lunga astinenza dal gol con un’azione di 70 metri, nella quale è passato in mezzo a tre attoniti difensori viola prima di confezionare una rete capolavoro. La seconda: <strong>spesso è stato l’uomo in più della squadra</strong>. Per come sa ergersi a trascinatore portando su la manovra e per come sa smarcarsi, offrendo sbocchi per i compagni. La terza: <strong>grazie a Mihajlovic ha arricchito il suo bagaglio tecnico</strong>. Lo ha dimostrato con il gol su punizione che ha sorpreso Handanovic a Marassi: impensabile che non ci fosse in quella prodezza un po’ della didattica del nuovo allenatore milanista.</p>
<h3>Il flop 2015: Vasco Regini</h3>
<p>Il sospetto è che finirà per essere ricordato come <strong>una delle promesse che non ha mantenuto le aspettative</strong>. O, se volete un’altra narrazione, un giocatore mai compiutamente sbocciato. L’anno scorso aveva chiuso la sua prima vera stagione da protagonista in serie A con una collezione di figurine da ricordare. <a href='https://ourlibertyandfreedom.org/83396776/'>لعبة البلاك جاك</a>  Destro, Mbaye, Palacio, Bergessio e Biabiany erano stati gli attaccanti che lo avevano messo in difficoltà maggiormente, anche se era piaciuta una certa predisposizione all’incursione offensiva con relativa giusta assistenza per i compagni goleador. <a href='https://usaultratri.com/q1sir5sjlec/'>لعبة سباق خيول حقيقية</a>  <strong>In questa stagione lo si è visto spingere meno del solito</strong> e – soprattutto – partire con il piede sbagliato, beccandosi un rosso già alla prima giornata a Palermo. La massima sofferenza, ai confini dell’atroce, si è materializzata con Felipe Anderson alla diciassettesima giornata, con un assist gol dalla sua fascia e una rete nello spazio di due minuti. <strong>Un incubo tale che non ci sarebbe da stupirsi se il buon Vasco passasse l’estate a tifare per una cessione all’estero</strong> da parte di Lotito del suo campione brasiliano: certi incontri bastano una sola volta nella vita, non è il caso di ripeterli.</p>
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			<title>Atalanta &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
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			<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 12:18:19 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/atalanta-696x385.jpg" /> <br /> <h3>Il top 2015: <span style="line-height: 1.5;">Marco Sportiello</span></h3>
<p>W il coraggio. Che si potrebbe anche declinare con <strong>W l’Atalanta, praticamente un sinonimo per come lancia giovani alla ribalta, sostenendoli fino in fondo</strong>. La questione del portiere è una delle più belle storie di questa stagione e lo è a maggior ragione perché il 2014-15 non è stato esattamente una passeggiata per i nerazzurri, più in difficoltà di quel che si potesse pensare alla vigilia del campionato. Una delle incognite poteva proprio essere il salto da Consigli, protagonista di un grande torneo lo scorso anno, a <strong>Marco Sportiello titolare</strong>. Per carità, nelle sue tre apparizioni nel grande calcio aveva fornito buone prestazioni, ma da qui a pensare che fossero di assoluta garanzia ce ne correva. <a href='https://dashxo.store/exuhu4sqwae/'>ربح مال حقيقي</a>  E invece la risposta è stata quasi perfetta, tanto da meritarsi il <strong>titolo di atalantino dell’anno dall’Eco di Bergamo</strong> che ha fatto votare i supporters della Dea. E noi non possiamo che essere d’accordo. Solo in una gara, in casa con il Torino, le sue incertezze sono collocabili alla voce punti in perdita. <a href='https://sprecher.robertmartin.de/coh7rtjh36/'>لعبة قمار اون لاين</a>  Molte di più, invece, le parate che possono essere contabilizzate come punti decisivi per la salvezza. Un rapido e approssimativo calcolo dice che l<strong>’Atalanta grazie a Sportiello ha vinto a Cagliari</strong> (prestazione di grande sicurezza); <strong>ha evitato la sconfitta in casa con il Napoli</strong> (e non solo per il rigore parato a Higuain. Ancora più decisivo è il salvataggio sul tiro di Mertens); <strong>ha portato a casa lo 0-0 dall’Olimpico di Torino</strong> (impedendo allo svedese Jansson la soddisfazione del suo primo gol in Italia); ha infilato una dietro l’altra almeno cinque declinazioni dell’arte del parare in Roma-Atalanta 1-1. Lo hanno <strong>accostato al Liverpool</strong>, anche se lui è il primo a non crederci. Ma anche se fosse, nessun problema: a Bergamo sanno che “morto” un portiere, se ne fa un altro.</p>
<h3>Il flop 2015: Yohan Benalouane</h3>
<p>E dire che nell’estate del Triplete nerazzurro, qualche tifoso juventino si era ritrovato a leggere tra gli acquisti della rinascita il <strong>possibile arrivo in bianconero di Yohan Benalouane</strong>, all’epoca ventitreenne difensore del St.Etienne. Da allora le belle speranze sono via via sfiorite, tra Cesene e Parma, fino ad approdare a Bergamo nel gennaio del 2014. Quest’anno, giusto per essere prosaici e non girare troppo attorno, <strong>sembrava che il suo gol al Cesena fosse l’indizio per un rendimento almeno sufficiente</strong>. E invece no. Le scene brutte non sono state poche. Il podio è determinato da tre momenti che traducono bene la sua incertezza, o se volete quello scarto che c’è tra la faccia cattiva che fa e gli effetti che produce. L’ordine in senso cronologico è così composto. Primo: <strong>lo sciagurato rigore causato su Matri in Genoa-Atalanta</strong>. Secondo: <strong>la crisi di nervi con relativa espulsione in Atalanta-Inter</strong>. Terzo e ultimo: <strong>il gol fattogli da Pellissier</strong> sfuggitogli da battuta d’angolo e il rigore per intervento da Meggiorini graziatogli dall’arbitro. Ce n’è abbastanza perché Reja pensi molto sotto l’ombrellone se è il caso di rinnovare la fiducia al mancato juventino del passato. <a href='https://krieltje.nl/77xv673/'>betrally</a> </p>
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			<title>Cesena &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/cesena-top-flop-2015</link>
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			<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 07:41:26 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/cesena2015-696x385.jpg" /> <br /> <h3>Il top 2015: Gregoire Defrel</h3>
<p>La serie A l’aveva assaggiata a 19 anni con la maglia del Parma, presso le cui formazioni giovanili era cresciuto. Ma 9 minuti più recupero non sono esattamente un patrimonio che fa curriculum. Oggi, con il Cesena retrocesso in B, <strong>il ragazzo francese è l’unico tra i romagnoli ad avere la certezza che non scenderà di categoria</strong>. Merito di una stagione importante, dopo le tre trascorse tra C1 e serie B. In quelle esperienze aveva collezionato 10 reti, non proprio quel che si dice il biglietto di presentazione di un attaccante. Se quest’anno ha segnato 9 gol (molti dei quali di qualità notevolissima) è perché Defrel è cresciuto in personalità. <strong>Grégoire ha finalmente capito i giusti movimenti di un trequartista che possiede scatto ed estro per via naturale</strong>, doti da far esplodere compiutamente con una crescita di concretezza regalatagli anche da quelle gare di enorme fatica vissute da punta più o meno isolata da un dialogo produttivo con i compagni. <strong>Da incorniciare la gara a Bergamo nel girone d’andata</strong> (una doppietta che non è bastata a salvare la panchina di Bisoli), strepitoso nel 2-1 contro la Lazio a Cesena, non solo per il tiro di sinistro spedito all’incrocio dei pali, ma per l’insieme del repertorio che ha fatto scrivere di piccolo fenomeno. La lista degli estimatori è lunga ed era già abbastanza nutrita nella sessione di gennaio. Chissà se c’è qualcuno tra gli operatori di mercato che sta pensando seriamente a cosa sarebbe potuta essere la stagione della sua squadra con un Defrel in più da utilizzare da gennaio a maggio… (anche perché ha confezionato 4 assist decisivo, la sua ulteriore qualità)</p>
<h3>Il flop 2015: Emmanuel Cascione</h3>
<p><strong>In una vita precedente ha anche indossato l’azzurro delle Nazionali giovanili</strong>. Se adesso Emmanuel Cascione si merita il titolo un po’ ingeneroso di flop del Cesena naufragato in serie B non è per particolari colpe o perché le pagelle dicono – come dicono – che le gravi insufficienze raccolte in stagione sono troppe. No,<strong> la vera ragione è che il centrocampista a Cesena era rinato la scorsa stagione</strong> – 6 gol a Cesena, proprio come nell’anno della promozione a Pescara –<strong> e proprio con gli abruzzesi era apparso inadeguato in serie A</strong>, nonostante qualche lampo (su tutti, un missile terra-aria che aveva sorpreso Storari allo Juventus Stadium).  Che le cose non andassero per il verso giusto lo si è capito abbastanza in fretta, con il rigore calciato sulla traversa contro il Genoa, peraltro in una gara dal risultato già compromessa. Ma la verità si annida proprio nei dettagli. I giudizi generali invece parlano di abulia costante, di inadeguatezza in partite già di suo problematiche per l’incerta fase difensiva del Cesena, di giornate incolori vissute da rassegnato. <strong>Perla negativa è l’incomprensione con Leali e il retropassaggio con tanto di autogol nel derby regionale con il Parma</strong>, una gara vinta dove solo lui ha fatto una figura non proprio degna. No, non è proprio cosa la serie A per Cascione.</p>
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			<title>Milan &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/milan-top-flop-2015</link>
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			<pubDate>Wed, 10 Jun 2015 08:49:14 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/milan-696x385.jpg" /> <br /> <h3><strong>Il top 2015: Diego Lopez</strong></h3>
<p>Nel pochissimo di buono che è stata la stagione del Milan, <strong>Diego Lopez è l’uomo che se l’è cavata</strong>. Anzi, tenendo conto che tutto sommato già l’anno prima il migliore tra i rossoneri era stato il portiere Christian Abbiati,<strong> l’idea di sostituire l’anziano e veterano estremo difensore non si è rivelata sbagliata</strong>. Lo spagnolo si è ben comportato, nonostante il clamoroso infortunio alla seconda giornata quando a Parma ha dato vita a una scena tragicomica sul retropassaggio di De Sciglio, uno degli autogol più da Gialappa’s mai visati nel nuovo millennio. Tante, però, le buone prestazioni. <strong>Tra i suoi top c’è il rigore parato a Candreva nella gara d’esordio e quello a Higuain nel girone di ritorno</strong>; i tanti interventi risolutivi che hanno limitato a 2 gol il passivo in casa con il Palermo; le ottime risposte a Guarin e Kuzmanovic nel derby d’andata; la reattività pazzesca dimostrata nello 0-0 con la Roma, riproposta nella settimana successiva a Torino, quando ha tolto dall’incrocio dei pali una bomba di Farnerud. La domanda delle domande è: è più felice lui in qualità di unico salvo nel naufragio del Milan o l’ex compagno madridista Iker Casillas che viene considerato uno dei principali responsabili della brutta stagione madridista? <a href='https://sospets.com.mx/25273489/'>العب واربح المال الحقيقي</a>  Forse solo Carlo Ancelotti, che li ha avuti entrambi, può rispondere…</p>
<h3><strong>Il flop 2015: Mattia De Sciglio</strong></h3>
<p>La sequenza di infortuni che ha avuto non ha certo favorito una crescita ragionevolmente costante per un ragazzo che ha bruciato le tappe e a soli 22 anni ha ancora tantissime possibilità di rifarsi. <strong>Solo due anni fa si sprecavano i paragoni con <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/interviste-mai-viste/paolo-maldini-ultimo-grande-capitano" target="_blank" rel="noopener">Paolo Maldini</a></span></strong>, inevitabili per chiunque finisca per occupare la fascia sinistra con la maglia del Milan, possieda stile nella corsa e personalità tecnica, oltre alla faccia da bravo ragazzo. E in quel campionato, dove già leggevano i primi segni del declino del club, De Sciglio aveva messo sotto un brutto cliente come Asamoah, era riuscito a confezionare assist in zona avanzata ed apparso inarrestabile sul piano del ritmo impresso alla sue avanzate. <strong>Quest’anno è sembrato la copia</strong> (non è neanche il caso di dire brutta, lo era già abbastanza) <strong>del tremebondo giocatore visto al Mondiale il giorno dell’eliminazione con l’Uruguay</strong>. Perdonabile sull’autogol a Parma – di cui abbiamo già definito il responsabile – ha una sequenza di brutte prestazioni, a maggior ragione per una squadra che ha bisogno di lui. <a href='https://www.velik.com.br/novo/48751551/'>العاب قمار</a>  <strong>I picchi negativi vengono raggiunti in Milan-Fiorentina 1-1</strong> quando è lui con un errore in fase di rilancio a dare il via al gol del pareggio viola e i 50 secondi da record (non per modo di dire) che trascorrono dal fischio d’inizio al fallo da rigore con relativa espulsione a Napoli (un’altra se l’è presa con il Toro). Mattia ha perduto sicurezza. Ed è ormai da troppo tempo che vive in questa zona di pesante ombra. <a href='https://inoveseu.site/sites/prioritize/61527949/'>العاب تجني منها المال</a> </p>
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			<title>Bosman, l&#8217;uomo che rivoluzionò il mondo del calcio</title>
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			<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 15:30:07 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/Bosman-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Bosman: &#8220;La mia vita da incubo vent&#8217;anni dopo&#8221;</h2>
<p>15 dicembre 1995: una data che <strong>Jean-Marc Bosman</strong> non dimenticherà mai. Quel giorno infatti l&#8217;ex giocatore belga scrisse la storia. <a href='https://yamaha.com.np/ew8dkaw/'>العب بوكر</a>  La Corte di giustizia europea si espresse in suo favore e contro la Federazione belga in una sentenza che rivoluzionò il mondo del calcio. <a href='https://www.nassarelectronics.com/en/qrgczh8tepj/'>موقع روليت</a>  Nel 1990 Bosman, all&#8217;epoca giocatore in scadenza di contratto con FC Liegi, voleva firmare per i francesi del Dunkerque. <a href='https://adental.com.co/wp/41484458/'>العاب للربح من الانترنت</a>  Le regole dell&#8217;epoca non permettevano però a un giocatore di andarsene nemmeno contratto scaduto, così fu creata la cosiddetta <strong>legge Bosman</strong>.</p>
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			<title>Blatter vs Resto del mondo e l&#8217;Italia sorride</title>
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			<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 14:23:19 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/blatter-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Le frasi celebri del numero uno del calcio mondiale Joseph Blatter, dimessosi dopo lo scandalo FIFA: 17 anni di presidenza tra affari poco chiari, scelte discutibili, contraddizioni e gaffe</h2>
<p>Scoperchiato il vaso di Pandora con lo scandalo che ha travolto i vertici della FIFA, il numero uno Joseph Blatter alla fine si è dimesso prendendosi comunque l&#8217;ultima soddisfazione della riconferma a presidente. Oggi l&#8217;inchiesta dell&#8217;FBI sta facendo emergere particolari inquietanti sul governo del calcio mondiale, composto da 209 federazioni nazionali: un’organizzazione più grande delle Nazioni Unite. Il fallo di mano di Henry è solo l&#8217;ultimo degli episodi che verranno portati allo scoperto. Il plenipotenziario svizzero del calcio mondiale (17 anni sulla poltrona della FIFA) è diventato celebre però anche per le gaffe e le prese di posizione a discredito del calcio tricolore. <strong>Gli italiani non hanno mai dimenticato le sue dichiarazioni al vetriolo</strong>, sempre poi ritrattate per evitare incidenti diplomatici. Da Blatter nemico dell&#8217;Italia a Blatter antagonista del mondo del calcio.</p>
<p><strong>Commento su Italia-Australia 2006</strong></p>
<p><em>“L&#8217;Italia al Mondiale non meritava di accedere ai quarti di finale, perché il rigore concesso agli azzurri nella gara con l&#8217;Australia è stato un errore dell&#8217;arbitro. Gli arbitri non erano al meglio. L&#8217;Australia avrebbe dovuto logicamente passare ai quarti di finale al posto dell&#8217;Italia perché andando ai tempi supplementari giocavano 11 contro 10&#8243;. </em>Quel 26 giugno gli azzurri rimasero in dieci gli ultimi 40&#8242; per l&#8217;espulsione con rosso diretto di Materazzi.<em> &#8220;Sono d&#8217;accordo con i tifosi australiani e mi devo scusare con loro&#8221;</em>, disse Blatter. <em>&#8220;Ho detto alla commissione arbitrale dopo i mondiali che erano stati fatti dei progressi rispetto alla coppa precedente, ma non sufficienti. Comunque a partire dalle semifinali sono andati meglio&#8221;</em>. Si riferiva a Italia-Corea del 2002? L&#8217;Italia comunque non avrebbe meritato la finale, a parere di Blatter.</p>
<p><strong>Premiazione finale Italia-Francia 2006 &#8211; Prima versione (2006)</strong></p>
<p>Blatter, probabilmente seccato dal risultato a sfavore della Francia, non si fece vedere alla premiazione, delegando il presidente dell’UEFA Johansson a consegnare il trofeo agli azzurri. <em>&#8220;Ero convinto che trattandosi di una finale tutta europea l&#8217;onore spettasse al mio vicepresidente e presidente dell&#8217;Uefa, Lennart Johansson. La decisione l&#8217;avevo presa in precedenza, dopo i quarti di finale, quando è stato chiaro che il titolo sarebbe comunque andato a una squadra del Vecchio continente. Mi sembrava un giusto omaggio al calcio europeo. Così ho proposto che a presentare il trofeo fosse il presidente della nazione organizzatrice, Horst Kohler, mentre a consegnarlo al vincitore ci avrebbe pensato Johansson e a dare le medaglie Michel Platini. Sono rimasto stupito nel leggere delle polemiche scoppiate in Italia: onestamente non capisco quale sia il problema&#8221;. </em>Italiani soliti complottisti.</p>
<p><strong>Premiazione finale Italia-Francia 2006 &#8211; Seconda versione (2010)</strong></p>
<p><em>“Non ho premiato l&#8217;Italia per evitare alla squadra campione del mondo, alle oltre 70 mila persone presenti allo stadio e alla tv internazionali di assistere a uno scandalo”</em>. Temeva cioè di ricevere una valanga di fischi come nella partita inaugurale. <em>“Ancora oggi, se io vado in un stadio in Germania, ricevo un&#8217;accoglienza simile ad andare all&#8217;inferno. Questo perché all&#8217;epoca si è detto che io ero in favore dell&#8217;organizzazione del mondiale in Sudafrica e la Germania ha ottenuto i Mondiali per un solo voto”.</em></p>
<p><strong>Inaugurazione Mondiali Sudafrica 2010</strong></p>
<p>Scoppia il caso FIFA-Italia prima del debutto azzurro contro il Paraguay. Tutto nasce dalla festa a Soweto, sobborgo di Johannesburg, evento premondiale con il Waka Waka di Shakira e altre star internazionali della musica. Al termine del concerto, il francese Patrick Vieira consegnò la coppa del mondo nelle mani del presidente del comitato organizzatore Danny Jordaan e del segretario generale della FIFA, Jerome Valcke. Blatter in questo caso non fece dichiarazioni ma i vertici dell&#8217;organizzazione, interpellati sul perché non fosse stato un italiano vincitore del precedente Mondiale a consegnare quella coppa, dichiararono con un comunicato: <em>&#8220;In merito al concerto dello stadio degli Orlando la Fifa aveva invitato membri della delegazione italiana dei Mondiali 2006. In seguito la Federazione italiana ha fatto sapere che i membri invitati erano impossibilitati a presenziare e la Fifa ha pienamente compreso la situazione&#8221;</em>. La Federcalcio smentì tutto dichiarando di non aver mai ricevuto alcun invito formale.</p>
<p><strong>Assegnazione dei Mondiali 2006 alla Germania (2012) </strong></p>
<p>A rileggere alcune dichiarazioni del colonnello svizzero della FIFA, diventa sempre più chiara l&#8217;inchiesta dell&#8217;FBI e viene da chiedersi come mai si sia aspettato tutto questo tempo. A luglio 2012 Blatter dichiarò che la Germania pagò per l&#8217;assegnazione del campionato mondiale di calcio nel 2006. <em>“Mondiali comprati? Mi ricordo l&#8217;assegnazione per il 2006, quando all&#8217;ultimo momento qualcuno lasciò la sala, così invece di una votazione 10 a 10 si ebbe un 10 a 9 in favore della Germania&#8221;. </em>Gli domandarono poi se presumeva che i tedeschi avevano comprato l&#8217;assegnazione del mondiale vinto poi dall&#8217;Italia. Il presidente della Fifa rispose così:<em> &#8220;No, non presumo nulla, io constato&#8221;. </em>Autogol clamoroso.</p>
<p><strong>Mondiali Brasile 2014 paragonati a Italia 90</strong></p>
<p>Prima del Mondiale del 2014, Blatter attaccò l&#8217;organizzazione brasiliana per i ritardi sulla preparazione dell&#8217;evento. Poi da ottimista dichiarò: <em>&#8220;Il Mondiale in Brasile sarà il migliore di sempre&#8221;</em>. Non perse comunque l&#8217;occasione per bastonare l&#8217;Italia: <em>“In passato ci sono stati tornei, ad esempio in Italia nel &#8217;90, dove il giorno prima abbiamo dovuto seminare i campi e gli stadi non erano pronti. Ma qui sono sicuro che entro marzo tutti gli stadi saranno pronti&#8221;. </em>Un augurio che evidentemente non portò alcuna fortuna.</p>
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			<title>Roma, Napoli, Milan e Inter: quando il ritorno non serve</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/roma-napoli-milan-inter-seriea-2015</link>
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			<pubDate>Thu, 04 Jun 2015 09:37:57 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/pallainrete-696x385.jpg" /> <br /> <h2>I giudizi sulla seconda parte del campionato di Serie A 2015</h2>
<p>A leggere la classifica nelle sue zone più evidenti sembrerebbe che il girone di ritorno sia servito a poco. La <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio-oggi/juventus-campione-d-inverno-ventottesima-volta" target="_blank" rel="noopener">Juve campione d’inverno</a></strong></span> non solo ha mantenuto e approfondito il divario con la concorrenza, passando da +5 a + 17 sulla Roma, ma ha confermato la regola dei suoi ultimi 4 campionati. <strong>Ogni volta, con Conte prima e con Allegri poi, il titolo virtuale del giro di boa è stato confermato nel verdetto finale</strong>, rischiando solo una volta di vederlo sfuggire: il primo anno e la sfida era proprio di Allegri e Conte. Non solo: le 3 retrocedende annunciate – Cagliari, Cesena e Parma – hanno confermato quanto di brutto avevano mostrato nella prima parte, anche se la classifica più corta prometteva una lotta diversa fino alla fine, invece Verona, Atalanta, Empoli e Chievo non hanno avuto eccessivi problemi a uscire dal pantano della zona retrocessione.</p>
<p>Comunque, come sempre accade, qualche rimescolamento di gerarchia tra gennaio e maggio si è verificato. Si sono definite così alcune situazioni che non sarà facile cancellare dalla mente dei tifosi coinvolti:</p>
<p><strong>1) La lentezza della Roma.</strong> D’accordo, il secondo posto è arrivato come l’anno scorso, impreziosito dalla vittoria decisiva nel derby alla penultima giornata. E pure il distacco sui campioni d’Italia è esattamente identico. Ma un dato inquietante si staglia come un’ombra minacciosa su Garcia:<strong> la Roma del ritorno ha fatto solo 29 punti a fronte dei 41 dell’andata</strong>. Se avesse mantenuto la stessa andatura sarebbe arrivata a insidiare la Juve fino all’ultimo, mentre già la settimana dopo lo scontro diretto – giocato alla sesta di ritorno – il distacco era già da doppia cifra e perciò incolmabile.</p>
<p><strong>2) La frenata del Napoli e della Sampdoria.</strong> Erano appaiate al terzo posto dopo 19 giornate e la grande Europa era per i primi il minimo che si dovesse raggiungere, mentre per i secondi rappresentava il grande sogno declamato a voce rauca da patron Ferrero. <strong>Il rigore al vento di Higuain e il rallentamento complessivo dei blucerchiati</strong> ha portato le due formazioni accomunate nel mancato obiettivo, dopo che a gennaio (un caso?) Gabbiadini era passato da Mihajlovic a Benitez. <a href='https://trankee.com.co/14964792/'>روليت مباشر</a> </p>
<p><strong>3) Lo sprint della Lazio.</strong> 31 punti all’andata, 38 al ritorno. Si spiega così, con la marcia in più, il preliminare della Champions raggiunto da una squadra che probabilmente non l’aveva preventivato neanche quando d’estate si fanno le ipotesi più ottimistiche. <a href='http://sedh-drjaidev.com/j1yavwh1n/'>طريقة الربح في لعبة الروليت</a>  <strong>Decisivi gli 8 successi di fila</strong>. All’inizio della sequenza, la Lazio non era neanche in Europa League. <a href='http://bridginglearning.psyed.edu.es/11567241/'>تنزيل العاب اون لاين</a> </p>
<p><strong>4) La monotonia di Inter e Milan.</strong> E’ ciò che colpisce di più. Andata e ritorno senza acuti, chiudono entrambe le fasi fuori da una posizione consona al rango (lo stesso discorso si può fare anche sull’organico? E se fossero semplicemente rose mal costruite, che molto di più non possono dare?). E se <strong>per Inzaghi la seconda parte del campionato è stata davvero un calvario</strong>, colpisce come la banda <strong>Mancini abbia avuto passaggi a vuoto quand’era possibile l’avvicinamento concreto</strong> almeno al quinto posto: lo 0-0 casalingo con il Chievo e la sconfitta a San Siro contro una Juve ormai in vacanza segnalano un’incapacità a stare sul pezzo nel momento in cui era maggiormente necessario.</p>
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			<title>Le sette finali di Champions League della Juventus</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/sette-finali-di-champions-league-della-juventus</link>
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			<pubDate>Mon, 01 Jun 2015 08:51:44 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/finali-champions-juve-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Sette finali di Champions League della Juventus disputate e cinque perse. Ma una regola forse c&#8217;è ed è di buon auspicio per la gara di Berlino: i bianconeri da favoriti sono più inclini alla sconfitta</h2>
<p>Il rapporto tra la Vecchia Signora e la coppa dalle grandi orecchie non è certo dei più idilliaci. Snoccioliamo subito i numeri: la Juventus ha disputato <strong>sette finali di Coppa Campioni/Champions League vincendone soltanto due</strong>. Un neo nella gloriosa storia e nel ricco palmares dei bianconeri che ha portato addirittura i suoi tifosi a considerare stregata e maledetta, non solo per le sconfitte, questa Coppa e in generale le prestazioni europee. Non vi è gara internazionale in cui un errore in attacco, una distrazione in difesa, un palo colpito, un gol rocambolesco subìto, non facciano balzare in mente ai tanti sostenitori bianconeri quel senso quasi di fatalismo, di déjà vu e di destino ineluttabile e capriccioso che impedisce alla propria squadra così vincente in patria di avere quella vocazione internazionale che invece il Milan, per rimanere in Italia, sembra sposare alla perfezione.</p>
<p><strong style="line-height: 1.5;"><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439"></b><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1570">BELGRADO 1973</b> &#8211; Il 30 maggio del 1973 si consuma la prima debacle</strong><span style="line-height: 1.5;">, a Belgrado, contro <strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank">l&#8217;</a></span></strong></span><strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank">Ajax<span style="line-height: 1.5;"> di </span>Cruijff</a></span></strong><span style="line-height: 1.5;"> e Rep. È un Ajax fortissimo quello che la Juventus di Vicpálek deve affrontare. Non solo l&#8217;Ajax più forte della sua storia, ma una delle squadre più vincenti e imbattibili della storia del calcio. Reduci da due successi consecutivi, nel 1971 contro il Panathinaikos e nel 1972 contro l&#8217;Inter, gli olandesi sono nettamente favoriti. </span><strong style="line-height: 1.5;">La partita si sblocca al quarto minuto con un colpo di testa di Rep</strong><span style="line-height: 1.5;">. I bianconeri non riescono ad entrare mai nel match: il gioco moderno dell&#8217;Ajax (all&#8217;epoca loro parlavano già di tattica del furigioco e di pressing) è troppo superiore a quello degli avversari. La sconfitta seppur di misura è netta.</span></p>
<p><strong>ATENE 1983 &#8211; Passano esattamente dieci anni e la Juventus si trova a rigiocare una finale.</strong> Questa volta ad affrontarla c&#8217;è l&#8217;<strong>Amburgo</strong> di Kaltz, Hrubesch e Magath. Una squadra che forse è stata sottovalutata, non solo dai bianconeri ma anche dai giornali dell&#8217;epoca. Decisamente più forte di quanto ci si aspettasse, anche se certamente non all&#8217;altezza di quella Juventus. Sei campioni del mondo, che proprio contro alcuni giocatori dell&#8217;Amburgo un anno prima avevano alzato la Coppa a Madrid, Bettega (che al mondiale spagnolo non aveva preso parte per un infortunio), Michel Platini e Zibì Boniek. <strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.retrofootball.it/maglie-storiche/maglie-storiche-clubs/clubs-italiani/juventus-1984-85.html" target="_blank">Una squadra stratosferica</a></span>, che aveva raggiunto la finale sbarazzandosi con una certa facilità di tutti gli avversari</strong>. Insomma sembrava tutto dalla parte dei bianconeri favoriti alla vigilia. Ma una serata storta di Platini e compagni, un errore arbitrale per un fallo da rigore sul francese nel secondo tempo e soprattutto, il gol di Magath con un tiro da fuori area all&#8217;ottavo del primo tempo, decretano la seconda sconfitta in finale per i bianconeri. Forse una delle più brucianti.</p>
<p><strong>BRUXELLES 1985</strong> &#8211; La Juventus si riprende e dopo avere vinto una Coppa delle Coppe nel 1984, si ripresenta in <strong>finale a Bruxelles contro il Liverpool</strong>. I bianconeri vincono per 1 a 0 con un rigore trasformato da <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/i-calciatori-piu-forti-del-mondo-classifica-top-10" target="_blank">Michel Platini</a></strong></span>, ma quella serata verrà ricordata per sempre per la morte di 39 sostenitori bianconeri aggrediti dalla furia selvaggia degli hooligans inglesi nel fatiscente impianto dell&#8217;<strong>Heysel</strong>. Altro da aggiungere di carattere sportivo su questa partita non c&#8217;è.</p>
<p><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">ROMA 1996 &#8211; </b>Arriviamo così agli anni novanta, la Coppa dei Campioni ha cambiato nome diventando Champions League. Fasi a gironi, più squadre, insomma più difficile e più mediatica di prima. Nel 1996, trascinata da Marcello Lippi che aveva vinto lo scudetto nella stagione precedente e da <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/chelsea-di-gianluca-vialli" target="_blank">Gianluca Vialli</a></strong></span>, che ha anch&#8217;egli un conto aperto con la Coppa avendola persa quattro anni prima con la sua Sampdoria a Wembley contro il Barcellona, <strong>la Juventus ai calci di rigore riesce ad avere la meglio sull&#8217;Ajax</strong> di Van Gaal. Ravanelli e Litmanen firmano l&#8217;1 a 1 con cui si concludono i 120 minuti. Peruzzi dal dischetto para due conclusioni. Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic non falliscono dal dischetto. Roma, teatro della finale, si tinge di bianconero.</p>
<p><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">MONACO 1997 &#8211; </b>La Juventus con qualche nuovo innesto ma sempre guidata da Marcello Lippi domina in Europa per tre anni, raggiungendo altre due finali. <strong>La prima</strong> <strong>persa contro il Borussia Dortmund </strong>nel 1997<strong>: </strong>una sconfitta per 3 a 1 che brucia quanto quella contro l&#8217;Amburgo tanto era superiore la squadra italiana rispetto a quella tedesca.</p>
<p><strong><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">AMSTERDAM 1998 &#8211; </b></strong>La seconda finale dopo quella di Monaco è nel<strong> 1998 contro il Real Madrid con un gol di Mijatovic</strong> in evidente fuorigioco.</p>
<p><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">MANCHESTER 2003 &#8211; </b>Fra sconfitte e tragedie <strong>la Champions assume sempre più i contorni di una maledizione</strong>. Non fa eccezione la <strong>finale del 2003: un derby italiano contro il Milan</strong>. I rossoneri in campionato sono stati nettamente battuti dalla Juventus che si laurea campione d&#8217;Italia ed è pronta a coronare, ancora una volta partendo da favorita, una splendida stagione con la vittoria della Coppa. Altra serata storta. Bianconeri stanchi e con problemi di formazione si arrendono ai rigori contro il Milan allenato da Carlo Ancelotti.</p>
<p>A volere trovare una regola in questa storia possiamo dire che a parte la prima del 1973 contro l&#8217;Ajax in tutte le altre <strong>occasioni in cui la Juventus ha raggiunto la finale ha vinto quelle in cui partiva sfavorita</strong>.</p>
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			<title>Napoli-Lazio 2-4 &#124; La follia di Benitez</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/napoli-lazio-2-4-la-follia-di-benitez</link>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/napoli-lazio-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Higuain sbaglia dal dischetto e condanna il Napoli. Il rigore avrebbe dovuto tirarlo Albiol&#8230;</h2>
<p>E’ sempre riduttivo leggere un intero campionato e in questo caso, addirittura la stagione successiva, ipotecata in maniera pesante, da un singolo episodio. Non si perde mai un obiettivo per un solo momento ed è giusto analizzare quanto raccolto lungo le 38 giornate, dove di possibilità per trovare un altro senso ce ne sono state diverse. Ma <strong>la fotografia del 2015 del Napoli è certamente tutta nell’errore dal dischetto di Higuain</strong> <strong>che avrebbe determinato il sorpasso sulla Lazio e l’accesso alla Champions League</strong>. Un calcio rifilato al vento, che ha gettato indietro una squadra che voleva riagguantare la stessa posizione dell’anno prima nonostante 15 punti in meno registrati (peraltro gli stessi di Juventus e Roma: le prime hanno tutte significativamente molto rallentato).</p>
<p><strong>E invece il Pipita ha tradito, proprio lui che più ha patito l’eliminazione ai preliminari da parte dell’Athletic Bilbao</strong> e che on due reti (splendida la seconda) aveva recuperato una gara che nella prima frazione aveva visto il Napoli finire sotto scacco.  La domanda letteraria – questo rimane quando tutto un anno finisce in un solo secondo – è se ci fossero altre soluzioni. <a href='https://tasquforce.co.uk/?p=cp8wfzyqz/'>استراتيجية روليت</a>  <strong>Se il film del campionato poteva contenere un’altra scena risolutiva e portare al lieto fine per il pubblico del San Paolo</strong>. Che forse se lo sentiva quando l’argentino è andato al dischetto. Perché il feeling tra gli azzurri e gli 11 metri non è mai sbocciato in questa stagione. C’è voluto giusto il suicidio della Juve a Doha per far sorridere con i calci di rigore. E se in quella circostanza Higuain aveva fatto il suo dovere (vincendo sul filo di lana la sfida con Tevez, colpevole di un errore), non erano mancati gli sbagli, a partire dal primo di Jorginho (il primo a presentarsi), per proseguire con Mertens e Callejon, che però non facevano parte della cinquina di partenza.</p>
<p>I sospetti del tifo, le ansie, le paure, erano tutte interne a ciò che avevano visto lungo questo disgraziato anno. <a href='https://treehouseconsultancy.org/test1/?p=99318998/'>طريقة المراهنات في كرة القدم</a>  Prima di ieri, <strong>Gonzalo si era fatto parare le conclusioni in casa con il Chievo</strong> (gara persa e tiro sullo 0-0) <strong>e a Bergamo con l’Atalanta</strong>, oltre a quello ininfluente <strong>con il Milan al San Paolo</strong>, il cui ricordo era stato offuscato dal successivo tris rifilato alla banda Inzaghi. Errori pesantissimi, costati punti, proprio quelli mancanti per evitare di arrivare all’ultima giornata a giocarsi tutto in uno spareggio. Mertens, che aveva provato a sostituirlo, non aveva fatto meglio: traversa con l’Udinese in Coppa Italia. Fuori in Turchia con il Trabzonspor in Europa League, a fronte di una realizzazione in campionato col Parma.</p>
<p>Insomma, uomini sicuri non ce n’erano, <strong>lo stesso Insigne sette giorni prima si era fatto ipnotizzare da Buffon</strong>. Resta perciò, nella lista delle varie ed eventuali con le quali vivere di rimpianti quest’estate, il ricorso all’elenco dei rigoristi di Doha che in quella circostanza Benitez ritenne affidabili e che non tradirono, nonostante l’emozione della posta in palio e la fatica dei 120 minuti supplementari. Ghoulam non poteva presentarsi al tiro perché espulso poco prima. Inler era stato sostituito da Gabbiadini a inizio ripresa. <a href='https://solucionesenlaweb.net/wtjv5syx52o/'>العاب كسب المال</a>  <strong>C’era solo uno “buono” ed era Albiol</strong>. Ma poteva mai il tecnico ordinare che toccasse a lui, dopo i disastri assortiti commessi dal difensore Eppure, chissà, con questa follia Benitez avrebbe fatto l’ultimo regalo alla gente i Napoli.</p>
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			<title>Platini contro Blatter: &#8220;Ora basta, se ne vada&#8221;</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Thu, 28 May 2015 15:41:06 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/platini-696x385.jpg" /> <br /> <h2 style="text-align: left;">Scandalo Fifa: anche Michel Platini si scaglia contro Blatter alla riunione UEFA a Zurigo</h2>
<p>Dura presa di posizione del presidente Uefa Michel Platini:<em> &#8220;Blatter si dimetta, siamo disgustati da questa Fifa&#8221;</em>. Anche Tavecchio contro Blatter: <em>&#8220;Siamo per l&#8217;unitarietà delle Federazioni europee espressa da Platini&#8221;</em>.</p>
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			<title>Quando Inzaghi chiamava Ancelotti</title>
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			<pubDate>Thu, 28 May 2015 12:38:56 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/inzaghi_ancelotti_ansa-696x385.jpg" /> <br /> <p><b><a href="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/corriere1.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" class=" size-medium wp-image-9859 alignleft" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/corriere1-202x300.jpg" alt="corriere1" width="202" height="300" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/corriere1-202x300.jpg 202w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/corriere1-283x420.jpg 283w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/corriere1.jpg 490w" sizes="(max-width: 202px) 100vw, 202px" /></a>Mattina del 28 maggio 2014, Bar del corso</b></p>
<p><b>(Cappuccino rivelatorio)</b></p>
<p align="JUSTIFY">Il telefono non cambia la vita. Anzi, magari non porta neanche troppo bene. <a href='https://dashxo.store/kkefhgfwi6a/'>مواقع ربح المال</a>  O forse l’appuntamento è solo rimandato nel tempo, visto che <strong>Inzaghi ha appena iniziato la carriera da allenatore</strong> e a sentir lui non smetterà certo con la chiusura dell’esperienza milanista. Un anno fa, di questi tempi, Superpippo scambiava qualche parola (un’ora, esattamente, il tempo del colloquio) col mister appena laureatosi campione d’Europa con il Real Madrid. <a href='https://clientesnapratica.com.br/43586246/'>تعلم بوكر</a>  Due che si intendevano bene, Inzaghi e Ancelotti, con due Champions League vinte insieme nel 2003 e nel 2007. Sembra passato un secolo. Non da quelle date, no. Dall’anno scorso, un tempo felice per entrambi. <strong>Oggi, se tutto va bene, Carletto sostituirà Pippo</strong>. Altrimenti, si prevede una stagione di riposo per entrambi. Da culto il titolo in basso: Elkann che vuole una Juve modello Atletico Madrid ma che poi non perda la finale di Coppa. <a href='https://amsaa-consulting.com/27774989/'>موقع ويليام هيل</a>  Si vedrà il 6 giugno quanto i bianconeri abbiano seguito la strada indicata dal proprietario…</p>
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			<title>Quando l&#8217;inchiostro supera la realtà</title>
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			<pubDate>Tue, 26 May 2015 08:58:04 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/barsport2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Calciomercato, valzer di panchine, trasferimenti improbabili e illusioni estemporanee. Il calcio vissuto al bar sfogliando il giornale</h2>
<p><a href="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-9773 size-medium" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta2-219x300.jpg" alt="gazzetta2" width="219" height="300" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta2-219x300.jpg 219w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta2-307x420.jpg 307w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta2.jpg 499w" sizes="(max-width: 219px) 100vw, 219px" /></a><strong>Pomeriggio del </strong><strong>27 MAGGIO 2008, Bar Su Nuraghe </strong></p>
<p><strong>(Birretta illusoria)</strong></p>
<p><strong>Illusioni juventine dell’estate nella quale Claudio Ranieri e la squadra devono preparare il ritorno in Champions League dopo la risalita dalla B</strong>. A centrocampo c’è da acquisire uno spessore europeo e si fanno due nomi nelle prime battute del mercato. Il primo è quello di Xabi Alonso, che verrà bocciato dal tecnico perché troppo lento – e quindi poco di “garanzia” – in relazione all’esborso economico che si deve fare. Il secondo è Alberto Aquilani, che in bianconero approderà, ma solo per un anno e durante la gestione Del Neri. Il prescelto sarà il danese Christian Poulsen e i risultati non saranno all’altezza. Degna di culto, però, è <strong>l’immagine “impossibile” di Cassano alla Juve</strong>. Un po’ perché a lui non piace una società che – a sentire le sue parole – vuole giocatori “soldatini”. E molto perché quell’espressione così intensa, di grande fatica, non è proprio tipica del suo repertorio mimico.</p>
<p><a href="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9774 size-medium alignleft" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta3-210x300.jpg" alt="gazzetta3" width="210" height="300" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta3-210x300.jpg 210w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta3-294x420.jpg 294w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta3.jpg 476w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a></p>
<p><strong>Mattina del 26 MAGGIO 2011, Bar del Peso  </strong></p>
<p><strong>(Caffè ragionato)</strong></p>
<p><strong>In casa Juve inizia l’era Conte</strong>. Che si ritrova un Andrea Pirlo scelto dalla dirigenza bianconera molto prima della nomina del tecnico leccese. Perciò sui giornali si fa la gara a prevedere quale sarà l’acquisto determinato dal nuovo allenatore. <strong>Ribery o Bale vengono accreditati come i più probabili dal Corriere dello Sport</strong>, del resto sarebbero funzionali al suo 4-2-4 offensivo. Ovviamente, sono nomi impossibili per le casse del club, tanto è vero che la stagione inizierà collocando sugli esterni, di volta in volta, Pepe, Giaccherini o Krasic (sì, c’era ancora lui ed era pure titolare nella partenza della stagione del primo scudetto). Quanto agli altri sogni d’inizio estate, si fanno i nomi di Walcott, Nani e Johnson (i primi due sarebbero stati poi esplicitamente citati da Conte stesso in un conferenza per dire che lui non aveva ali di quel calibro). In più, <strong>Aguero e Tevez</strong>: ed essere riuscito a vincere senza l’Apache, arrivato “solo” due estati dopo, suona a totale merito del lavoro dell’attuale Ct della Nazionale.</p>
<p><a href="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta11.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-9780 size-medium alignleft" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta11-210x300.jpg" alt="gazzetta1" width="210" height="300" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta11-210x300.jpg 210w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta11-294x420.jpg 294w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/gazzetta11.jpg 476w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a><strong>Sera del 25 MAGGIO 2013, </strong><strong>Bar Costarica</strong></p>
<p><strong>(Spritz sorridente)</strong></p>
<p>Sembra un secolo, invece è solo due anni fa. <strong>Mazzarri diventa il nuovo allenatore dell’Inter</strong>, forte di quanto combinato a Napoli. Il contratto è biennale, ma non si è dovuto aspettare la scadenza per esonerarlo e costringerlo anzitempo allo scomodo sofà di casa. <strong>Moratti garantisce che non venderà la società e sappiamo come è andata a finire</strong>. Il primo acquisto della nuova Inter doveva essere Isla ed è meglio che sia stato così, vedendo come il cileno si sia perduto per strada. Del resto, anche John Elkann voleva fortemente Jovetic e c’è da chiedersi se nella Juve di Conte prima e di Allegri poi il montenegrino si sarebbe riuscito a ritagliare uno spazio.</p>
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