E’ passato alla storia come la Saeta Rubia (la freccia bionda). Alfredo Di Stefano è stata una delle leggende del calcio mondiale

Ancora oggi, a oltre 50 anni di distanza dalle sue prodezze, è vivace il dibattito circa la sua grandezza. Probabilmente, se solo fosse riuscito a disputare una fase finale del campionato del Mondo, il nome del fuoriclasse argentino avrebbe avuto maggiore legittimità e forza nel dibattito su chi sia stato il giocatore simbolo del ‘900, inserendosi fra Pelè e Maradona. Nato a Buenos Aires nel 1926 Alfredo Distefano, nell’immediato dopoguerra, si segnala come uno degli elementi più rappresentativi del River Plate, leggendaria squadra della capitale soprannominata La Máquina per la perfezione del suo gioco.

Dopo un’esperienza nel Millionarios di Bogotà, in Colombia, la Saeta Rubia trova in Europa estimatori profondi: è il Real Madrid ad aggiudicarsi le sue prestazioni. Nel sodalizio con les Merengues, durato undici anni prima della stagione del ritiro con l’Espanyol, ci guadagnano entrambi, lui e il club, costruendo una leggendaria saga di ben 5 vittorie consecutive in Coppa dei Campioni. In tutte le finali Alfredo Di Stefano offre il suo contributo di gol: inizia nel 1956 firmandone uno ai danni dei francesi dello Stade de Reims. L’anno successivo l’argentino va in gol su rigore davanti al pubblico amico, vittima è la Fiorentina. Il Pallone d’Oro del 1957 (davanti all’inglese Billy Wright) premia una stagione fantastica ma non è punto di arrivo, semmai è solo il passaggio verso nuovi traguardi: nel 1958 Alfredo Di Stefano conferma in Coppa dei Campioni le sue note caratteristiche a suon di gol. Non di rado, unico giocatore al mondo a comportarsi così, le sue prodezze nascono nella propria area. Il madridista è infatti un giocatore capace di andare a difendere e poi, con un repentino cambio di fronte, finire per concludere a rete nella parte opposta del campo. Anche la finale del 1958 lo vede andare in gol: questa volta è il Milan a conscerne il valore. Va notato come in questa edizione della più importante manifestazione europea per club, Alfredo Di Stefano si laurei capocannoniere con 10 reti tra le quali memorabili sono la quaterna rifilata al Siviglia e la tripletta nella semifinale contro il Vasas di Budapest.

Nel 1959 l’argentino si guadagna il secondo Pallone d’Oro in carriera, superando il francese Raymond Kopà, e contribuisce con l’ennesimo gol in finale alla conquista della quarta Coppa dei Campioni. Il 2-0 sullo Stade de Reims è quasi una formalità salutata in patria con i festeggiamenti dovuti a uno squadrone ormai leggendario.

L’ultimo trionfo nella Coppa dei Campioni che chiude il ciclo madridista in un monologo senza interruzioni si ha nel 1960. Alla finale il Real Madrid si presenta forte del successo sui rivali del Barcellona al quale ha contribuito il solito, puntuale, Alfredo Di Stefano con una doppietta nel match casalingo. L’incontro per l’assegnazione del trofeo avviene a Glasgow in una cornice di pubblico adatta alla solennità dell’evento: nessun problema per il Real Madrid che batte i tedeschi dell’ Eintracht di Francoforte con il punteggio di 7-3. Fra i giocatori in maglia bianca spicca una sorta di gara interna a chi realizza più gol e la vince Puskas su Di Stefano per una sola lunghezza: 4-3…..ma non finisce qui perchè la leggenda delle Merengues ha ancora bisogno di una piccola ma significativa operazione per potersi dire perfetta: la Coppa Intercontinentale, vinta in quel 1960 con un secco 5-1 sul Peñarol con Alfredo Di Stefano nella parte che più gli è piaciuto interpretare nel corso della carriera, quella del leader!

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