Incalza il dibattito sugli oriundi ma Eder, di origine brasiliana, ha meritato la maglia della Nazionale

Nel dibattito ideologico (tanto per cambiare) sulla questione degli oriundi come Eder, si è finito per dimenticare il punto principale. Che non è legato alla legittimità delle scelte di Antonio Conte. Ma tanta polemica era stata fatta per la convocazione di Camoranesi nel 2003 dai colleghi del ct? E non c’entra neanche molto la scarsità delle risorse italiche a disposizione, come se rivolgerci a giocatori non nati sul nostro suolo fosse una soluzione disperata, l’ultima ciambella di salvataggio prima del naufragio definitivo, componendo così un ritratto quasi disperato della situazione azzurra, che non sarà rosea e non lo è da molto tempo, ma che i mesi di gestione del dopo Prandelli dicono che – non senza fatica – si sta avviando su una strada positiva. Un po’ come per i club nelle coppe: il deserto non c’è più e le ambizioni non sono neanche più nascoste.

La questione vera è: chi è stato convocato merita di entrare nel giro. Ha un percorso virtuoso tale da garantire almeno l’abbozzo di una prima esperienza. Più che Vazquez, molto celebrato, conviene soffermarsi su Eder Citadin Martins, che ha un’immagine molto minore non avendo il talento del palermitano, ma che ha certamente un profilo d’esperienza nel nostro campionato e può offrire tante soluzioni in attacco, come ha sottolineato Marcello Lippi. Resta da capire qual è stato il cammino fatto nel corso degli ultimi anni da Eder per arrivare al premio di una carriera non priva di sinuosità.

Si analizzino bene le ultime stagioni. Due anni fa, fu lui il migliore della Sampdoria nelle classifiche di rendimento. E le sue qualità emersero nitide. Bravo a calarsi subito nel clima partita e anche a risultare decisivo subentrando dalla panchina. Ben disposto alla corsa, provvisto di una generosità nei ripiegamenti che adesso con Mihajlovic si è persino approfondita. Continuo nei movimenti, tanto in lunghezza che in larghezza. Insistente nel cercare la porta nelle giornate di grazia e non estraneo all’esplosione di Icardi al suo fianco.

Tutte caratteristiche che lo scorso campionato si sono un po’ scolorite in coerenza con le difficoltà della squadra. Eder ha attraversato anche tre mesi d’astinenza e le prestazioni hanno alternato 7 in pagella a stroncature nette.

Quest’anno la Sampdoria sogna l’Europa e se Eder continuerà a estrarre colpi nuovi come la punizione che domenica sera ha deciso la gara con l’Inter non sarà impossibile vederlo tra i convocati in pianta stabile di Antonio Conte. Ma oltre ai gol – che pure mancano alla Nazionale – non sarebbe male che qualcuno spendesse un termine abitualmente adatto a definire le sue gare: fumantino. Questa sua capacità ad accendersi può essere una miccia determinante per il ct che vuole giocatori capaci d’imparare i suoi dettami ma non disdegna chi lo sa fare con una propria personalità. Comunque, sarà una bella sfida.

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