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			<title>Monaco-Juventus &#8217;98, super Peruzzi e Juve in finale</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/monaco-juventus-1998-peruzzi-juve-finale</link>
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			<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 09:33:17 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/04/delpiero-monaco-juventus-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Il precedente Monaco-Juventus nella Champions League del 1998</h2>
<p>Arrivare allo Stade Louis II con un 4-1 è ben altra cosa dell’1-0 maturato la scorsa settimana allo Juventus Stadium. Non solo per l’ovvia differenza di punteggio e delle garanzie che questo comporta. <a href='http://website.outreachtrackings.com/hqio6nbt9/'>رهانات المباريات</a>  E’ che segnare 4 gol all’andata, come successe nel <strong>1998,</strong> è un segno di straordinaria forza e competitività. A maggior ragione se nel turno precedente lo stesso punteggio lo si è andato a conquistare sul campo della <strong>Dinamo Kiev</strong> del colonnello <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" title="Lobanovsky: il calcio scientifico del colonnello" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/lobanovsky-calcio-scientifico-colonnello" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lobanovsky</strong></a></span>, un tipo che generalmente non ti permette simili passeggiate in casa sua.</p>
<p>Ma anche quel <strong>Monaco</strong> non è lo stesso di oggi. Anzi, i tifosi monegaschi si augurano che dal bel gruppo di giovanotti odierni (<strong>Martial</strong> su tutti, ma anche quello straordinario cursore di centrocampo che è già <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Geoffrey Kondogbia, the dark side of Paul Pogba" href="https://www.sportreview.it/calcio-oggi/geoffrey-kondogbia-dark-side-of-pogba" target="_blank" rel="noopener">Kondogbia</a></strong></span>) possa nascere qualcuno in grado di riprodurre la carriera di due giovani promesse dell’epoca: <strong>Thierry Henry</strong> e <strong>David Trezeguet</strong>. Due che proprio a Torino trascorreranno avventure totalmente diverse e che anche in quella serata vissero una partita di carattere diverso. <a href='https://testing.berkos.co/77682798/'>الرهان في سباق الخيل</a>  A brillate maggiormente fu la futura stella dell’<strong>Arsenal</strong>, capace anche di segnare un gol. Il bomber che ha invece caratterizzato un’epoca alla <strong>Juventus</strong> non fece abbastanza per farsi notare. E in tutta onestà, anche nel <strong>Mondiale</strong> che si disputò in terra di Francia pochi mesi dopo, né l’uno né l’altro fecero intuire quel che sarebbero diventati.</p>
<p>4-1, dicevamo. Ce n’è quanto basta per trascorrere un mercoledì tranquillo e magari volgere già qualche pensiero alla finale, persa poi con il <strong>Real Madrid</strong>. E invece no, la gara è vivace e non basta neanche la rete in apertura di <strong>Amoruso</strong> per spegnere gli ardori dei ragazzi guidati da <strong>Tigana, </strong>uno che ha giocato tanto e bene in nazionale con <strong>Platini:</strong> gli incroci franco-juventini si sprecano da qualsiasi parte li si guardi. L’1-1 di <strong>Leonard</strong>, il 2-1 di <strong>Henry</strong> e per pareggiare i conti ci vuole una prodezza al volo di <strong>Del Piero</strong> servito da <strong>Torricelli</strong>, roba da incubo tenendo conto della tripletta rifilata all’andata. La rete finale di <strong>Spehar</strong> regala al <strong>Monaco</strong> la soddisfazione del successo. Ma ancor più rimarchevole a favore dei francesi è la considerazione dei tanti <strong>interventi ai confini del miracoloso ad opera di Peruzzi</strong>, decisivi e sparsi tra il primo e secondo tempo.</p>
<p>Colui che però ricorda sicuramente meglio la partita è <strong>Pippo Inzaghi</strong>. <strong>Colpito duro da Diawara, che gli spacca il labbro</strong>. I segni dell’attuale allenatore del Milan li porta ancora addosso. <a href='https://cryptocourse.qrexs.com/qfgggpq76mj/'>مواقع المراهنات العالمية</a>  Esce in barella dopo appena 5 minuti e non vive sul campo l’impresa dei compagni, bensì sul lettino dell’infermeria. La Juve, però, non fa una piega. Va in rete proprio con il subentrante <strong>Amoruso</strong>. Chissà se dopo tanti anni assisteremo ancora a una partita di scontri dopo il rigore contestato e discusso dell’andata. I giocatori in grado di accenderla sul piano fisico non mancano, da una parte e dall’altra. Ma forse non c’è neanche uno come <strong>Inzaghi</strong>, che è meglio “far fuori” per evitare che ti condanni in qualche maniera delle sue.</p>
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			<title>Cruijff, le 5 Frasi più Famose e gol da antologia</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/cruijff-frasi-famose-gol-da-antologia</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 14:42:30 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2013/11/cruijff-696x385.jpg" /> <br /> <h2 style="text-align: justify;">Cruijff, detto Johan e spesso scritto <i>Cruyff</i> al di fuori dei Paesi Bassi, nato ad Amsterdam il 25 aprile 1947, è stato l&#8217;interprete più emblematico del calcio totale con cui l&#8217;Ajax e l&#8217;Olanda di Rinus Michels rivoluzionano la storia del calcio tra la seconda metà degli anni sessanta e la prima metà dei settanta</h2>
<p style="text-align: justify;">Soprannominato il <em>“profeta del gol”</em> <strong>Cruijff</strong> vince per tre volte il <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Johan Cruijff, l’incarnazione del calcio totale – Pallone d’Oro 1971/73/74" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank" rel="noopener">Pallone d’oro</a></strong></span>: nel 1971, nel 1973 e nel 1974. Fra Nazionale e squadre di club realizza 377 reti in 612 partite. <a href='https://yosher.cc/17136475/'>لعبة روليت مجاني</a>  Ambidestro, potente ma allo stesso tempo elegante, è stato uno dei primi centroavanti di manovra. Non si limita quindi a segnare ma è sempre al servizio della squadra. Svaria sulle fasce, retrocede a prendersi i palloni da smistare ai compagni ed è anche un perfetto uomo assist. Dopo di lui il ruolo dell’attaccante non è più lo stesso, tanto che ancora oggi ad un centravanti si chiede di fare proprio quello che Johan faceva nei primissimi anni settanta.Oltre alla sua invidiabile tecnica, <strong>Cruijff</strong> è anche estremamente veloce, le sue accelerazioni rappresentano un autentico incubo per i mediani o i difensori che devono marcarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cresce nelle giovanili dell’<span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Ajax" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amsterdamsche_Football_Club_Ajax" target="_blank" rel="noopener">Ajax</a></strong></span>, con la quale vince sei scudetti, quattro coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni consecutive e una Coppa Intercontinentale<i>.</i> In quegli anni l’Ajax domina totalmente il calcio europeo, così come dimostrerà la nazionale olandese sconfitta nella finale del 1974 dalla Germania Ovest padrona di casa, al termine di un trofeo però nel quale gli orange hanno espresso il calcio più bello e dinamico. <a href='https://www.valestrandul.no/foc36uv/'>bet365 arabic</a> </p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, pur conducendo la propria nazionale in finale, <strong>Cruijff</strong> ha già lasciato il paese d’origine e l’Ajax per trasferirsi al <strong>Barcellona</strong>. È la stagione 1973/74: il Barcellona non vince la Liga da 14 anni e l’inizio di stagione, senza <strong>Cruijff</strong> lontano dal campo per problemi legati alla definizione del contratto, non lascia sperare nulla di buono. Il debutto dell’olandese a suon di gol, capovolgeranno al situazione. <a href='https://stonecrestvenue.com/39711722/'>كيف تلعب القمار</a> </p>
<p style="text-align: justify;">Con il <strong>numero 9</strong> sulle spalle (al posto del 14 sempre usato con l’Ajax), il profeta del gol incanta le platee di Spagna segnando gol a raffica ed esibendosi in colpi da maestro. A fine stagione il Barcellona sarà primo. Dopo un paio d’anni tormenti a Barcellona, a soli 31 anni <strong>Cruijff</strong> annuncia che si ritirerà dal mondo del calcio. In realtà tornerà ben presto: due anni negli <strong>Stati Uniti</strong>, uno di nuovo in Spagna con il <strong>Levante</strong> e poi il ritorno in patria. Prima con l’Ajax con la quale vince ancora due scudetti e una coppa d’Olanda e poi con il <strong>Feyenoord</strong>, nel quale gioca nel ruolo di libero e rivince lo scudetto e la coppa d’Olanda. Finita definitivamente la carriera fa l’<strong>allenatore</strong>: anche in questo caso Ajax e Barcellona sono le sue due squadre. Con i blaugrana nel 1990 vince la Coppa Campioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
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			<title>Paolo Maldini, l&#8217;ultimo grande capitano</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/paolo-maldini-ultimo-grande-capitano</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 10:40:01 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/04/paolo-maldini2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Paolo Maldini racconta il suo primo incontro con il mister Arrigo Sacchi al suo arrivo nel Milan di Berlusconi</h2>
<p>Sacchi, alla Sacchi, sacchismo, sacchiano: dalle diverse declinazioni del nome dell&#8217;allenatore di Fusignano <strong>Arrigo Sacchi</strong> che ha allenato e vinto tutto con il <strong>Milan</strong> nella seconda metà degli anni Ottanta, si può evincere quale sia stata la portata del suo ingresso nel calcio italiano, con conseguenze e influenze tutt&#8217;ora forti nel nostro calcio. Innanzituto è bene chiarire che questa importanza è determinata anche dal fatto che Sacchi prima di altri ha deciso di imporre <strong>un nuovo modo di giocare al pallone</strong> nel nostro Paese: tattica ma anche e soprattutto di mentalità.</p>
<p>Se prima di lui <strong>Trapattoni</strong> che aveva vinto per un decennio con la <strong>Juventus</strong> e <strong>Bearzot</strong> ct campione del Mondo nel 1982, rappresentavano due icone del calcio italiano ma anche due modelli che sembravano rappresentarne in pieno le prerogative e le caratteristiche tecnico tattiche, con Sacchi si respira un&#8217;aria assolutamente nuova e rivoluzionaria. Ma il calcio stava cambiando e con o senza Sacchi sarebbero probabilmente nati lo stesso i vari <strong>Lippi</strong>, <strong>Capello</strong> e quello stesso <strong>Ancelotti</strong> che di Sacchi si è sempre professato allievo.</p>
<p>In questa intervista rilasciata qualche anno fa, <strong>Paolo Maldini</strong>, che di quel Milan era una pedina fondamentale, racconta il suo <strong>primo contatto con l&#8217;allenatore romagnolo</strong>. La maniacalità di Sacchi è il primo elemento che balzava agli occhi di tutti coloro che hanno avuto che fare con lui come allenatore. La preparazione della partita o di un&#8217;intera stagione passava soprattutto attraverso la<strong> scelta di determinati schemi, movimenti, posizionamenti in campo</strong> che sembravano essere un elemento introdotto per la prima volta in Italia. In realtà già <strong>Trapattoni</strong>, anche se nelle interviste sembrava parlarne di meno, era uno stratega eccellente e qualsiasi allenatore ha sempre scelto moduli e tattiche per ottenere risultati, pur avendo in squadra grandi campioni che sembravano risolvere da soli le partite.</p>
<p>La <strong>mentalità</strong> però quella no. Il grande merito di Sacchi è stato proprio quello di pensare che solo giocando bene e all&#8217;attacco (con tutto il corollario di pressing, difesa alta, tattica del fuorigioco che ne conseguiva) fosse un aspetto imprescindibile del calcio. Il Milan, è stata la prima squadra italiana, ad affrontare senza timore squadre come il <strong>Real Madrid</strong> o il <strong>Bayern Monaco</strong> in trasferta, imponendo il proprio gioco. Questo gli permette tutt&#8217;ora di sentenziare dalle comode postazioni televisive l&#8217;operato di altri allenatori, magari più timorosi di loro. Ma nessuno, essendo ormai trattato come un guru, gli ricorda che forse allenasse oggi, <strong>Paolo Maldini</strong>, come <strong>Franco Baresi </strong>e <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Marco Van Basten, il Cigno di Utrecht – Pallone d’Oro 1988/89/92" href="https://www.sportreview.it/calcio/marco-van-basten-pallone-doro" target="_blank">Marco Van Basten</a></strong></span>, non giocherebbero né nel suo Milan, tantomeno in Italia.</p>
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			<title>Ronaldo il Fenomeno, TOP 5 gol con il Barcellona</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/ronaldo-il-fenomeno-top-5-goals</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 14:00:18 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2013/11/ronaldo-il-fenomeno-top-5-goals-696x385.jpg" /> <br /> <h2><strong>Ronaldo il Fenomeno</strong> (Ronaldo Luís Nazário de Lima)  ha giocato con la maglia blaugrana del Barcellona nella stagione 1996/97, realizzando 34 gol in 37 partite</h2>
<p>La<strong> biografia calcistica di Ronaldo il Fenomeno</strong> inizia nel Valqueire, squadra di futsal nel 1986. Nel 1993 venne ingaggiato dal Cruzeiro di Belo Horizonte, su suggerimento di Jairzinho, campione del mondo col Brasile nel 1970. L&#8217;anno successivo diventa il capocannoniere del Campionato Mineiro, con 22 reti in 18 partite. L&#8217;approdo in Europa avviene nel 1994 nel calcio olandese, nelle file del PSV e in quelle due stagioni Ronaldo mise a segno 54 gol in 57 incontri. Nel 1996, non ancora ventenne, fu ceduto al Barcellona per 20 milioni di dollari. Dopo <strong>Maradona</strong> e prima di <strong>Messi,</strong> Ronaldo il Fenomeno è stato uno dei calciatori più forti dei blaugrana. Nell&#8217;estate del 1997 Massimo Moratti riuscì a portarlo all&#8217;<strong>Inter</strong>, pagandolo 48 miliardi di lire. Nella stagione 1997-1998 Ronaldo il Fenomeno in quella stagione vinse il suo primo <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/ronaldo-fenomeno-pallone-doro-1997" target="_blank">Pallone d&#8217;Oro</a></strong></span> segnando 25 gol in 32 partite in campionato. In nerazzurro il brasiliano si trovò ad affrontare <strong>il grave infortunio del 21 novembre 1999</strong> durante una partita di campionato contro il Lecce, quando si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro. Sei mesi dopo l&#8217;intervento chirurgico tornò in campo contro la Roma ma il ginocchio cedette dopo 6 minuti dall&#8217;ingresso in campo. Dopo l&#8217;Inter, Ronaldo giocò nel <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="http://www.realmadrid.com/" target="_blank">Real Madrid</a></strong></span> per poi passare sulla sponda opposta della Milano rossonera. Con il Real Madrid vinse la Champions League, la Supercoppa europea e la Coppa Intercontinentale. Questi successi gli permisero di ricevere nel 2002 il secondo Pallone d&#8217;Oro della carriera. Il suo ritorno in Brasile nel 2009 con la maglia del Corinthians dura due anni: il 14 febbraio 2011, a 34 anni Ronaldo il Fenomeno annuncia il suo ritiro dal calcio. Il <strong>dribbling e lo scatto bruciante</strong> erano solo due delle numerose qualità di questo calciatore incredibile.</p>
<p><em>I gol del video sono delle seguenti partite:</em></p>
<p><strong>Gol 5</strong>: Racing Santander vs Barcellona</p>
<p><strong>Gol 4</strong>: Barcellona vs Real Sociedad</p>
<p><strong>Gol 3</strong>: Barcellona vs Valencia</p>
<p><strong>Gol 2</strong>: Barcellona vs Valencia</p>
<p><strong>Gol 1</strong>: Compostela vs Barcellona</p>
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			<title>I calciatori più forti del mondo: la TOP 10</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/i-calciatori-piu-forti-del-mondo-classifica-top-10</link>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 01 Jul 2016 11:09:39 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/calciatori-più-forti-del-mondo-696x385.jpg" /> <br /> <h2>La classifica di tutti i tempi: i calciatori più forti del mondo, giocatori indimenticabili che hanno scritto pagine memorabili della storia del calcio</h2>
<p>Quando pensiamo ai <strong>calciatori più forti del mondo</strong> ci vengono subito in mente i Palloni d&#8217;Oro, i grandi numeri 10, bomber e cannonieri idoli di intere generazioni di tifosi che hanno scritto pagine memorabili della storia del calcio. Ognuno di noi ha il suo idolo calcistico, il suo giocatore punto di riferimento a cui paragona tutti gli altri. E&#8217; inevitabile. Ma è anche inevitabile lo scontro di opinioni quando tra amici si discute se<strong> il giocatore più forte del mondo </strong>sia stato<strong> Maradona o Pelè,</strong> <strong>Cruijff o Van Basten, Platini o Zidane</strong> e così via. Ancora più difficile diventa poi la scelta tra due calciatori di diverse ere calcistiche. Un&#8217;ipotetica sfida tra il contemporaneo Lionel Messi con Diego Armando Maradona ha tutte le carte per diventare un caso difficile se non impossibile da risolvere. Degno di discussione infinite che potrebbero finire all&#8217;alba senza alcun tipo di compromesso. La prima annotazione che viene da fare è che i due hanno giocato in condizioni ben diverse, che il <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio" target="_blank">calcio</a> </strong></span>di Maradona è impossibile da paragonare a quello di Messi, che i due numeri 10 argentini hanno stili diversi, dentro e fuori dal campo.</p>
<p>L&#8217;ambizione di scrivere una <strong>classifica con i calciatori più forti del mondo</strong> è dunque un&#8217;impresa ardua, considerando i diversi contesti temporali e geografici. Eliminiamo così il fattore tempo ed esaminiamo solo quelli che hanno già terminato la loro carriera. Diventano comunque necessari alcuni metri di giudizio. Domande semplici ma che ci aiutano ad essere (forse) più obiettivi possibili. Qual&#8217;era l&#8217;effettiva grandezza del loro talento? Quanto hanno vinto? Quanto è durata la loro carriera? Hanno giocato in campionati dove era più facile vincere? Il loro comportamento è stato esemplare?</p>
<p>Immaginiamo un album di figurine con i calciatori più forti del mondo di sempre. Quali preziosi cimeli vorreste avere nel vostro prezioso album? Noi ne abbiamo trovati 10.</p>
<h3>Ecco i calciatori più forti del mondo:</h3>
<h3>10 &#8211; Roberto Baggio (Italia)</h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12705 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Baggio" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/roberto-baggio-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Probabilmente il miglior giocatore italiano di sempre. Doveva smettere di giocare per dei problemi al ginocchio ma la sua forza di volontà e la grande tenacia fecero sì che continuò il suo percorso calcistico fino ad arrivare a vincere il prezioso <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/roberto-baggio" target="_blank">titolo di Pallone d&#8217;Oro</a></strong></span>. La carriera del <em>Divin Codino</em> fu comunque condizionata dagli infortuni. Ha vinto poco e solamente in squadre di club, nella Juventus precisamente. <strong>La platea internazionale lo ha apprezzato in occasione dei tre Mondiali</strong> ai quali ha partecipato a partire dal 1990: in ogni occasione è stato lui il vero protagonista della nazionale azzurra. Il rigore sbagliato a Pasadina, nella finale di Usa 94 lo ha condannato ad una sofferenza indegna del grande campione che è stato. Roberto Baggio è sempre stato messo in discussione tanto da non riuscire ad affermarsi mai veramente in una sola squadra. Divino.</p>
<h3>9 &#8211; Alfredo Di Stefano (Argentina/Spagna)</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-12699 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Di Stefano" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/distefano-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p><i>La Saeta Rubia</i>, è considerato da molti il miglior giocatore di tutti i tempi. <strong>Simbolo del Real Madrid con cui vinse 5 Coppe Campioni di seguito</strong> è il madridista ad aver segnato più gol nel Clasìco, il match contro gli eterni rivali del Barcellona. Dotato di un fiuto del gol eccezionale, <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/alfredo-di-stefano-la-saeta-rubia" target="_blank">Alfredo Di Stefano</a></strong></span> non riuscì mai ad imporsi realmente con la maglia della Nazionale (Argentina e Spagna) tanto da non accedere mai ad una fase finale di un campionato del Mondo, con cui il fuoriclasse argentino avrebbe avuto maggiore legittimità nel dibattito su chi sia stato il giocatore simbolo del ‘900, inserendosi fra Pelè e Maradona. Segna comunque il traguardo di ben due Palloni d&#8217;Oro, nel 1957 e nel 1959. Leggenda.</p>
<h3>8 &#8211; Zinedine Zidane (Francia)</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-12701 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Zidane" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/zidane-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Sponsorizzato dal suo connazionale Michel Platini, il francese Zinedine Zidane arrivò alla Juventus che era poco più di una promessa. Proprio come<em> </em>il suo connazionale<em>, <strong>Zizou</strong></em><strong> divenne un grande direttore d&#8217;orchestra</strong>, geniale e incantevole nelle giocate. Il suo<strong> trasferimento dalla Juventus al Real Madrid nel 2001</strong> segnò il record di soldi sborsati per un giocatore: 150 miliardi di lire. Zidane ha vinto praticamente tutto, Pallone d&#8217;Oro e Mondiale compresi. Chiude la carriera da secondo ai <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/mondiali-2006-5-aneddoti-berlino" target="_blank">Mondiali 2006</a></strong></span> con la testata più famosa della storia ma questo non basta a cancellarlo dalla lista con i calciatori più forti del mondo. Geniale.</p>
<h3>7 &#8211; Johan Cruijff (Olanda)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12703 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Cruijff" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/cruijff-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p class="entry-title">L’incarnazione del calcio totale, Bruno Pizzul lo definì il <em>Profeta del gol</em>, Gianni Brera invece il <em>Pelè bianco</em>. Vinse tre Palloni d&#8217;Oro nel grande Ajax di Rinus Michels che rivoluzionò la storia del calcio tra la seconda metà degli anni sessanta e la prima metà dei settanta. <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank">Johan Cruijff</a></strong></span> è stato un attaccante poliedrico che rientrava, difendeva, impostava l&#8217;azione, aiutava i compagni di squadra e realizzava reti stupende e importantissime. <strong>Dopo di lui il ruolo dell’attaccante non è stato mai più lo stesso</strong>. Insieme a Platini e Van Basten detiene il record di tre Palloni d&#8217;oro vinti in carriera. Gli manca però la consacrazione con la maglia orange dell&#8217;Olanda, solamente sfiorata ai Mondiali tedeschi del 1974<strong>. </strong>Rivoluzionario<strong>.</strong></p>
<h3>6 &#8211; Franz Beckenbauer (Germania)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12707 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Beckenbauer" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Beckenbauer-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Il <em>Kaiser</em> (l&#8217;Imperatore) giocò 13 anni nel Bayern Monaco, dove vinse praticamente ogni tipo di trofeo. <strong>Grande interprete del ruolo di libero</strong>, è considerato il primo vero innovatore del calcio moderno. Il momento più gradito della sua intera carriera è ai <strong>Mondiali del 1974</strong>, quando nella finale contro l&#8217;Olanda rivoluzionaria di Johann Cruijff vince la prima Coppa del Mondo. La seconda la conquista sulla panchina della Germania nei Mondiali italiani del 1990. Vince due Palloni d’Oro nel 1972 e nel 1976. Il primo, quello più importante, infrange il tabù che vedeva i difensori trascurati dalla giuria. Grandioso.</p>
<h3>5 &#8211; George Best (<strong>Irlanda del Nord</strong>)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12710 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo best" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/best-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Giocatore dotato di un talento immenso purtroppo non sfruttato al pieno a causa dei suoi noti vizi per l&#8217;alcol. Riuscì a dissipare una fortuna accumulata nel corso della sua carriera, segnata principalmente dal<strong> decennio con la maglia del Manchester United</strong>. E&#8217; considerato uno dei più grandi dribblatori di tutti i tempi: aveva l&#8217;abitudine di lasciare incantati compagni e avversari. Il <em>Quinto Beatle</em> vinse il Pallone d&#8217;Oro nel 1968 a soli 22 anni, età in cui raggiunse l&#8217;apice della sua carriera a cui seguì un lento declino. Nessuna soddisfazione con la maglia della nazionale irlandese con cui non riuscì mai a disputare i Mondiali. Resta comunque uno dei calciatori più forti del mondo. Indimenticabile.</p>
<h3>4 &#8211; Marco Van Basten (Olanda)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12714 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Van Basten" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Van-Basten-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Se la sua attività agonistica non si fosse interrotta a soli 28 anni, l’olandese avrebbe potuto raccogliere ancora molto di più. I suoi <strong>noti problemi di cartilagine lo obbligarono a dare prematuramente l&#8217;addio al calcio</strong> mettendo bruscamente fine alla sua carriera. Il <em>Cigno di Utrecht</em> avrebbe potuto infatti dare ancora ampie dimostrazioni di talento inarrivabile. L&#8217;eleganza nei movimenti, la concretezza sotto porta e una serie di caratteristiche multiformi lo rendono uno dei più completi attaccanti di sempre. <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/parola-di-campione/van-basten-le-5-frasi-piu-famose-gol-da-antologia" target="_blank">Marco Van Basten</a></strong></span> lega il suo percorso a due squadre: Ajax e Milan. E&#8217; proprio con i rossoneri di Sacchi che raggiunge l&#8217;apice vincendo tutto nel pazzesco trio olandese insieme a Rijkaard e Gullit. Vince tre volte il Pallone d&#8217;Oro e con la Nazionale riesce a conquistare un Europeo nel 1988 in Germania. Incantevole.</p>
<h3>3 &#8211; Michel Platini (Francia)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12712 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo Platini" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/Platini-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Platini possedeva un&#8217;ottima visione di gioco e un innato senso del gol. La sua specialità erano però i calci da fermo: <strong><em>Le Roi </em>era infatti micidiale nelle punizioni</strong>, calciate con una tale sicurezza e certezza del gol da farle sembrare dei calci di rigore. Capocannoniere delle Serie A con la Juventus per tre stagioni di fila e in coincidenza anche vincitore del trofeo assegnato da France Football. A <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/parola-di-campione/platini-gol-da-antologia" target="_blank">Michel Platini</a></strong></span> è mancato il successo mondiale: sale sul tetto del mondo con la Juventus nella la finale di Tokyo della Coppa Intercontinentale. Con la maglia della Nazionale francese riesce però ad aggiudicarsi gli Europei del 1984, trascinatore assoluto con il record di nove reti in una singola edizione del torneo. Sublime.</p>
<h3> 2 &#8211; Pelè (Brasile)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12716 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo pelè" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/pelè-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Dribbling, velocità, fantasia, intelligenza tattica sono solo alcune delle sue doti che completano un profilo di perfezione calcistica. <em>O Rei do Futebol</em> detiene il record di reti realizzate in carriera: 1.281 in 1.363 partite. A soli 16 anni è già il capocannoniere del Campionato Paulista in Brasile con la maglia del Santos, club a cui si legherà a vita. <strong>Pelè infatti non giocò mai al di fuori del Brasile</strong>, pur avendo ricevuto numerose proposte dall&#8217;Europa. Nel 2014 gli viene assegnato il <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pallone_d%27oro_FIFA" target="_blank">Pallone d&#8217;Oro FIFA</a></strong></span> onorario, essendo stato l&#8217;unico calciatore ad aver vinto tre Mondiali senza però mai aver ottenuto un riconoscimento individuale dalla FIFA.  Per accendere ancora di più la <strong>polemica infinita con il suo</strong> <strong>rivale di sempre Maradona</strong>, in una recente intervista Pelè ha dichiarato che l&#8217;argentino non calciava bene di destro e non segnava mai di testa. Maradona rispose che Pelè, pur avendo vinto di tutto, non ha mai giocato in Europa, un calcio dove i difensori sono<em>&#8220;dei veri e propri cani da preda&#8221;. </em></p>
<h3>1 &#8211; Diego Armando Maradona (Argentina)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-12718 size-full" src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona.jpg" alt="i calciatori più forti del mondo maradona" width="960" height="340" srcset="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona.jpg 960w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona-300x106.jpg 300w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona-768x272.jpg 768w, https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/12/maradona-696x247.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>In testa c&#8217;è sempre lui. Per noi è scontato. E&#8217; lui il giocatore che vince questa sfida con i calciatori più forti del mondo. Il <em>Pibe de Oro</em> e la <em>Mano de Dios: </em>due soprannomi che rispecchiano il<em> </em><strong>Maradona genio e sregolatezza, </strong>campione assoluto di giocate ed eccessi. Talento puro di rarissima manifattura, sul campo faceva dimenticare la sua vita sregolata e ringraziamo madre Argentina per averci dato questo esemplare unico di giocatore. <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/top-5-gol/pibe-de-oro-5-gol-piu-belli-di-maradona-al-napoli" target="_blank">Maradona</a> </strong></span>non entrò mai nelle liste per l&#8217;assegnazione del Pallone d&#8217;Oro poiché il regolamento fino al 1995 vietava di assegnare il premio a giocatori di nazionalità extraeuropea. Senza questa regola avrebbe con tutta probabilità vinto il prestigioso titolo nel 1986, anno in cui vinse i Mondiali in Messico. Il dibattito contemporaneo sul calcio pone una domanda incessante: meglio Maradona o il suo successore Messi? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</p>
<br /><a href="https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/i-calciatori-piu-forti-del-mondo-classifica-top-10">Leggi su Sportreview.com</a><br /><br />]]>
			</description>
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			<title>Scopigno Cup, il torneo delle giovani promesse</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 07 Mar 2016 08:04:57 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2016/03/scopigno-cup-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Presentata la 24a edizione della Scopigno Cup &#8211; Città di Rieti, il torneo internazionale di calcio under 17 tra i più famosi in Italia a livello di calcio giovanile</h2>
<p>E&#8217; stato presentato nel Centro Perseo di Rieti il programma dei 4 giorni della <strong>Scopigno Cup</strong>, che si svolgerà nei giorni 22, 23, 24 e 25 marzo con il patrocinio dei comuni di Rieti, Terni, Amatrice e L&#8217;Aquila oltre a quelli di Regione Lazio e Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al tavolo principale insieme al patron Fabrizio Formichetti erano seduti il giornalista Ilario Di Giovanbattista, Franco Melli, il sindaco Simone Petrangeli e una fitta schiera di figure che ruotano attorno alla manifestazione, come il responsabile del settore giovanile della Ternana Luciano Nonni, il vice sindaco di Amatrice Gianluca Carloni, il vescovo Domenico Pompili, il vice presidente de L’Aquila calcio Fabrizio Rossi, la madrina del torneo Daniela Miniucchi ed il presidente della Lilt Enrico Zepponi. Calcio, solidarietà, eventi: è questo la <strong>Scopigno Cup 2016</strong>, un vero <em>“torneo del Centro Italia, di livello elevato”</em> come ha detto Formichetti, e lo dice a ragione: c’è la Roma campione d’Italia, la Dinamo vice campione d’Europa e campione uscente del torneo, la Juventus del talento Kean. I campi da calcio su cui si svolgeranno le partite della manifestazione sono quelli di Rieti, Terni, Amatrice e per la prima volta nella storia del Torneo, L’Aquila.</p>
<p><em>“Sono molto contento – </em>ha dichiarato Formichetti<em> – di aver potuto organizzare un girone del torneo anche a L’Aquila perché è un segnale importante di come la nostra manifestazione continui a suscitare un costante interesse mediatico e sportivo e non è un caso che il nostro testimonial è un personaggio del calibro di <strong>Pippo Inzaghi</strong>. Quest’anno siamo inoltre riusciti, con un grande sforzo organizzativo, a portare a dodici il numero delle squadre e coinvolgendo ben quattro realtà diverse. </em><em>Mi preme ringraziare le amministrazioni comunali che ospitano i gironi e le società della Ternana Calcio e de L’Aquila Calcio per la proficua disponibilità e collaborazione dimostrata in questi mesi cruciali per l’allestimento della manifestazione giovanile. Un grazie speciale va al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che ancora una volta ha dimostrato nei fatti il suo enorme attaccamento al torneo”.</em></p>
<p>Confermate le prestigiose presenze di due top club del calcio italiano come <strong>Juventus</strong> e <strong>Roma</strong>. L’edizione 2016 vede ai nastri di partenza anche due importanti squadre dell’est europeo come la <strong>Stella Rossa di Belgrado</strong> e la <strong>Dinamo Kiev</strong>. Questo è il quadro completo delle società partecipanti che si contenderanno l’ambitissima finale del prossimo 25 marzo che verrà trasmessa in diretta su <strong>RaiSport</strong>.</p>
<p>La Scopigno Cup non sarà solo calcio ma anche solidarietà. All’ALCLI Giorgio e Silvia, per la lotta contro i tumori e le leucemie infantili, oltre alle visite che tutti i partecipanti effettueranno all&#8217;Ospedale Provinciale di Rieti, andrà il ricavato dell’asta di beneficenza con le maglie dei calciatori di A e B (24 marzo a villa Potenziani) mentre alla Lilt andrà un euro ogni pallone della Sportika venduto. Tanti gli eventi di contorno: i bambini delle scuole calcio reatine che si esibiranno allo Scopigno, la trasmissione in diretta dal Depero il 23 marzo con i protagonisti di giornata e il 24 a Villa Potenziani il convegno Aiac in cui gli allenatori reatini potranno confrontarsi con i tecnici pro.</p>
<p>La presentazione è stata anche l’occasione per premiare il tecnico del Frosinone Primavera <strong>Federico Coppitelli</strong>, neanche un anno fa a Rieti con gli Allievi della Roma e investito proprio a Rieti dal presidente Stirpe del ruolo di successore di Roberto Stellone. <em>“Mi godo questo premio e lo condivido con i ragazzi e lo staff che mi hanno consentito di essere qui”</em>, ha detto Coppitelli. Al 99% il giorno della finale (25 marzo, diretta RaiSport) ci sarà <strong>Filippo Inzaghi</strong> (testimonial del torneo) per ritirare il premio alla carriera, ma anche l’allenatore del Carpi Fabrizio Castori, definito miglior tecnico della B dello scorso anno.</p>
<p>Le squadre che parteciperanno sono le seguenti: <strong>Lazio, Rieti, Roma, Cagliari, Frosinone, Ternana, Pescara, L&#8217;Aquila, Juventus, Lupa Castelli, Dinamo Kiev, Stella Rossa. </strong>La città de L&#8217;Aquila e ovviamente L&#8217;Aquila Calcio avranno l&#8217;onore di ospitare i ragazzi della Stella Rossa di Belgrado. Il programma dei 4 giorni di manifestazione e&#8217; molto intenso. Il 16 marzo alle ore 16 il Torneo sarà presentato nel Centro Perseo di Rieti. <a href='http://nuevo.agarthasystems.com/23548634/'>لعبة قمار بوكر</a> </p>
<p>Nel giorno successivo inizieranno le gare che sono illustrate nella locandina. Non solo calcio ma anche iniziative collaterali per far conoscere ai giovani calciatori le città ospitanti. Il 23 marzo, infatti, durante la mattinata i ragazzi saranno accompagnati in visita guidata a Rieti, Terni, L&#8217;Aquila ed Amatrice. La serata del 24 marzo sarà invece dedicata alla beneficenza e si terrà al Park Hotel di Rieti. Il 25 Marzo semifinali, finale Coppa Fair Play e finale primo e secondo posto. Per L&#8217;Aquila Calcio 1927 che ringrazia gli organizzatori del prestigioso Torneo per la fiducia accordata, si tratterà di una bellissima esperienza che permetterà al nostro settore giovanile di confrontarsi con realtà blasonate. <a href='https://sistemas.chefproducent.com/xcgmpfnk3fb/'>لعبة روليت مجاني</a>  Per tutte le informazioni si potrà consultare il sito del torneo: www.scopignocuprieti.com</p>
<p><strong>LE GARE CHE SI DISPUTERANNO A L&#8217;AQUILA</strong></p>
<p>22 Marzo ore 15.30<br />
<strong>L&#8217;AQUILA CALCIO &#8211; PESCARA CALCIO (Stadio Fattori)</strong></p>
<p>23 Marzo ore 15.30<br />
<strong>L&#8217;AQUILA CALCIO &#8211; STELLA ROSSA (Stadio Fattori)</strong></p>
<p>24 Marzo ore 15.30<br />
<strong>STELLA ROSSA &#8211; PESCARA CALCIO (Stadio Fattori)</strong></p>
<h3>La Storia della Scopigno Cup</h3>
<p>Negli anni la manifestazione ha visto la partecipazione delle migliori squadre professioniste a livello di settore giovanile, tra le quali A.F.C Ajax (Olanda), Real Madrid (Spagna), F.C. Barcellona (Spagna), F.C. Juventus, F.C. Internazionale, S.S. Lazio, A.S. Roma, A.C. Milan, A.C. Parma, F.C. Zurigo (Svizzera), Steaua Bucarest (Romania), Atletico Madrid (Spagna), U.C. Sampdoria, Atalanta Calcio, F.C. Bayern Monaco (Germania), A.S. Monaco (Principato di Monaco), Cagliari Calcio, A.C. Torino, U.S.A., SS Napoli, AC Fiorentina, U.S.A. (Stati Uniti), Sparta Praga (Repubblica Ceca).<br />
E&#8217; inoltre stata onorata dalla presenza di numerosi personaggi famosi del mondo dello sport, tra i quali <strong>Marcello Lippi, Claudio Ranieri, Giovanni Trapattoni, Bruno Conti, Communardo Niccolai, Vincenzo D&#8217;Amico, Giancarlo Oddi, Riccardo Ferri, Lorenzo Marronaro, Stefano Di Chiara, Ioan Marjaru (Romania), Corradini, Roberto Mancini, Gianfranco Matteoli, Bruno Giordano, Roberto Rambaudi, Luciano Spalletti, Eusebio Di Francesco, Stefano Colantuno, Zdenek Zeman, Delio Rossi, Leo Acori.</strong></p>
<p>Numerosi anche i notissimi calciatori che vi hanno partecipato e che attualmente militano in squadre professionistiche, tra i quali <strong>Fernando Torres, Gerad Piquè, Daniele De Rossi, Alberto Aquilani, Rafael Van Der Vaart, Jhonny Heitinga, Nigel De Jong, Rolando Bianchi, Gaetano D&#8217;Agostino, Marc Crosas, Marco Amelia, Claudio Marchisio, Simone Pepe, Paolo De Ceglie, Michele Paolucci, Cesare Bovo, Daniel Parejo </strong>a testimonianza dell&#8217;interesse che tale torneo riveste nell&#8217;ambito del panorama calcistico europeo e mondiale.</p>
<h3>Chi era Manlio Scopigno</h3>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Scopigno" target="_blank" rel="noopener">Manlio Scopigno</a></strong></span> nasce casualmente in provincia di Udine, a Paulara, il 20 novembre del 1925. Ben presto, però, la famiglia, il padre lavorava nel corpo della Guardia Forestale, si trasferisce a Rieti e nel capoluogo laziale Manlio si formerà come uomo e come sportivo. Alla cittadina laziale Manlio rimarrà sempre legato. Rieti sarà sempre un punto di riferimento durante gli spostamenti che la vita sportiva gli impone. Una sorta di rifugio e del resto non gli si può proprio dare torto: anche San Francesco decise di soggiornare lungamente da queste parti. A Rieti, soprattutto, Manlio incontra la donna della sua vita: Angela. A Rieti, negli anni dei suoi successi calcistici, si rifugia per riabbracciare il fratrello Loris (figura altrettanto importante dello sport reatino, ex calciatore e dirigente del C.O.N.I) e ritrovare i vecchi amici.</p>
<p>Il giovane Scopigno studia e gioca con profitto in entrambi i campi. Calcisticamente parlando si forma nel <strong>Rieti</strong>, allora militante in serie C. E&#8217; un terzino dall&#8217;incedere elegante, non è un ringhioso cagnaccio da guardia come la maggior parte dei difensori di quegli anni. Il piede del giovane è morbido, quando si muove non calpesta l&#8217;erba, l&#8217;accarezza, la sua falcata taglia l&#8217;aria e quando stacca di testa sembra leggero come un ballerino. Ad alcuni ricorda il leggendario Maroso, eroe del grande Torino. Sono anni duri, anni di guerra. Finito il conflitto, Manlio è diventato un uomo e il Rieti ha cambiato nome in Vaccarezza Rieti e milita in serie B. Dopo un paio di stagioni, il suo nome finisce sul taccuino di squadre più importanti come la <strong>Salernitana</strong>.</p>
<p>In Campania disputa tre brillanti stagioni, così buone da essere notato dall&#8217;occhio esperto dell&#8217;ex campione del mondo <strong>Monzeglio</strong>, che lo fa acquistare dal <strong>Napoli</strong>. Sembra la svolta della sua carriera. La sfortuna, però, è in agguato: un terribile incidente pone fine alla sua avventura di giocatore. Manlio si trova davanti ad un bivio: continuare gli studi universitari o provare a vivere di calcio. Il pallone ha la meglio. All&#8217;inizio qualche panchina nelle serie minori, poi la svolta. Conosce <strong>Lerici</strong>, allenatore del <strong>Lanerossi Vicenza</strong>, ad un corso allenatori. I due diventano amici e Lerici gli chiede di andare in Veneto per fargli da secondo. Manlio accetta con entusiasmo, sarà la sua fortuna. Dopo qualche stagione Lerici viene esonerato e consiglia ai dirigenti di riporre la loro fiducia nell&#8217;amico. La fiducia sarà ben riposta: i biancorossi diventeranno la regina delle provinciali. Tanti bei campionati col lancio di ragazzi interessanti (Savoini, Campana, Vastola) e il recupero di vecchi campioni (Vinicio su tutti). Per Manlio si aprono le porte del <strong>Bologna</strong>. Sarà una stagione sfortunata, finita con un esonero. <a href='https://golflady.jp/49351641/'>كازينو دوت كوم</a>  Poco male, lo chiama il <strong>Cagliari</strong>. In Sardegna Scopigno costruisce il capolavoro della sua carriera: continua il lavoro del suo predecessore Silvestri e conduce il Cagliari, nel giro di pochi anni, allo storico scudetto del 1970. Parliamo del Cagliari di <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/il-pallone-dopo/1969-gigi-riva" target="_blank" rel="noopener">Gigi Riva</a></strong></span>, <strong>Cera</strong>, <strong>Greatti, Albertosi, Niccolai, Nenè </strong>e<strong> Domenghini</strong>, una delle squadre più belle che la storia del nostro calcio possa ricordare. Dopo i trionfi di Cagliari verranno anni bui: la <strong>Roma</strong>, il ritorno a Vicenza e la malattia. Manlio ci lascia troppo presto, il 25 settembre 1993.</p>
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			<title>Iturbe è il Calciobidone 2015</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 09:12:59 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2016/01/iturbe-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Con il 23% dei voti, l&#8217;argentino ex Roma si è aggiudicato il premio del giocatore flop dell&#8217;anno</h2>
<p>Comprato per 22 milioni più bonus, <strong>Juan Manuel Iturbe</strong> è stato il secondo acquisto più oneroso nella storia della società giallorossa dopo Gabriel Omar Batistuta. Dopo le sue incredibili prestazioni al Verona si era scatenata una vera e propria asta sul mercato per il calciatore, inseguito anche dalla Juventus.  Arrivato in giallorosso, Iturbe ha deluso talmente tanto che alla fine è stato ceduto al Bornemouth, in Inghilterra, in prestito con diritto di riscatto per poco più di un milione di euro: un passivo senza precedenti. Il secondo posto è per <strong>Hernanes</strong>, acquisto più costoso dell’era Thoir all’Inter e poi ceduto alla Juventus, in cui non ha ancora trovato un&#8217;utilità tattica. Sul gradino più basso del podio c&#8217;è un altro romanista: <strong>Seidou Doumbia</strong>.</p>
<h3>Ecco la classifica finale &#8220;Calciobidone 2015&#8221; (da calciobidoni.it)</h3>
<p>1) Iturbe (Roma)</p>
<p>2) Hernanes (Inter/Juventus)</p>
<p>3) Doumbia (Roma)</p>
<p>4) Cole (Roma)</p>
<p>5) Podolski (Inter)</p>
<p>6) M&#8217;Vila (Inter)</p>
<p>7) Saviola (Verona)</p>
<p>9) Armero (Milan)</p>
<p>8) Rafael (Napoli)</p>
<p>10) Almeida (Cesena)</p>
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			<title>Chi ha vinto il Pallone d&#8217;Oro e quando?</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 11 Jan 2016 10:20:42 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2016/01/pallone-doro-696x385.jpg" /> <br /> <p>E&#8217; tutto pronto per la cerimonia di consegna del <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/pallone-doro" target="_blank" rel="noopener">Pallone d&#8217;Oro</a></strong></span> 2015. In pole position ci sono Cristiano Ronaldo, Neymar e Messi. <a href='https://sarowarjahan.com/2dfrse40q/'>ماهي لعبة الروليت</a>  In attesa della proclamazione&#8230;</p>
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			<title>Gaetano Scirea, il gentleman del calcio italiano</title>
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			<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 13:09:21 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/09/gaetano-scirea-juventus-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Gaetano Scirea intervistato da un giovane Darwin Pastorin</h2>
<p>Il 3 settembre del 1989, a Babsk in Polonia, moriva a soli 36 anni in un incidente stradale <strong>Gaetano Scirea</strong>. La scomparsa dell&#8217;ex capitano bianconero fu un grave lutto per la Juventus e per tutto il mondo del calcio. Il difensore juventino era <strong>un’icona per tutto lo sport nazionale</strong>, stimato e amato da tifosi bianconeri e avversari. In questa intervista del 1989 con il giovane giornalista <strong>Darwin Pastorin</strong>, Scirea parla dei suoi 14 anni in bianconero, del suo esordio, il suo gol più bello e i suoi compagni. Terminata la carriera di calciatore aveva da poco accettato l&#8217;incarico di allenatore in seconda alla Juventus al fianco di <strong>Dino Zoff</strong>.</p>
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			<title>Memphis Depay, il lato rap di David Beckham</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 08:19:52 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/08/depay-696x385.jpg" /> <br /> <h2><b>Il classe ’94 del Manchester United subito protagonista con la casacca dei Red Devils. Tanta bravura, carattere e una storia tutta da raccontare quella di Depay</b></h2>
<p>Ci sono ragazzi che, per far parte del calcio che conta, superano avversità e difficoltà. Le loro storie sono toccanti, emozionanti che fanno riflettere tutti, specialmente gli addetti ai lavori. Carlos Bacca, Rio Antonio Mavuba sono solo alcuni esempi di calciatori, bravi a lottare pur di coronare il sogno di giocare con una pallone tra i piedi. La storia di Memphis Depay è una di quelle da raccontare tutta d’un fiato, vuoi per le sue origini, per il suo carattere e per le squadre nella quale ha militato.</p>
<p><em><strong>Moordrecht e la scelta del padre</strong></em></p>
<p>Depay nasce il 13 febbraio del 1994 a Moordrecht, cittadina dell’Olanda del Sud famosa per aver insignito della carica di pastore Petrus Augustus de Génestet, poeta e teologo dei Paesi Bassi. Conosce pochissimo il padre perché, quest’ultimo, originario del Ghana, un bel giorno, senza nessun scrupolo, sbatte la porta di casa dicendo addio all’ormai ex moglie e a suo figlio. <a href='http://unisoccer.in/95448183/'>بلاك جاك</a>  Un episodio che segna moltissimo il piccolo Memphis, di soli 4 anni, che ha un’infanzia difficile trascorsa nella maggior parte del tempo con i suoi nonni materni. Nel 2000, così, quando di solito i ragazzi si godono la giovinezza, il futuro calciatore inizia a militare nelle giovanili del Moordrecht, squadra con la quale si mette in mostra. Il talento c’è, ma il carattere è difficile da decifrare proprio per i suoi primi anni di vita difficili dovuti ai problemi di famiglia. Passa, così, allo Sparta Rotterdam, ma l’esperienza si conclude dopo pochi anni per alcuni grattacapi con Mike Snoei e Wiljan Vloet, i due tecnici che sedevano sulla panchina della compagine<b> </b>di Rotterdam. Le porte del calcio “dei grandi”, così, sembrano chiudersi per il giovane calciatore dai piedi buoni, anche se un bel giorno il destino va a suo favore grazie all’intuizione di una bandiera <i>orange</i> come Philippe Cocu.</p>
<p><em><strong>PSV, gol e rap</strong></em></p>
<p>Il club biancorosso e l’ allenatore saranno fondamentali per la crescita di Depay, ragazzo prodigio ma non ancora capito a fondo. Il PSV, così, lo fa giocare stabilmente con le formazioni giovanili, usando il metodo “bastone e carota” che non fa mai male soprattutto ai talenti di una certa età. In tutte le squadre del vivaio della società di Eindhoven, il classe ’94 è sempre sopra le righe con giocate da urlo prodotte con un ruolo ben definito: l’ala sinistra. In quella fetta di campo, l’elemento dalla pelle scura e dai capelli corti fa vedere di che pasta è fatto, ubriacando gli avversari della sua età con dribbling e gol sensazionali. Tutte caratteristiche che lo fanno notare da Fred Rutten, allora mister dei biancorossi, che lo fa debuttare in una gara di campionato contro il VVSB. Una sfida semplice e marchiata, guarda caso, dal gol di Depay, alla sua prima presenza ufficiale in prima squadra. <a href='https://www.itugarden.com.br/32269642/'>العاب على الهاتف المحمول</a>  Da quel momento in poi inizia l’ascesa per il numero 22 del PSV anche grazie all’avvento di Philippe Cocu sulla panchina dei “Boeren”, suo primo estimatore già dal lontano 2006. Con il nuovo tecnico, il calciatore nativo dell’Olanda del Sud gioca titolare la maggior parte dei match eliminando, di fatto, la scritta Depay sulla maglia. Il cognome del padre, che lo aveva abbandonato da piccolo, è una ferita aperta che evoca brutti ricordi, dunque meglio sostituirlo con il suo nome da battesimo: Memphis. Anche con questo cambio di programma, il calciatore adesso 21enne, capta le attenzioni di molti addetti ai lavori e di Louis Van Gaal, CT della Nazionale <i>orange</i> che, in virtù di alcune defezioni, lo convoca per il Mondiale in Brasile. Nella rassegna iridiata, 2 gol per lui e tanti complimenti per un giovane che ama il rap alla follia, tanto da girare un video musicale con i Rotterdam Airlines, noto gruppo olandese.</p>
<p><em><strong>L’occasione chiamata Manchester United</strong></em></p>
<p>La storia recente di Memphis è sotto gli occhi di tutti: il 1° luglio passa al Manchester United per circa 30 milioni di euro. Lo ha voluto fortemente Van Gaal, nuovamente sulla strada del talento che si è fatto conoscere durante l’andata dei preliminari di Champions League. <a href='http://metrowest.thisisframingham.com/cu5wqtj/'>شرح 1xbet</a>  Il Bruges, avversario dei “Red Devils” è finito al tappeto grazie a due reti e un assist confezionato dal nuovo numero 7 dello United. Qualcuno intravede in Memphis già il nuovo Beckham, ma piano con i paragoni. La strada da fare è ancora molto lunga, anche se, come dice il testo di una canzone dei Rotterdam Airlines, “Take Off”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			<title>Italia-Olanda 2000, il giorno dei giorni di Francesco Toldo</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 16:53:25 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/toldo2-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Il portiere veneto 15 anni fa trova il suo momento per entrare nella storia: da solo Toldo porta gli Azzurri alla finalissima degli Europei, ma&#8230;</h2>
<p>È una storia che ha sfiorato la leggenda quella di Francesco Toldo, ricordato per il suo interista più che per il suo periodo a Firenze (dove gioca 5 stagioni da titolare vincendo anche due Coppa Italia) nonostante fosse ancora un viola a tutti gli effetti quando arrivò la fatidica estate del 2000: Peruzzi rifiuta la convocazione di Dino Zoff per gli Europei di Belgio e Olanda, Buffon si infortuna proprio alla vigilia (accadde contemporaneamente anche a Vieri, da qui il lancio di un altro protagonista inatteso come Del Vecchio) ed ecco allora la ribalta. Che bisogna conquistarsela, cogliendo gli eventi:<strong> il grande appuntamento con la storia è proprio in semifinale contro i padroni di casa</strong>. La sequenza: <strong>rigore parato a Frank De Boer</strong> (il difensore) in partita,<strong> ipnotizzato anche Kluivert che ha paura della sua stazza</strong> (197 centimetri, giocatore più alto della Serie A per due stagioni insidiato soltanto dal collega dell&#8217;Udinese Luca Turci) e prende il palo, poi una serie di <strong>miracoli su tiri da posizione ravvicinata</strong>, uscite in presa a ripetizione, unica scialuppa di una squadra rimasta presto in dieci per le ingenuità di un Zambrotta ancora immaturo su Zenden. Infine, ovviamente, ancora i rigori. Ancora <strong>De Boer parato, Stam in curva e parata definitiva sul carneade Bosvelt</strong>. Solo la finalissima negherà dunque a Toldo il mito, anche lui che da ragazzino ci provò da mediano e da centravanti come Gigi Buffon. La finalissima del guizzo Wiltord imparabile con il naso rotto, dei gol non gol di Del Piero, di Trezeguet se si fa conoscere dal mondo.</p>
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			<title>Torino &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
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			<pubDate>Tue, 23 Jun 2015 12:59:45 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/TORO-696x385.jpg" /> <br /> <h3>Il top 2015: Kamil Glik</h3>
<p>Con 5 gol nei 3 anni precedenti, Kamil Glik aveva regalato al suo Toro un contributo più che normale, logico ed accettabile. Non è mica da questi particolari che si giudica un centrale di difesa, canterebbe Francesco De Gregori se fosse nato più a nord. E invece no, <strong>il polacco ha stupito tutti e ha operato la più incredibile rivoluzione che i casa granata si potesse concepire</strong>. Nostalgia di Ciro Immobile, il capocannoniere del campionato 2013-14. Nessun sentimentalismo. A garantire gli exploit in area avversaria ci pensa lui, il capitano, con una sequenza di reti, tra l’altro non di rado belle pesanti. Il totale recita ben 8 centri, giusto 3 in meno del vero erede del bomber emigrato in Germania, Fabio Quagliarella. E il marchio è sempre più o meno lo stesso, una vera e propria specialità che nel calcio contemporaneo, che pretende un terzo dei gol realizzati da palla inattiva, significa essere laureati in un master di primissimo livello. <strong>Dove c’è un corner spunta lui e vallo a tenere</strong>. Colpisce a Cagliari; si ripete con il Palermo; segna addirittura una doppietta al Genoa, capovolgendo il verdetto da sconfitta a vittoria (e segnando anche da calcio di punizione di Farnerud con un tocco al volo); prosegue la serie delle vittime eccellenti svettando di testa con superba elevazione contro il Milan; va a deviare sull’angolino opposto in Torino-Napoli 1-0 ed è un gesto che vale 3 punti; fa vivere palpitanti minuti finali al pubblico dell’Olimpico andando a segnare contro lo Zenit e riaprendo una possibile qualificazione che viene solo sfiorata; infine, va a colpire di destro a Bergamo. Non una sola rete è inutile, pleonastica, ininfluente ai fini del risultato. <strong>Glik è Mr.Wolf che risolve i problemi e vengono in mente un bel po’ di squadre di rango che potrebbero pensare a lui</strong> per rimettere a posto il reparto arretrato e garantirsi in avanti un contributo che ben pochi in Europa possono regalare. Un gran brutto cliente per chiunque, chiedete qualcosa a Icardi che è uno che fa il furbo con tutti e riesce a segnare anche nelle domeniche problematiche, con Kamil non ha toccato palla. In più è un trascinatore senza eguali. <strong>Unico dubbio per il 2016: quanto lo condizionerà il pensiero dell’Europeo con la sua nazionale</strong>. Un tema che potrebbe panche essere declinato più che positivamente, regalandogli ulteriori motivazioni e partite conseguentemente all’altezza. Tanto lui sul gioco aereo è abituato, non soffre di vertigine.</p>
<h3>Il flop 2015: Nikola Maksimovic</h3>
<p>Pare che Giampiero Ventura lo tenga in gran conto, del resto se c’è un mister che sa come far crescere i giovani è proprio lui e <strong>Maksimovic ha certamente davanti a sé un brillante avvenire</strong>. Del resto, 50 presenze in 2 campionati non sono poche e dicono che tanta fiducia non è di facciata, ma rappresenta un dato reale sul quale si può edificare qualcosa d’importante. Non tutti i tifosi granata, però, sono d’accordo su tanta stima, un po’ come la minoranza dem nei confronti di Matteo Renzi. Per carità – dicono – la stoffa c’è. Ma si vedono anche i buchi e non è detto che da quel tessuto possa uscire la coperta difensiva di cui la squadra abbisogna. <strong>A confortare ci sono le prove internazionali</strong>, da quella a Copenaghen al vigore messo in evidenza a Bilbao. E’ in Italia che ha lasciato a desiderare, soprattutto negli incontri casalinghi con la Fiorentina e la Lazio, dove ha patito eccessivamente i movimenti di Babacar e Keita. La peggiore gara a Genova, sul finire di campionato, errori in serie da matita blu, come si diceva un tempo.</p>
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			<title>Sampdoria &#124; Top &#038; Flop 2015</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/sampdoria-top-flop-2015</link>
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			<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 08:44:51 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/samp2-696x385.jpg" /> <br /> <h3>Il top 2015: Eder</h3>
<p>Ah, beata eccezione. L’esclamazione vale per <strong>Eder e per la decisione di Antonio Conte di chiamarlo in Nazionale</strong>, infischiandosene delle polemiche sugli oriundi e venendone premiato immediatamente in Bulgaria da un gol bello, importante e coerente con il <a href="https://www.sportreview.it/il-punto-di-vista/eder-lascesa-delluomo-giusto-per-conte" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;"><strong>percorso tecnico di Eder</strong></span>.</a> In un’Italia dove il Ct spesso è costretto a convocazioni disperate, necessariamente poco connesse con quanto visto in campionato, la scelta dell’italo-brasiliano è stata invece il giusto premio a una crescita palpabile e misurabile. Non con i gol, visto che nel 2014 il sampdoriano (alla sua terza stagione e mezza in blucerchiato) aveva segnato qualche unità in più. E’ <strong>l’incidenza nelle partite che è decisamente aumentata</strong>, forse anche perché <strong>Mihajlovic gli ha regalato maggiore responsabilità</strong>, ancor più facendone l’anello di collegamento tra la fase imperniata su Gabbiadini a quella con Eto’o. Molte le partite davvero ben giocate dal neo azzurro. Che ha fornito un po’ di sensazioni molto definite e spendibili per chiunque lo vorrà utilizzare (non è detto che Ferrero non si faccia incantare da qualche sirena estiva). <a href='http://www.jaweb.us/?p=16175818/'>استراتيجية بينجو</a>  La prima: <strong>Eder possiede la capacità per risolvere dal nulla le situazioni da solo e di farlo in momenti non propriamente propizi</strong>. La prova si è avuta alla decima giornata in Sampdoria-Fiorentina, quando ha buttato a mare una lunga astinenza dal gol con un’azione di 70 metri, nella quale è passato in mezzo a tre attoniti difensori viola prima di confezionare una rete capolavoro. La seconda: <strong>spesso è stato l’uomo in più della squadra</strong>. Per come sa ergersi a trascinatore portando su la manovra e per come sa smarcarsi, offrendo sbocchi per i compagni. La terza: <strong>grazie a Mihajlovic ha arricchito il suo bagaglio tecnico</strong>. Lo ha dimostrato con il gol su punizione che ha sorpreso Handanovic a Marassi: impensabile che non ci fosse in quella prodezza un po’ della didattica del nuovo allenatore milanista.</p>
<h3>Il flop 2015: Vasco Regini</h3>
<p>Il sospetto è che finirà per essere ricordato come <strong>una delle promesse che non ha mantenuto le aspettative</strong>. O, se volete un’altra narrazione, un giocatore mai compiutamente sbocciato. L’anno scorso aveva chiuso la sua prima vera stagione da protagonista in serie A con una collezione di figurine da ricordare. <a href='https://ourlibertyandfreedom.org/83396776/'>لعبة البلاك جاك</a>  Destro, Mbaye, Palacio, Bergessio e Biabiany erano stati gli attaccanti che lo avevano messo in difficoltà maggiormente, anche se era piaciuta una certa predisposizione all’incursione offensiva con relativa giusta assistenza per i compagni goleador. <a href='https://usaultratri.com/q1sir5sjlec/'>لعبة سباق خيول حقيقية</a>  <strong>In questa stagione lo si è visto spingere meno del solito</strong> e – soprattutto – partire con il piede sbagliato, beccandosi un rosso già alla prima giornata a Palermo. La massima sofferenza, ai confini dell’atroce, si è materializzata con Felipe Anderson alla diciassettesima giornata, con un assist gol dalla sua fascia e una rete nello spazio di due minuti. <strong>Un incubo tale che non ci sarebbe da stupirsi se il buon Vasco passasse l’estate a tifare per una cessione all’estero</strong> da parte di Lotito del suo campione brasiliano: certi incontri bastano una sola volta nella vita, non è il caso di ripeterli.</p>
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			<title>Le sette finali di Champions League della Juventus</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Mon, 01 Jun 2015 08:51:44 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/06/finali-champions-juve-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Sette finali di Champions League della Juventus disputate e cinque perse. Ma una regola forse c&#8217;è ed è di buon auspicio per la gara di Berlino: i bianconeri da favoriti sono più inclini alla sconfitta</h2>
<p>Il rapporto tra la Vecchia Signora e la coppa dalle grandi orecchie non è certo dei più idilliaci. Snoccioliamo subito i numeri: la Juventus ha disputato <strong>sette finali di Coppa Campioni/Champions League vincendone soltanto due</strong>. Un neo nella gloriosa storia e nel ricco palmares dei bianconeri che ha portato addirittura i suoi tifosi a considerare stregata e maledetta, non solo per le sconfitte, questa Coppa e in generale le prestazioni europee. Non vi è gara internazionale in cui un errore in attacco, una distrazione in difesa, un palo colpito, un gol rocambolesco subìto, non facciano balzare in mente ai tanti sostenitori bianconeri quel senso quasi di fatalismo, di déjà vu e di destino ineluttabile e capriccioso che impedisce alla propria squadra così vincente in patria di avere quella vocazione internazionale che invece il Milan, per rimanere in Italia, sembra sposare alla perfezione.</p>
<p><strong style="line-height: 1.5;"><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439"></b><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1570">BELGRADO 1973</b> &#8211; Il 30 maggio del 1973 si consuma la prima debacle</strong><span style="line-height: 1.5;">, a Belgrado, contro <strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank">l&#8217;</a></span></strong></span><strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/johan-cruijff-incarnazione-calcio-totale" target="_blank">Ajax<span style="line-height: 1.5;"> di </span>Cruijff</a></span></strong><span style="line-height: 1.5;"> e Rep. È un Ajax fortissimo quello che la Juventus di Vicpálek deve affrontare. Non solo l&#8217;Ajax più forte della sua storia, ma una delle squadre più vincenti e imbattibili della storia del calcio. Reduci da due successi consecutivi, nel 1971 contro il Panathinaikos e nel 1972 contro l&#8217;Inter, gli olandesi sono nettamente favoriti. </span><strong style="line-height: 1.5;">La partita si sblocca al quarto minuto con un colpo di testa di Rep</strong><span style="line-height: 1.5;">. I bianconeri non riescono ad entrare mai nel match: il gioco moderno dell&#8217;Ajax (all&#8217;epoca loro parlavano già di tattica del furigioco e di pressing) è troppo superiore a quello degli avversari. La sconfitta seppur di misura è netta.</span></p>
<p><strong>ATENE 1983 &#8211; Passano esattamente dieci anni e la Juventus si trova a rigiocare una finale.</strong> Questa volta ad affrontarla c&#8217;è l&#8217;<strong>Amburgo</strong> di Kaltz, Hrubesch e Magath. Una squadra che forse è stata sottovalutata, non solo dai bianconeri ma anche dai giornali dell&#8217;epoca. Decisamente più forte di quanto ci si aspettasse, anche se certamente non all&#8217;altezza di quella Juventus. Sei campioni del mondo, che proprio contro alcuni giocatori dell&#8217;Amburgo un anno prima avevano alzato la Coppa a Madrid, Bettega (che al mondiale spagnolo non aveva preso parte per un infortunio), Michel Platini e Zibì Boniek. <strong><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.retrofootball.it/maglie-storiche/maglie-storiche-clubs/clubs-italiani/juventus-1984-85.html" target="_blank">Una squadra stratosferica</a></span>, che aveva raggiunto la finale sbarazzandosi con una certa facilità di tutti gli avversari</strong>. Insomma sembrava tutto dalla parte dei bianconeri favoriti alla vigilia. Ma una serata storta di Platini e compagni, un errore arbitrale per un fallo da rigore sul francese nel secondo tempo e soprattutto, il gol di Magath con un tiro da fuori area all&#8217;ottavo del primo tempo, decretano la seconda sconfitta in finale per i bianconeri. Forse una delle più brucianti.</p>
<p><strong>BRUXELLES 1985</strong> &#8211; La Juventus si riprende e dopo avere vinto una Coppa delle Coppe nel 1984, si ripresenta in <strong>finale a Bruxelles contro il Liverpool</strong>. I bianconeri vincono per 1 a 0 con un rigore trasformato da <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/i-calciatori-piu-forti-del-mondo-classifica-top-10" target="_blank">Michel Platini</a></strong></span>, ma quella serata verrà ricordata per sempre per la morte di 39 sostenitori bianconeri aggrediti dalla furia selvaggia degli hooligans inglesi nel fatiscente impianto dell&#8217;<strong>Heysel</strong>. Altro da aggiungere di carattere sportivo su questa partita non c&#8217;è.</p>
<p><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">ROMA 1996 &#8211; </b>Arriviamo così agli anni novanta, la Coppa dei Campioni ha cambiato nome diventando Champions League. Fasi a gironi, più squadre, insomma più difficile e più mediatica di prima. Nel 1996, trascinata da Marcello Lippi che aveva vinto lo scudetto nella stagione precedente e da <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/calcio/storie-di-calcio/chelsea-di-gianluca-vialli" target="_blank">Gianluca Vialli</a></strong></span>, che ha anch&#8217;egli un conto aperto con la Coppa avendola persa quattro anni prima con la sua Sampdoria a Wembley contro il Barcellona, <strong>la Juventus ai calci di rigore riesce ad avere la meglio sull&#8217;Ajax</strong> di Van Gaal. Ravanelli e Litmanen firmano l&#8217;1 a 1 con cui si concludono i 120 minuti. Peruzzi dal dischetto para due conclusioni. Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic non falliscono dal dischetto. Roma, teatro della finale, si tinge di bianconero.</p>
<p><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">MONACO 1997 &#8211; </b>La Juventus con qualche nuovo innesto ma sempre guidata da Marcello Lippi domina in Europa per tre anni, raggiungendo altre due finali. <strong>La prima</strong> <strong>persa contro il Borussia Dortmund </strong>nel 1997<strong>: </strong>una sconfitta per 3 a 1 che brucia quanto quella contro l&#8217;Amburgo tanto era superiore la squadra italiana rispetto a quella tedesca.</p>
<p><strong><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">AMSTERDAM 1998 &#8211; </b></strong>La seconda finale dopo quella di Monaco è nel<strong> 1998 contro il Real Madrid con un gol di Mijatovic</strong> in evidente fuorigioco.</p>
<p><b id="yui_3_16_0_1_1433111010849_1439">MANCHESTER 2003 &#8211; </b>Fra sconfitte e tragedie <strong>la Champions assume sempre più i contorni di una maledizione</strong>. Non fa eccezione la <strong>finale del 2003: un derby italiano contro il Milan</strong>. I rossoneri in campionato sono stati nettamente battuti dalla Juventus che si laurea campione d&#8217;Italia ed è pronta a coronare, ancora una volta partendo da favorita, una splendida stagione con la vittoria della Coppa. Altra serata storta. Bianconeri stanchi e con problemi di formazione si arrendono ai rigori contro il Milan allenato da Carlo Ancelotti.</p>
<p>A volere trovare una regola in questa storia possiamo dire che a parte la prima del 1973 contro l&#8217;Ajax in tutte le altre <strong>occasioni in cui la Juventus ha raggiunto la finale ha vinto quelle in cui partiva sfavorita</strong>.</p>
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			<title>Finale Coppa Italia &#124; Amarcord Juve-Lazio 2004</title>
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			<pubDate>Wed, 20 May 2015 12:09:25 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/05/lazio2004-696x385.jpg" /> <br /> <h2 class="p1"><b>Juve-Lazio 2004, il precedente. Quando trionfò la Lazio con Mancini</b></h2>
<p class="p4"><span class="s1">Mareca gioca nel Palermo, anche se a corrente alternata. Nedved è un dirigente della Juventus. <a href='https://fundacionclavedelsol.org/ytpa5ge7a/'>تعلم اسرار الروليت</a>  Del Piero rivedrà il campo in occasione di un match benefico, incrociandosi con Andrea Agnelli e John Elkann sul manto erboso dello Juventus Stadium. Mihajlovic è l’allenatore di una buona Sampdoria, in attesa di conoscere <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/il-punto-di-vista/a-sinisa-mihajlovic-genova-sta-stretta" target="_blank" rel="noopener">il futuro che lo vorrebbe a Napoli</a></strong></span> (forse sì, forse no). Quanto a Mancini, l’attuale mister dell’Inter all’epoca era già impegnato al lavoro dalla panchina ma era in un’altra squadra e in un’altra città. </span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Sono questi alcuni dei protagonisti della <strong>finale di ritorno di Coppa Italia tra Juventus e Lazio nella stagione 2003-04</strong>. Oggi impegnati sotto diversi fronti e con altre mansioni da quelle di allora. All’epoca, invece, combattevano da una parte e dell’altra per aggiudicarsi un trofeo che – <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" href="https://www.sportreview.it/il-punto-di-vista/finale-coppa-italia-juve-lazio" target="_blank" rel="noopener">a differenza di quello in palio nel 2015</a></strong> </span>– aveva un altro significato. Oggi le due contendenti possono considerarlo un capitolo importante ma minore di una stagione condotta ad altissimo profilo, con la Juventus campione d’Italia e sorprendentemente finalista di Champions League, mentre la Lazio potrebbe conquistare la piazza d’onore in campionato o un terzo posto che la porterebbe a futuri viaggi nell’Europa più nobile. </span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Nel 2004, invece, <strong>i bianconeri si presentarono con l’idea di riscattare una brutta stagione</strong> attraverso una non facile rimonta da compiere davanti al proprio pubblico. Il 2-0 rimediato all’Olimpico pesava non poco, ma ancor più contava la sensazione di sfarinamento, per non dire di chiusura d’epoca, con lo scudetto lasciato al Milan, un’eliminazione in Champions agli ottavi di finale e Marcello Lippi all’ultima presenza al Delle Alpi in qualità di allenatore bianconero. Quanto alla Lazio, il sesto posto in campionato e la conclusione da ultima nel girone di Champions, preceduta da Chelsea, Sparta Praga e Besiktas, diceva molto di un cammino accidentato e faticoso, che la Coppa Italia poteva riscattare in extremis. </span></p>
<p class="p4"><span class="s1">La partita è vibrante. <strong>Il merito è della Juve, che riesce a riaprire le possibilità di una rimonta già nel primo tempo grazie a un gol capolavoro di Trezeget</strong>. Il francese effettua una torsione da fermo, si avvita senza saltare su un pallone calciato da Birindelli. E’ una frustata., più che un colpo di testa e Sereni ci pò fare poco. A inizio ripresa, è Del Piero a pareggiare i conti con il verdetto dell’andata. Lo fa con un tocco a porta vuota, originato dalla respinta del portiere. <a href='https://mjkzo.com/67873196/'>العاب الربح من الانترنت</a>  </span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Ma il vento bianconero non spinge abbastanza per spingere ulteriormente la squadra. E <strong>la Lazio colpisce</strong>. Lo fa due volte, mettendo in evidenza <strong>il gioco aereo nel quale eccelle Corradi</strong>. Il bomber colpisce di testa da calcio d’angolo, sovrastando nettamente un Legrottaglie troppo timido. <a href='https://www.velik.com.br/79317272/'>ترتيب البوكر</a>  Basterebbe già per portare a Roma la Coppa, ma Corradi è protagonista in occasione del pareggio, facendo da sponda per l’inserimento puntuale di Fiore. E’ il sigillo definitivo per un successo che salva una stagione e condanna la Juve a un’annata in minore, con l’eccezione della Supercoppa conquistata d’estate in terra americana.</span></p>
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			<title>F1, GP Australia: Hamilton domina, Vettel terzo</title>
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			<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 11:40:36 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/03/hamilton-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Inizia il Campionato mondiale 2015 di Formula 1: Lewis Hamilton è primo. Vettel sul podio all&#8217;esordio in Ferrari</h2>
<p><strong>Lewis Hamilton</strong> è il nuovo <em>Terminator</em> della Formula 1: a Melbourne ricomincia da dove aveva finito e riceve anche il trofeo dalle mani di <em>Arnold Schwarzenegger</em>. Il britannico, campione del mondo, parte dalla pole position e non soffre mai tagliando il traguardo davanti al compagno di scuderia <strong>Nico Rosberg</strong>.</p>
<p>Inizia dunque come meglio non potrebbe la stagione per lui, che ovviamente si prende anche la vetta della classifica piloti. La <strong>Mercedes</strong> fa così il pieno di punti mentre la <strong>Ferrari</strong> di <strong>Sebastian Vettel</strong> completa il podio di giornata: bella ed entusiasmante la sua prima gara al volante della rossa. Solo 11 macchine hanno terminato la corsa dopo i ritiri di pre-gara di <strong>Bottas</strong> su <strong>Williams</strong>, <strong>Magnussen</strong> su <strong>McLaren</strong> e <strong>Kvjat</strong> su <strong>Red Bull.</strong></p>
<p>E&#8217; durato invece solo poche centinaia di metri il Gran Premio di <strong>Pastor Maldonado</strong> su <strong>Lotus</strong>, mentre troppi problemi al pit-stop hanno causato ritiro dell&#8217;altro ferrarista <strong>Kimi Raikkonen</strong>. L&#8217;ex piloto del cavallino rampante <strong>Felipe Massa</strong> perde il duello con Vettel per il terzo posto mentre al quinto si piazza la sorpresa <strong>Felipe Nasr</strong> sulla <strong>Sauber.</strong></p>
<p>Alla fine però è andato tutto secondo le previsioni: <strong>dominio Mercedes</strong> e la speranza che la <strong>Ferrari</strong> possa ribaltare la situazione per il bene dello spettacolo.</p>
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			<title>Toro, impresa a Bilbao: espugnato il San Mames</title>
			<link>https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/il-toro-compie-impresa-al-san-mames</link>
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			<pubDate>Fri, 27 Feb 2015 08:29:11 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/02/toro-bilbao-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Ottima prova del Torino che con il cuore ma soprattutto con l&#8217;organizzazione di gioco passa per 3 a 2 in terra basca. E&#8217; la prima squadra italiana a vincere allo stadio San Mames</h2>
<p>Il <strong>San Mames di Bilbao</strong> è noto per essere un&#8217;arena in cui è difficile giocare ed in cui il pubblico rappresenta il dodicesimo uomo in campo per i padroni di casa. Il Torino, per quanto in Europa è da un po&#8217; di anni che non gioca, è famoso per il suo cuore e per la sua grinta. Ma sarebbe sbagliato leggere l&#8217;<strong>impresa granata a Bilbao</strong> come la vittoria di una squadra che l&#8217;ha spuntata solo sul piano dell&#8217;agonismo e della capacità di soffrire. <strong>Ventura</strong> ha schierato il solito 3 5 2, con <strong>Darmian</strong> sulla destra e <strong>Molinaro</strong> sulla sinistra a fare da elastico tra centrocampo e difesa, posizionandosi così con un 5 3 2 in fase di non possesso.</p>
<p>Sin dalle prime battute si vede che il <strong>Torino</strong>, per niente intimorito dalle condizioni ambientali, prova a giocarsi la partita a viso aperto e con <strong>Quagliarella</strong> <strong>sfiora per primo il gol</strong> del vantaggio. Dopo il <strong>rigore</strong> realizzato dallo stesso <strong>Quagliarella</strong> per un fallo su <strong>Vives</strong>, il Bilbao aumenta il ritmo della gara e si rende pericoloso anche se mai veramente letale in area di rigore granata. Ma il forcing c&#8217;è e <strong>Iraola</strong>, con un bel tocco sotto batte <strong>Padelli</strong> al termine di un&#8217;azione ben orchestrata. Proprio quando sembra che l&#8217;inerzia della gara possa cambiare, sul finale del primo tempo <strong>Maxi Lopez segna il suo terzo gol</strong> in due sfide contro l&#8217;Atletico. Il vantaggio è meritato: inevitabile però che l&#8217;inizio del secondo tempo la partita diventi infernale.</p>
<p>Il <strong>Bilbao pressa alto</strong> ma il Torino non si disunisce, quando può esce palla al piede e se i baschi arrivano vicino al pareggio con il <strong>palo di Williams</strong>, <strong>Maxi Lopez</strong> splendidamente servito da <strong>El Kaddouri</strong> (uno dei migliori in campo) spreca il gol della sicurezza. A gol sbagliato, ovvimanete la legge del calcio è implacabile: il <strong>gol del due pari di de Marcos è pregevole</strong> soprattutto per l&#8217;assist in profondità di <strong>Muniain</strong>. Di nuovo ci si aspetta il crollo del Torino. Ma di nuovo gli uomini di <strong>Ventura</strong>, grazie all&#8217;organizzazione di gioco, a un Quagliarella che difende bene molti palloni e alla <strong>spinta sulle fasce di Darmian e Molinaro</strong> riesce a cambiare l&#8217;inerzia della gara. <strong>El Kaddouri</strong> come in occasione dell&#8217;errore di Maxi Lopez si fa spazio sulla sinistra, il suo cross perfetto viene colpito al volo di destro sul secondo palo da <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" title="Meraviglia Darmian, dalla B al gol storico" href="http://www.toro.it/press/view/13591" target="_blank"><strong>Darmian che batte Herrerin</strong></a></span> per il terzo e definitivo gol.</p>
<p>Nessuna squadra era mai riuscita a vincere al San Mames,<strong> il Torino ha scritto una delle pagine più importanti della sua storia</strong>.</p>
<h3><strong>Highlights Atletico Bilbao-Torino 2-3</strong></h3>
<p>[jwplayer player=&#8221;2&#8243; mediaid=&#8221;7998&#8243;]</p>
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