I boarderline del calcio. La classifica dei calciatori più cattivi e duri. Dentro e fuori dal campo

In principio era il verde. Il colore del prato sul rettangolo del campo di calcio. Nell’innocenza fanciullesca lo si consumava inseguendo un pallone con l’unico obiettivo di fare gol ed esultare come in una finale dei Mondiali. Sudati e stanchi si tornava a casa al calar del sole con qualche sbucciatura sul ginocchio e qualche strappo sulla maglia. Ma crescere significava iniziare a fare anche i conti con gli schiaffi che a volte la vita ti riserva. Sul campo si cominciava così a darle e a prenderle e le brutte abitudini non tardarono a diventare la regola. Partorite forse dai cattivi esempi dei più grandi e dagli insegnamenti sbagliati di qualche allenatore improvvisato. Homo homini lupus calciatoris. L’età dell’oro del calcio giovanile venne spazzata via da un peccato capitale: l’ira, o più comunemente detta la cattiveria.

Arrivò così il rosso, il colore del cartellino che ti ricordava la direzione degli spogliatoi. Il rituale di iniziazione era compiuto attraverso la figura della vittima sacrificale che si beccava la vendetta del Tristo Mietitore con la giacchetta nera. Il primo ricevuto non si dimentica mai. L’acqua calda finiva sempre in fretta e si scopriva così un buon modo per non rimanere improvvisamente accecati dal sapone negli occhi. Questa era la genuina consolazione per spiegare quell’uscita anticipata dai riflettori. All’espulsione successiva se ne sarebbe trovata una migliore? A quell’età i dubbi esistenziali erano supremi. Dopo gli anni della formazione poi, qualcuno non ha più cercato giustificazioni e a suon di colpi proibiti ha costruito una carriera. Collezionare cartellini poteva diventare più di un semplice hobby. Una ragione di vita. Scivolate chilometriche destinate a caviglie ignare, assaggi di tacchetti, gomitate stomacali e tackle in stile ‘ndo cojo cojo. Quel tratto distintivo al retrogusto romantico di delinquenza. Il lavoro sporco però, specialmente nelle retrovie, è un (de)merito sportivo che non verrà mai riconosciuto da alcun premio ufficiale. Non ci sarà mai un trofeo anti-fairplay del calcio. Senza alcun rimpianto.

Quella classifica proviamo a  stilarla noi, scorgendo in questi 10 calciatori i bambini un po’ disadattati che facevano saltare le giunture nei campetti di periferia. E poi quelle dei grandi campioni.

10 – Fernando Couto

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Cresciuto nelle giovanili del Porto, approda nel 1994 al Parma delle meraviglie di Nevio Scala. Difensore centrale d’altri tempi, feroce nei contrasti. Era uno di quelli che se non toglieva palla, stendeva. Non si negava mai neanche nei contrasti aerei. La testa rotta era l’ultimo dei suoi problemi.

9 – Andoni Goikoetxea

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Difensore nell’Athletic Bilbao, nell’Atlético Madrid, nella Nazionale spagnola e nella Nazionale basca. È considerato uno dei giocatori più violenti della storia tanto da guadagnarsi un soprannome che non lascia spazio ad equivoci: “Il macellaio di Bilbao”, proprio per la scorrettezza dei suoi interventi. Celebre uno in cui spezzò la caviglia a Diego Armando Maradona ai tempi in cui giocava nel Barcellona.

8 – Sebino Nela

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Sebino Nela detto l’Incredibile Hulk. Dopo gli esordi col Genoa viene acquistato nel 1981 dalla Roma. Raccoglie la pesante eredità di Francesco Rocca senza mai tirarsi indietro. I tifosi giallorossi gli dedicano il coro “Picchia Sebino”. Indimenticabili le liti con Di Canio e il dito medio allallenatore del Dundee in semifinale di Coppa Campioni 1983-1984.

7 – Gerardo Bedoya

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“Mi spiace per quello che ho fatto e non vorrei essere ricordato per le mie espulsioni”. Il mea culpa del più crudo dei calciatori colombiani è il suo biglietto da visita. El Gladiator, centrocampista dell’Independiente Santa Fe, è diventato celebre quando nel 2002 ha battuto il record di cartellini rossi nel campionato colombiano: 41. Una gomitata e un calcio al viso a Jhonny Ramirez gli costarono 15 giornate di squalifica. Uno che faceva tremendamente sul serio.

6 – Thomas Gravesen

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E’ l’uomo del record assoluto di espulsioni in Premier League, ottenute con la maglia dell’Everton negli anni migliori della sua carriera. Oltre ai cartellini ha collezionato una serie di soprannomi eccellenti: “Mad Dog” , “Grave Digger” , “Shrek” , “L’orco”. Nomignoli altamente raffigurativi. Fabio Capello lo mise fuori rosa al Real Madrid quando scatenò una rissa durante un allenamento. Il suo compagno di squadra Robinho non gradì quella violenta scivolata. Permaloso. Pare che adesso se la spassi a Las Vegas con la moglie. Il calcio si è dimenticato di lui, avversari e Dei no.

5 – Marco Materazzi

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C’è chi dice che è stato lui a farci vincere i Mondiali 2006. Nella finale di Berlino, oltre a segnare due reti, Marco “Matrix” Materazzi mostra al mondo intero la sua più celebre dote: la cazzimma. Nessun intervento secco, nessuna gomitata sporca. Un semplice turpiloquio ben assestato scatena l’ira funesta di Zidane, che, con quella testata, si meriterebbe di stare pure lui in questa classifica.

4 – Vinnie Jones

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Avete presente il killer gigante che resiste ai colpi di pistola e spacca crani nei film di Guy Ritchie? E’ lui. In campo recitava più o meno la stessa parte. La controfigura di se stesso. Detiene il record per il cartellino più veloce della storia, tre secondi. E’ stato espulso 12 volte nella sua carriera. Nel Wimbledon Fc fu membro della celebre Crazy Gang, la squadra che ha vinto la FA Cup 1988 contro il Liverpool. Paul Gascoigne si ricorderà poche cose ma quella famosa strizzata di palle ce l’ha ancora ben presente.

3 – Pasquale Bruno

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Detto O’Animale grazie a un’intuizione dell’allora suo compagno di reparto in bianconero Tricella. Pasquale Bruno estese il proprio fascino a doppio taglio di “calciatore più ruvido del calcio italiano” nel Torino, agli ordini di Mondonico, ovvero colui che lottò contro l’iniziale diffidenza dei tifosi, con Moggi direttore sportivo. Diventò l’idolo della Maratona. I tifosi apprezzavano la sua durezza e lo incitavano intonando “Picchia per noi, Pasquale Bruno”. Ha collezionato più cartellini lui che gli avversari di Kasparov scacchi matti. Come lui nessuno mai.

2 – Claudio Gentile

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La marcatura su Maradona in Italia-Argentina nel Mundial 82 è l’emblema della sua carriera. Tanto da riuscire a fare coniare l’espressione “Come Gentile su Maradona”, ad indicare una marcatura a uomo tanto asfissiante da annullare l’avversario. Gli interventi a forbice in quella partita non si contano. Nella partita successiva contro il Brasile, Zico ricevette lo stesso trattamento con in più uno squarcio sulla maglia. Nel nostro calcio Gentile avrebbe fatto la doccia prima di tutti. In quello invece vinse il Mondiale.

1 – Paolo Montero

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Paolo “El cabeza” Montero, l’uruguaiano più amato dal popolo bianconero. Il cuore e la gamba tesa oltre l’ostacolo. In Sudamerica lo chiamavano Terminator, in Italia prese il nome di El Pigna, dopo il famoso episodio del pugno in faccia sferrato a Di Biagio. Il suo motto era: “O passa la palla o passano le gambe, ma entrambe mai”. Ancelotti, suo allenatore, diceva di lui: “Un puro, ma anche un galeotto mancato, però con un suo codice d’onore”. Ha collezionato il record di espulsioni con 21 cartellini diventando senza alcun dubbio il giocatore più temuto della Serie A. Non esistono altri in grado di impersonificare quanto lui la cattiveria applicata nel calcio.

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