La favola dei ducali iniziò nella primavera del 1990. Fine della storia?

Da Nevio Scala a Roberto Donadoni il passo è breve: il Parma che è ad alto rischio di perdere la Serie A per la seconda volta nella sua storia (dopo la retrocessione del 2007/08 già successiva al crollo dell’impero dei Tanzi) e questa volta potrebbe non esserci un Guidolin di turno a rimediare subito il misfatto. E’ vero, a breve verrà annunciata la nuova proprietà, ma salvo miracoli la frittata è fatta e non sarà facile anche per i nuovi presunti magnati interpretare nel modo giusto la serie cadetta. Ci riuscì invece il tecnico vicentino, attuale supervisore del triangolo dei Pozzo (Udinese-Watford-Granada) subentrando a Gigi Cagni. L’onta della retrocessione difficilmente rimarrà ascritta all’attuale allenatore bergamasco, vecchia grandissima gloria del Milan di Arrigo Sacchi, ovvero colui che fece conoscere il Parma (vera e propria favola del calcio moderno) ai grandi palcoscenici con quello strepitoso cammino in Coppa Italia 1987-88, quando acciuffò per la seconda volta gli ottavi di finale mettendo alle corde il primo Milan di Berlusconi. Al che poi il presidente rossonero se ne innamorò e riscrisse la storia.

Storia che in casa emiliana fu appunto invece legata al nome dell’emergente Nevio Scala, tatticamente diverso da Sacchi, ma parimenti arguto e certamente più abile nel creare una squadra-famiglia, quella dopo appena un anno di Serie A mette in bacheca una Coppa Italia (1991), poi addirittura già la Coppa delle Coppe nel 1993 e la Coppa Uefa due anni dopo. E’ un cammino costellato a questo punto anche da grandi campioni grazie alla multinazionale Parmalat che può competere sul mercato con i grandi del calcio internazionale. Anzi, del mercato quel Parma riscrive i confini finanziari (insieme poi alla Lazio di Cragnotti e al gruppo Cirio) fino al bubbone che decreta la fine di un’era alla quale è mancato solamente lo scudetto (sfiorato con Carlo Ancelotti allenatore quando sfidò ad armi pari la Juventus di Marcello Lippi).

Tutto cambiò nel 2004, anno del rischio fallimento, cioè del fallimento pilotato che portò alla presidenza del commissario Enrico Bondi. Ma questo è un altro discorso, solo in parte legato al calcio giocato sul campo. Tre anni di mezzo calvario societario, una salvezza targata Ranieri e l’anno di Serie B che cancella comunque una storica permanenza in massima serie. Il secondo spartiacque è la qualificazione all’Europa League non concessa dall’UEFA, che evidentemente le sue ragioni le aveva davvero. C’era già qualcosa che non andava, oggi abbiamo capito perché. Il Parma però non c’è più. Quella squadra “simpatia”, società modello, isola felice per tanti campionissimi (tra cui il bulgaro Stoichkov, il colombiano Asprilla, lo svedese Brolin, il miglior Mutu di sempre, il miglior Adriano di sempre, Hernan Crespo e Juan Sebastian Veron soltanto per citarne alcuni). Non c’è più dal 2004. Il resto è stato fumo negli occhi.

CONDIVIDI