Sandro Mazzola, secondo al Pallone d’Oro nel 1971

Nella top Ten del Pallone d’Oro c’era già entrato nel 1965 e nel 1970. Normale, a ben pensarci, vista la risonanza internazionale delle imprese di Sandro Mazzola, che nel primo caso vince tutto con l’Inter (dallo scudetto alla Coppa Intercontinentale) e che nel secondo fa parte dell’Italia che rappresenta la migliore nazionale tra le europee partecipanti ai Mondiali in Messico. Il secondo posto del 1970, alle spalle di Johan Cruyff, è un riconoscimento della stagione che porta il figlio del grande Valentino all’ennesimo tricolore in carriera ed insieme uno sguardo lungimirante verso l’immediato futuro, considerando che Ajax-Inter sarà proprio la finale della Coppa dei Campioni del 1972, con trionfo di squadra e personale del numero 14 olandese.

I voti non si giustificano solo con i risultati ottenuti, ma anche con l’impressione di originalità che sanno suscitare i giocatori. Sandro Mazzola lo è perché sa fare l’attaccante risolutore ed è anche un perfetto rifinitore, abbina velocità ad astuzia, ha la statura del leader dopo essere stato il ragazzino esplosivo dei primi tempi. Un repertorio vasto, che lo porta a essere il grande condottiero di una rimonta improbabile, con l’Inter che chiude l’anno 1970 al quarto posto e che di partita in partita riesce a scalare la classifica, fino al sorpasso sui cugini del Milan (e su Gianni Rivera, il suo alter ego mediaticamente più celebrato, nel bene e nel male, oltre che Pallone d’Oro nel 1969). Ed è proprio Sandro Mazzola a siglare la rete del 2-0 nel derby di ritorno che fa capire come i nerazzurri posseggano una marcia in più rispetto ai rossoneri.

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