Era davvero impossibile marcare Johann Cruijff? Anche Beppe Furino visse l’esperienza sulla propria pelle…

Stuy, Suurbier, Hulshoff, Vasovic, Krol, Neeskens, Mühren, Haan, Rep, Cruijff, Keizer. Chi non ha mai imparato a recitare a memoria questa cantilena olandese ha a che fare con il calcio in modo superficiale. Si tratta del mitico Ajax degli anni 70, capace di dare lezioni di calcio a tutte le latitudini per quasi una decade facendo anche da perno dell’Olanda che perse due finali mondiali di fila, con addirittura tre coppe continentali per club consecutive, una delle quali nella finalissima del 1973 a Belgrado contro una delle Juventus più forti di sempre.

Non ci fu nulla da fare per i bianconeri, i quali persero di misura per mano del gol del centravanti Rep, in balia del gioco dei tulipani per tutto il corso della partita. Era difficilissimo affrontare quell’Ajax: se davi spazio, erano subito in porta, se accorciavi dietro non uscivi più dalle pressioni a tutto campo. Era il calcio di oggi fatto 40 anni prima. Non senza una stella di primordine che potesse far la differenza in qualunque momento. Il suo nome è Johann Cruijff, giocatore senza posizione, primo vero interprete europeo a tutto campo, letale nei dribbling e negli affondi, scattista da piede di velluto, egocentrico eppure assistman straordinario.

Per capirne di più è utile capire come quella Juventus cercò di arginare l’ondata olandese, cosa che in parte gli riuscì ocn la diretta conseguenza di non rendersi praticamente mai pericolosa. Insomma, Vycpalek spingeva all’1-0 all’italiana con un colpo, un calcio fermo, un errore altrui. Invece arrivò l’1-0 all’olandese, frutto del predominio territoriale, dello scambio continuo di posizioni a centrocampo e in attacco, il modo migliore per far saltare le marcature di cui i bianconeri erano maestri. Così accadde che il dispositivo juventino sbagliò una volta sola, per pochi centimetri, e tanto bastò.

Beppe Furino, storico capitano della Juventus e maestro di marcature e inseguimenti a tutto campo, ricorda: “Quando Cruijff arretrava, cosa che faceva sovente, me ne occupavo io. Anche quando svariava sulle corsie laterali. Era furbo, impareggiabile nel primo controllo, ma chiudevamo bene gli spazi. Sapevamo che in velocità era imbattibile e immarcabile. La logica era quella: io a tutto campo, poi Morini quando entrava in area di rigore. Al che io lo lasciavo. L’idea era buona, ma non ci portò alla vittoria”. Troppe le energie da decicare a un campione come Cruijff dentro una squadra di campioni convinti della propria forza e forti di una serenità inconsapevole che ha messo quell’Ajax al primo posto delle squadre più forti di tutti i tempi secondo la classifica stilata dall’autorevole magazine “Four-Four-Two”.

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