Roma ko, Fiorentina avanti trascinata da Mario Gomez e Manuel Pasqual

Dopo l’uscita dalla Champions League e un campionato sempre più difficile dati i 7 punti di distacco dalla capolista, la Roma dice addio alla Coppa Italia. Ma, oltre che la sottolineatura dei meriti della Fiorentina (non pochi e non banali), più che guardare al senso della stagione in corso (ancora tutto da definire), per Garcia è bene concentrarsi sull’ultimo periodo che sta vedendo la squadra lontana dalla vittoria. E, soprattutto, incapace di durare 90 minuti. Ieri sera ha corretto la recente e perdurante distorsione dei primi tempi buttati via. Ma la coperta si è dimostrata ugualmente corta e dopo un’ora di gioco i padroni di casa non si sono più ritrovati, con l’aggravante del crollo sulla fascia dove Pasqual ha fatto saltare il banco, bucando a più riprese un Maicon in palese difficoltà e partecipando da protagonista con i due assist decisivi per il sornione Mario Gomez.

E dire che la Roma non era partita male. Nei primi 45 minuti l’impressione è che i giallorossi fossero più brillanti e che riuscissero anche ad andare al tiro con una certa frequenza. Certo, alcuni limiti si vedevano, è strano che sia sempre e solo Nainggolan il giocatore più puntuale alla battuta a rete, ma ci sono state alcune di quelle combinazioni stile rugby che hanno contrassegnato le fasi migliori del gioco di Garcia. Il problema vero è che non è mai scattato il dialogo tra gli attaccanti, cosa che a Firenze in campionato aveva permesso di riagguantare la gara nella ripresa e di arrivare anche vicino alla vittoria. Quando a inizio ripresa Ljajic ha finalmente trovato lo spunto per presentarsi in area, Totti è apparso impreparato, quasi sorpreso dal suo invito. E lì si è capito che le risorse offensive della Roma erano ipotecate da una sfiducia serpeggiante. Un sentimento dilatato a dismisura appena la squadra si è trovata in svantaggio. La Roma in tutto il secondo tempo ha concluso solo due volte, senza mai centrare lo specchio della porta. Per la Fiorentina è stato piuttosto agevole gestire il finale e la rete dello 0-2 non è stata altro che l’inevitabile conseguenza di una partita gestita in tranquillità.

Detto di Pasqual, i viola sono apparsi anche più in fiducia. Lo stesso Gomez, pur soffrendo alquanto la mancanza di rifornimenti precisi si è fatto trovare pronto quando è stato il momento di fare la differenza (per lui quarto centro in Coppa Italia, evidentemente il suo luogo di “cura”). E anche nel primo tempo, nonostante una sterilità pressoché totale, la formazione messa in campo da Montella ha recuperato palla alta, ha dimostrato maggior verve individuale e non ha mai cessato di tentare verticalizzazioni veloci. Diamanti corre molto e ha idee, oltre a prendere numerosi falli. Non avrà la classe di Cuadrado, ma certamente i compagni ci hanno messo molto poco a cercarlo con insistenza e a considerarlo un punto di riferimento. Lui, dal suo canto, sembra più che disponibile a velocizzare il gioco e a evitare personalismi, integrandosi perfettamente nei compiti disegnati dal tecnico. Inoltre, ed è qui che la vittoria è apparsa più netta di quanto denunci il risultato, i viola sono stati bravissimi nel finale a non intestardirsi in percussioni squilibranti, decidendo strategicamente di colpire di rimessa e riuscendovi a un minuto dal novantesimo.

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