Per l’Italia conta il fattore Allegri

E’ sempre difficile valutare una competizione come la Champions League secondo i principi dominanti, le idee più radicate che non possono che maturare nel lungo periodo e – di conseguenza – nei campionati. Si rischia di non capire fino in fondo “stranezze” come il Borussia Dortmund che rischia la retrocessione in Germania mentre in Europa mantiene stimoli e brillantezza non lontane da quelle che due anni fa hanno permesso di conquistare la finale. Ed anche il trasferimento tout court delle migliori situazioni tra patria e continente non sempre sta dentro l’onda lunga. Non è detto che Real Madrid, Bayern o Chelsea, che sono in testa nel proprio torneo e hanno mantenuto le loro caratteristiche anche nel girone di Champions League, debbano per forza essere tre delle quattro semifinaliste che verranno proposte nel 2015: il fattore sorteggio può anche portare a qualche occasione di eliminazione anticipata, ma anche mantenere una forma così scintillante per tutta l’annata è tutt’altro che scontato anche per club che annoverano campioni straordinari e lasciano pensare a un vero e proprio dominio.

Restano però alcuni dati incontrovertibili che rendono la Champions League un luogo dove le gerarchie vengono per lo più rispettate, come se fosse un campionato concentrato in un numero estremamente minore di gare. Le questioni principali sono fondamentalmente due.  La prima è la quasi totale fissità della qualificazione rispetto alle fasce di sorteggio. C’è una sola eccezione nel gruppo C, dove Bayer Leverkusen e Monaco hanno capovolto totalmente la situazione, spodestando un esausto Benfica e un troppo ondivago Zenit. Per il resto, prima e seconda estratta nell’urna sono passate ed anche il Basilea, che non ha il prestigio del Liverpool, possedeva comunque una posizione superiore nel ranking e negli scontri diretti – con un successo in Svizzera e un pareggio “tranquillo” in Inghilterra – si è visto che qualcosa vuole dire.

La seconda è l’ipoteca che grava sugli ottavi di finale. Nella scorsa Champions League, tutte le seconde classificate sono state eliminate. E anche con una certa brutalità, se si considera che ben 6 degli incontri hanno visto la squadra di casa perdere e solo il Galatasaray e l’Olympiacos hanno mantenuto una porta aperta al passaggio del turno, chiusasi poi nei match di ritorno allo Stamford Bridge e all’Old Trafford.

Infine, un’ultima valutazione. Il discorso relativo ai club diventa ancor più netto per quanto riguarda le appartenenze nazionali. Nell’ultimo biennio solo la Germania ha proposto sempre tutte e 4 le squadre agli ottavi, addirittura non cambiandole (Bayern, Borussia Dortmund, Bayer Leverkusen e Schalke 04). Dietro ci sono Spagna e Inghilterra (quanto manca il Manchester United!), si rafforza la Francia (al Psg aggiunge il Monaco), permane il fattore Allegri per l’Italia (il Milan ieri, la Juventus oggi). Nel resto dell’Europa si limitano a una sostituzione, evitando così di registrare un processo di crescita più strutturale: Svizzera, Portogallo e Ucraina prendono così il posto di Grecia, Russia e Turchia.

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