Sono loro i veri flop d’inizio stagione

Che cos’è un flop? La risposta è più complicata di quel che sembri a prima vista. Perché non basta un deficit di rendimento a giustificare l’ingresso da protagonisti in questa speciale classifica. Per “meritarsi” il rango di delusione della stagione, o almeno di questa prima parte, devono sussistere almeno due condizioni.

La prima è la continuità delle prestazioni negative, in modo da stabilire una striscia che va ben oltre la semplice concatenazione d’indizi e finisca per configurarsi alla stregua di prova inoppugnabile. La seconda è lo scarto evidente, per certi versi finanche scioccante, tra la negatività odierna e l’essere stati punti di riferimento irrinunciabili nel passato. E non un secolo fa, ma anche solo pochi mesi prima, nella stagione che li aveva collocato nel cono di luce di una gloria che sembrava ben più duratura.

Il podio della Serie A 2014-15 vede tre attaccanti, anche se ogni classifica non può che essere arbitraria, figlia di impressioni personali. Ma quel che è certo è che Palacio, Keita e Paloschi mancano terribilmente alle loro squadre e chissà quanto la classifica di Inter, Lazio e Chievo sarebbe migliore se avessero mantenuto un comportamento virtuoso e coerente con il 2013-14.

L’argentino nerazzurro è un caso clamoroso. Ok la condizione precaria tipica di un dopo Mondiale, ma 15 gare senza neanche un gol di Palacio (con latitanza pure in Europa League) sono numeri impressionanti per un giocatore che un campionato fa ha messo a segno 17 reti, molte delle quali di autentica bellezza.

Il laziale si è perso. D’accordo, Keita è un ragazzino e il tempo gioca dalla sua parte. Ma nell’ottica di Lotito, forse andava monetizzata la sua esplosione con minori pretese di quelle espresse quest’estate, tali da spaventare chiunque si avvicinasse. Infortuni, angosce varie, mancanza di fiducia. Questo è il presente di un talento vero, che sarebbe un peccato perdere ancor prima di averlo visto all’opera in maniera più compiuta.

Infine, il clivense. A furia di aspettarlo come il nuovo Inzaghi, Paloschi ha visto Pippo finire a fare l’allenatore, mentre lui non riesce mai a confermare le pur ottime premesse esistenti. Recentemente ha segnato a Cagliari e qualcuno ha anche scritto che di uno come lui Zeman avrebbe bisogno come il pane. Poi, sette giorni dopo, contro l’Inter si è mangiato un gol che sa fare e che lo confina nell’area dei perenni incompiuti, una riserva indiana che fatalmente lo intristirà sempre di più.

CONDIVIDI