Cosa dice la pausa della Bundesliga

Quando si vince un campionato con 21 punti di vantaggio è giocoforza pensare che anche la stagione successiva possa mantenere una certa coerenza. Se poi a creare quel distacco è una corazzata come il Bayern Monaco, capace di assorbire la botta presa in Champions League dal Real Madrid, è logico che non ci siano molte incertezze circa la lotta per il titolo in Bundesliga. E difatti, la formazione di Guardiola, con i suoi 11 punti di vantaggio sul Wolfsburg, può guardare con totale fiducia all’avvio del ritorno a fine gennaio, quando proprio lo scontro diretto con la seconda classificata rischia di mettere una pietra tombale sul torneo. In questi casi, diventa più interessante scoprire i numeri della lotta con se stessi che Muller e compagni stanno facendo, in modo da comprendere ancor meglio il senso di quella che si può definire una vera e propria dittatura, qualcosa di più che un dominio.

Il Bayern 2013-14 aveva chiuso il girone d’andata a 44 punti, con 7 lunghezze di vantaggio sul Bayer Leverkusen e una gara in meno perché impegnato a giocare e vincere il Mondiale per club. Tenendo conto quindi della leggera differenza di una gara, il Bayern chiude il 2014 con 1 punto in più rispetto al 2013, segna leggermente di meno (41 contro 42), ha soprattutto una capacità difensiva incredibile (4 reti, l’anno scorso erano il doppio).

Mandzukic era il bomber più prolifico con 10 centri, preceduto proprio da quel Lewandowski che lo ha sostituito. Ma contrariamente alle previsioni, non è l’ex cannoniere del Borussia Dortmund oggi al vertice tra i goleador della squadra, ma quel Robben che offre un contributo sempre decisivo per le magnifiche sorti della capolista.

Oltre al Bayern, se il campionato tedesco merita il soprannome di Boomdesliga non è solo per le condizioni strutturali che lo rendono affascinante, dagli stadi strapieni al gioco sempre vivace o offensivo. A renderlo vivo è anche la mobilità interna alle gerarchie della squadra, un insieme di sovvertimenti ai quali né inglesi, né spagnoli e italiani sono abituati. Resta da vedere se i verdetti delle prime 17 giornate verranno mantenuti al ritorno, ma i casi per ora sono davvero clamorosi.

Il Borussia Dortmund passa dal quarto al penultimo posto, segnando esattamente la metà (una certa fragilità difensiva l’ha sempre denunciata, anche nei momenti migliori). Leggermente più positiva, ma ugualmente deludente è la situazione dell’Hertha Berlino (-7 posizioni), dello Stoccarda (da un comodo centroclassifica alle zona pericolo) e del Werder Brema (che sconta l’innalzamento della quota salvezza).

Davvero paradossale, poi, è la situazione di un’altra nobile decaduta, l’Amburgo, che conferma il suo quattordicesimo posto, ma si è rivoltato come un calzino. Dai 33 gol segnati nell’andata del 2013-14 è passato a soli 9 gol, che lo rendono l’attacco più anemico dell’attuale Bundesliga. In compenso, la difesa groviera delle 38 reti incassate è diventata con 19 degna di una squadra dalle ambizioni decisamente più grandi rispetto a quelle oggi coltivate.

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