Un normale pomeriggio di trionfo

La Bundesliga è già finita. O meglio, le incertezze eventuali e residuali sulla terza conferma del Bayern Monaco al vertice del campionato sono già crollate con l’acquisizione matematica del titolo d’inverno, il +9 sulla seconda (il Wolfsburg), il liquefarsi dei club concorrenti della stagione precedente (Borussia Dortmund in primis, relegato nei bassifondi), l’incredibile saldo dopo 15 giornate tra gol fatti e quelli incassati (37-3). Basta un normale pomeriggio di dicembre per rendersi conto di cosa sappia essere lo squadrone di Guardiola.

Gioca sul campo dell’Augsburg, che sta facendo benissimo e che arriva da una striscia di 4 vittorie consecutive. Nel primo tempo sembra non avere né troppa urgenza di recuperare palla (tanto i padroni di casa non riescono a pungere), né troppe idee se non iniziative individuali di Robben. La manovra non è intensa, si cerca con insistenza Xabi Alonso per avere un po’ d’ordine, gli scambi nel breve alla ricerca della normale superiorità tecnica non sono ispirati. 0-0 ed è giusto così, ma prima che ci sia il tempo di dedurne qualche riflessione su una squadra che potrebbe anche permettersi qualche pausa in un cammino travolgente, ha un tale vantaggio che niente e nessuno può insidiarlo, ecco che nella ripresa il Bayern Monaco si trasforma in un ciclone. Che significa 4 gol in 13 minuti! E i primi 3, a dimostrazione di una qualità inaccessibile, su conclusioni che vanno a toccare il palo interno, precise e letali al millimetro.

9 occasioni contro nessuna; 26 tiri contro 6; 9 occasioni da rete senza che Neuer faccia un intervento minimamente accettabile, se non qualche tradizionale uscita fuori porta. Questo è il sabato di trionfo di chi può permettersi di tenere fuori Alaba, Lahm, Gotze e Muller. Altro che tiki taka corretto alla bavarese: il possesso del Bayern Monaco dà sempre l’idea di poter far scattare la verticalizzazione decisiva e che il suo 4-2-3-1 sia il modulo giusto per proporre diverse soluzioni offensive. Nessuna staticità, molto movimento, eppure continuo raggiungimento di una stato organizzativo armonico. In patria non c’è chi possa batterlo (e brave le 3 squadre che sono riuscite a pareggiare. Sarà l’Europa, eventualmente, a determinare un diverso corso degli eventi.

CONDIVIDI