Il colpo di testa di Maraschi decise Sampdoria-Lazio 1974

Prima di pensare al derby della penultima giornata, la Lazio di Stefano Pioli ha assoluto bisogno di trovare un risultato positivo a Genova, in casa del suo ex Mihajlovic. Altrimenti, in caso di totale passaggio a vuoto, i cugini della Roma potrebbero scavare un solco di 4 punti che potrebbero anche rendere molto meno decisivo lo scontro diretto e a quel punto sarebbe Napoli-Lazio a decidere l’esito della stagione. Sospesa quindi tra un possibile clamoroso secondo posto (impensabile a inizio stagione) e un altrettanto clamorosa esclusione dalla zona Champions League (perché le occasioni per raggiungerla sono state un bel po’ e lo spreco non è mancato), la Lazio è conscia che l’impegno di Marassi è realmente difficile. Lo dice il presente, con la Sampdoria in piena corsa per un posto in Europa League. E lo dice la storia, perché un Sampdoria-Lazio del 1974 è ancora nella memoria di tanti per l’esito e pure per l’andamento.

Dici 1974 e non può non venire un tuffo al cuore al popolo biancoceleste. Quello è l’anno del primo incredibile scudetto dell’Aquila e proprio alla vigilia del big match con la Juventus, in ritardo di 4 punti in classifica (l’equivalente dei 6 di oggi), i ragazzi di Maestrelli si recano a far visita a una Sampdoria che sta in fondo alla classifica. Una situazione che regalerebbe ansia a chiunque, non ai blucerchiati, perché, come spiega l’ala sinistra Cristin, “una squadra che deve lottare con i denti come la nostra ha il vantaggio che non ha niente da perdere giocando contro la prima in classifica”. Ed effettivamente sul campo va così, con i padroni di casa che appaiono più sciolti sin dalle prime battute dell’incontro e impostano la gara sul piano del ritmo, mentre gli ospiti appaiono votati a una gara impostata sul contropiede, soluzione non adottata generalmente da Tommaso Maestrelli, un mister innovatore, spesso associato a letture all’avanguardia, di stampo quasi olandese, del suo calcio.

Lo stesso mister provvede a minimizzare l’esito dell’incontro, deciso da un colpo di testa di Maraschi che devia verso la porta una punizione calciata da Sabatini. A chi gli ricorda a fine gara di essere stato facile e giusto profeta nell’avere detto che il discorso scudetto era tutt’altro che chiuso, soprattutto adesso che la Juventus ha ridotto a sole due lunghezze il distacco, il mister risponde sicuro della bontà delle proprie affermazioni: “C’era qualcuno che diceva che io ero un pessimista. No: a me piace stare con i piedi per terra come lo sono stato fino ad oggi”. E’ il profilo giusto, anche perché lo accompagna a un atto di fiducia tutt’altro che scontato: “Sono sicuro che domenica con la Juve la Lazio farà la partita più bella della stagione”.

Effettivamente andrà così. E la vittoria sui campioni d’Italia sarà il lasciapassare per la conquista del titolo, anche se manca ancora molto al termine del torneo. Le polemiche di Genova – con accuse anche di regolamenti di conti negli spogliatoi tra giocatori non ben identificati – lasciano posto a tutt’altro genere di considerazioni. Resta oggi il significato di quella domenica: occhio Lazio, anche la tua versione più mitica con la Sampdoria ha incontrato una giornata difficile.

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