Nel 2003 un giovane Di Natale decise Milan-Empoli

Per essere ingenerosi o spietati nei confronti del Milan di Inzaghi si sottopone spesso a confronto diretto la rosa dei bei tempi con quella odierna, scegliendo una qualunque delle edizioni migliori del grande ciclo berlusconiano. Ovviamente, l’attuale mister rossonero non può che essere conscio della differenza di valori, ma sa anche che nei momenti difficili – e questo lo è – anche formazioni non eccelse possono trovare la forza per grandi exploit, mentre squadre lanciate vanno incontro a rovesci del tutto imprevedibili. E’ il caso di un Milan-Empoli che è rimasto nella storia perché ha sancito la prima affermazione dei toscani a San Siro grazie a un acuto del “solito” Di Natale (termine che usiamo sempre per questioni legate all’Udinese ma che va benissimo anche per la sua esperienza precedente).

Eppure quel Milan avrebbe vinto da lì a poco la Champions League. E, ancor più importante per quantificare la sorpresa regalata dall’Empoli, appena sette giorni prima proprio Inzaghi aveva deciso il derby con l’Inter. Oggi la formazione allenata da Sarri è senza ombra di dubbio un brutto cliente, specializzato in pareggi anche perché ha una difesa piena di giovani interessanti, gioca bene, possiede un regista come Valdifiori che è uno dei pochi che sa ancora cosa significa effettuare l’ultimo passaggio e proprio per questo si parla di un interessamento da parte del Diavolo. Ma in attacco, per quanti sforzi faccia l’allenatore per inventare nuove soluzioni, l’Empoli difetta alquanto di concretezza, anche se l’ultimo Maccarone visto all’opera con il Cesena potrebbe bastare per mettere in crisi la retroguardia rossonera, apparsa legnosa più e più volte.

Torniamo a quel 2003. In quel Milan-Empoli, nel quale la differenza la fece un contropiede iniziato da Rocchi (un altro bomber che oggi servirebbe come il pane a tante squadre), Carlo Ancelotti poteva schierare un bel gruppo di giocatori. Giusto per limitarsi a qualche esempio che possa suscitare accostamenti con l’oggi, in difesa c’erano Nesta e Costacurta, alle prese con una seconda giovinezza in quella stagione. A centrocampo Ambrosini cuciva i reparti, mentre Serginho apparve piuttosto nervoso in quella partita, forse anche per l’eccessiva quantità di cross sbagliati. Rivaldo compiva 31 anni, li festeggiava male e non appariva all’altezza della fama che lo ha visto vincere il Pallone d’Oro qualche anno prima. Al centro dell’attacco, a battagliare e a chiedere un rigore non accordato da Messina, c’era naturalmente Pippo Inzaghi. Con il sangue agli occhi, poco aiutato dal partner Tomasson, autore di due conclusioni rabbiose ma neutralizzate dal portiere Berti, il migliore in campo.

Ancelotti perse quella gara per eccessivi cambi nell’undici di base, giustificati dalla distrazione Champions League. Quella che oggi appare un miraggio, a meno di miracoli nati da prestazioni in serie, a partire naturalmente da Milan-Empoli.

CONDIVIDI