Sembra passato un secolo e invece sono solo 3 anni. Era il momento del diciottesimo tricolore del Milan. E di un acquisto che avrebbe dovuto far svoltare il futuro…

Domenica 8 maggio 2011. Milano rossonera affolla Piazza del Duomo a Massimo Ambrosini ha le idee chiare su cosa devono fare i cugini dell’Inter, ormai ex campioni d’Italia (non c’è altro da aggiungere, no?).

La festa dura fino all’alba, spara a tutta pagina il Corriere dello Sport ed è anche giustificata perché il tricolore manca al Milan da 7 anni che, ridendo e scherzando, non sono proprio pochi.

Ora, è normale che il vostro occhio vada sulla foto di Adriano Galliani e Barbara Berlusconi, magari per rintracciare  embrionali dissapori che sarebbero poi esplosi nella corrente stagione.

Ed è ancor più corretto che la vostra percezione non rimanga indifferente al lancio sul litigio di Mazzarri con De Laurentiis e all’ipotesi che in mezzo ci fosse la Juve (ma Conte all’Inter lo vedreste, nello scambio delle parti?).

Ma il vero scoop del senno di poi è ciò che viene definito “l’annuncio”. Ecco Taiwo, il giocatore pensato per alimentare la vocazione internazionale del Milan, l’acquisto buono per una Champions League coerente con il meraviglioso curriculum rossonero. Non fate Matteo Renzi con Stefano Fassina, non sparate subito un “Taiwo chi?” anche se potreste sentirvelo dentro, venire su a tradimento. Il nigeriano proveniente dal Marsiglia in qualità di occasione di mercato a parametro zero è stato poco più che una comparsa: 4 presenze in campionato, altrettante in Europa per l’appunto e già a gennaio del 2012 si ritrova in ben altro contesto e campionato (Qpr, Premier League). Pochi mesi in Inghilterra e il Milan lo ha inviato in Ucraina, presso la Dinamo Kiev. E neanche lì, francamente, ha convinto più di tanto. Infine, l’approdo in Turchia nella scorsa estate.

La domanda vera alla radice di tutti questi viaggi è sempre quella, anche se può sembrare ironica è serissima: non è che Galliani con il Marsiglia di mezzo finisce per perdere sempre la luce (della ragione)?

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