In Argentina la violenza è parte della cultura del calcio. Il fenomeno delle Barra Bravas

“Doveva essere una festa, ha finito per trasformarsi in uno scandalo”. Ha commentato così il quotidiano argentino El Clarin, la sospensione del Superclásico di Buenos Aires, Boca Juniors-River Plate, valevole per l’accesso ai quarti di finale della Coppa Libertadores 2015.

Durante l’intervallo della gara di ritorno alla Bombonera, sullo 0-0 e con il Boca virtualmente eliminato dopo l’1-0 dell’andata, alcuni giocatori del River sono stati aggrediti dai tifosi avversari che hanno eluso la sorveglianza, superato le recinzioni e diffuso uno spray urticante nel tunnel che portava agli spogliatoi. Risultato: vittoria a tavolino del River Plate, 4 partite a porte chiuse per il Boca Juniors e divieto per i suoi tifosi di assistere ad altrettante trasferte del club, oltre a una multa di 200mila dollari.

Per capire meglio però questa ennesima pagina nera del calcio argentino, bisogna partire da una prima analisi sull’odio viscerale tra Boca e River, che si ascrive nella storia dell’Argentina. Un’eterna rivalità non solo calcistica. Le due squadre rappresentano infatti un contesto di disuguaglianza economica: a Buenos Aires, il Boca ha sede nell’omonimo quartiere abitato dalla classe operaia della città. Il River risiede invece in un’area residenziale della capitale e il suo soprannome “Los Millonarios” fa ben intendere la maggiore ricchezza del club.

Oltre a questo contrasto socioeconomico, i disordini riflettono una società argentina sempre più violenta, dove la criminalità di strada è in continuo aumento. Ma gran parte della violenza può essere ricondotta alle ostilità tra fazioni rivali delle Barra Bravas, la versione argentina degli hooligans inglesi che utilizzano armi da fuoco e coltelli negli scontri e che operano come veri e propri gruppi di criminalità organizzata. La principale fazione di supporters del Boca, La 12 e quella del River Plate, Los Borrachos del Tablon, sono state inserite nella lista delle 10 tifoserie più violente al mondo.

Secondo i pubblici ministeri e altri esperti che hanno studiato a lungo il fenomeno, le Barra Bravas si impegnano in attività legali e illegali, tra cui la vendita di stupefacenti, spesso con la copertura e la complicità di polizia, politici e funzionari dei club. Poi ci sono altre attività illecite come estorsioni, bagarinaggio, racket dei parcheggi auto e vendita di merchandising non ufficiale. Alcuni inquirenti sostengono che prendano anche una percentuale sulla vendita dei giocatori. Nel 2007 una disputa relativa alla cresta sulla cessione al Real Madrid dell’attaccante del River, Gonzalo Higuaín, potrebbe esser stata la causa principale della morte di un tifoso.

Gustavo Grabia, giornalista e autore di un best-seller sul fenomeno dei gruppi ultras argentini, ha scritto che le Barra Bravas dei top club, come il Boca Juniors, guadagnano più di 300.000 pesos al mese (circa 70 mila dollari), mentre il leader di un gruppo arriva a guadagnare circa 15.000 dollari al mese.

Le Barra bravas sono accusate di molti dei circa 300 decessi relativi al calcio in Argentina dal 1924, quasi la metà dei quali si sono verificati negli ultimi 20 anni. Il rapporto è stato stilato da Salvemos Al Futbol, un’organizzazione non governativa bonaerense impegnata nella lotta alla violenza nello sport.

La questione della violenza nel calcio è diventata così dilagante negli ultimi dieci anni che i funzionari hanno più volte impedito ai tifosi di assistere alle partite in trasferta. Era cominciato tutto come una misura straordinaria contro la violenza negli stadi. La decisione fu presa per evitare gli scontri tra tifoserie avversarie ma ben presto si è capito che il provvedimento non era sufficiente.

I tifosi ospiti non sono infatti sempre il problema principale. Quando nel 2011 il River Plate è retrocesso in Primera B Nacional per la prima volta in 110 anni di storia, i suoi tifosi hanno rivoltato lo stadio, lanciando seggiolini, pietre e pali di metallo sul campo e la polizia ha reagito sparando gas lacrimogeni sugli spalti. I tifosi hanno poi scatenato la guerriglia fuori dal Monumental attaccando anche i giornalisti. Alcuni gruppi di ultras hanno costruito barricate intorno all’impianto per rendere impossibile l’uscita dallo stadio dei giocatori. La polizia è intervenuta usando proiettili di gomma e idranti d’acqua per cercare di sedare il caos.  Si stima che circa 70 persone siano rimaste ferite, tra cui 35 poliziotti e circa 100 persone siano state arrestate.

“Affermare il controllo sui tifosi indisciplinati è più complicato che in Inghilterra”, hanno detto gli esperti che monitorano la violenza nel calcio in Argentina. Nel Regno Unito, dove il fenomeno è stato praticamente debellato, molti hooligans erano operai alla ricerca di scontri nel fine settimana sportivo. In Argentina, le Barra Bravas hanno legami con gli ambienti della politica, le alte sfere della polizia e dei club. I politici li sfruttano come “forza d’urto” contro i sindacati che appoggiano politici rivali e i pubblici ministeri li accusano infatti di aver commesso degli omicidi di lavoratori sindacalizzati.

Alcuni dei capi delle Barra Bravas hanno guadagnato l’ammirazione di giovani leve di tifosi. Quando escono dal carcere e tornano allo stadio, firmano autografi come calciatori famosi. Con il richiamo crescente all’estero dei contratti milionari, molti campioni del calcio argentino lasciano il Paese per andare a giocare in Europa. L’Argentina ha esportato ed esporta tuttora i migliori giocatori di sempre. Maradona e Messi su tutti. “Non c’è tempo per i bambini di identificarsi con un giocatore, come l’idolo del loro club”, ha dichiarato lo scrittore Gustavo Grabia, “così si identificano con i Barras”.

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