Il precedente Monaco-Juventus nella Champions League del 1998

Arrivare allo Stade Louis II con un 4-1 è ben altra cosa dell’1-0 maturato la scorsa settimana allo Juventus Stadium. Non solo per l’ovvia differenza di punteggio e delle garanzie che questo comporta. E’ che segnare 4 gol all’andata, come successe nel 1998, è un segno di straordinaria forza e competitività. A maggior ragione se nel turno precedente lo stesso punteggio lo si è andato a conquistare sul campo della Dinamo Kiev del colonnello Lobanovsky, un tipo che generalmente non ti permette simili passeggiate in casa sua.

Ma anche quel Monaco non è lo stesso di oggi. Anzi, i tifosi monegaschi si augurano che dal bel gruppo di giovanotti odierni (Martial su tutti, ma anche quello straordinario cursore di centrocampo che è già Kondogbia) possa nascere qualcuno in grado di riprodurre la carriera di due giovani promesse dell’epoca: Thierry Henry e David Trezeguet. Due che proprio a Torino trascorreranno avventure totalmente diverse e che anche in quella serata vissero una partita di carattere diverso. A brillate maggiormente fu la futura stella dell’Arsenal, capace anche di segnare un gol. Il bomber che ha invece caratterizzato un’epoca alla Juventus non fece abbastanza per farsi notare. E in tutta onestà, anche nel Mondiale che si disputò in terra di Francia pochi mesi dopo, né l’uno né l’altro fecero intuire quel che sarebbero diventati.

4-1, dicevamo. Ce n’è quanto basta per trascorrere un mercoledì tranquillo e magari volgere già qualche pensiero alla finale, persa poi con il Real Madrid. E invece no, la gara è vivace e non basta neanche la rete in apertura di Amoruso per spegnere gli ardori dei ragazzi guidati da Tigana, uno che ha giocato tanto e bene in nazionale con Platini: gli incroci franco-juventini si sprecano da qualsiasi parte li si guardi. L’1-1 di Leonard, il 2-1 di Henry e per pareggiare i conti ci vuole una prodezza al volo di Del Piero servito da Torricelli, roba da incubo tenendo conto della tripletta rifilata all’andata. La rete finale di Spehar regala al Monaco la soddisfazione del successo. Ma ancor più rimarchevole a favore dei francesi è la considerazione dei tanti interventi ai confini del miracoloso ad opera di Peruzzi, decisivi e sparsi tra il primo e secondo tempo.

Colui che però ricorda sicuramente meglio la partita è Pippo Inzaghi. Colpito duro da Diawara, che gli spacca il labbro. I segni dell’attuale allenatore del Milan li porta ancora addosso. Esce in barella dopo appena 5 minuti e non vive sul campo l’impresa dei compagni, bensì sul lettino dell’infermeria. La Juve, però, non fa una piega. Va in rete proprio con il subentrante Amoruso. Chissà se dopo tanti anni assisteremo ancora a una partita di scontri dopo il rigore contestato e discusso dell’andata. I giocatori in grado di accenderla sul piano fisico non mancano, da una parte e dall’altra. Ma forse non c’è neanche uno come Inzaghi, che è meglio “far fuori” per evitare che ti condanni in qualche maniera delle sue.

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