A Dortmund la partita perfetta consente l’accesso ai quarti come due anni fa. Tevez come Baggio e Del Piero

Due anni fa, la Juve di Antonio Conte superò di slancio gli ottavi di finale vincendo 0-3 in Scozia, sul campo del Celtic. Poi, il cammino europeo è diventato accidentato, la retta via è sembrata smarrita, neanche in Europa League la Juve è mai apparsa fino in fondo convincente, arrivando anche a sprecare la possibilità di una finale da giocarsi nel proprio stadio. Con l’arrivo di Allegri la scommessa era quella di provare a iniettare nel corpo bianconero un po’ della tradizionale vocazione europea milanista e che ha portato squadre non scintillanti portate comunque agli ottavi nelle passate stagioni. Eppure, anche nel girone di qualificazione, qualche difetto era sembrato non ancora corretto. E non solo per difetti di mira come in Grecia, una sconfitta che ha condizionato alcuni timori successivi. La sensazione era che mentalmente ci fossero ancora zavorre, un po’ di quelle antiche paure che, a onor del vero, il precedente allenatore sembrava avere guarito definitivamente nel 3-0 al Chelsea di due anni fa, una partita che forse ha rappresentato anche un po’ un’illusione.

La Juve di Dortmund, però, dice che quantomeno si è riposizionata sul livello di due anni fa. Anche per la suggestione di una gara simile nella dinamica temporale rispetto a quella di Glasgow, con rete immediata e colpi da ko nella ripresa, con azioni in ripartenza tanto efficaci quanto spietate. Con una differenza significativa: il Celtic era più debole del Borussia Dortmund, per quanto i tedeschi siano apparsi realmente alla fine di un ciclo e non siano mai riusciti a esprimere quella velocità sostenuta per la quale solo due Champions League fa raggiunsero con pieno merito la finale. E la Juve di Allegri si è dimostrata ancor più solida difensivamente, non concedendo agli avversari neanche l’abbozzo di una palla gol. In particolare, ha colpito l’inizio della ripresa. Altre volte, in stagione e in campionato, l’intervallo non aveva fatto bene alla squadra di Allegri, rientrata in campo senza riuscire a riproporre più la qualità di gioco espressa nella prima frazione di gioco. Un difetto totalmente corretto totalmente in Germania, tanto è vero che la rete di Morata che ha eliminato anche il più piccolo timore poteva anche arrivare prima, su due iniziative di uno scatenato Tevez e di un ottimo Pereyra, bravo ad accoppiare i tempi del cambio di passo con quelli dello scarico palla.

La suggestione del quarto successo su quattro al Westfalenstadion, con un altro numero 10 protagonista dopo che Roberto Baggio e Alessandro Del Piero hanno scritto su quel campo pagine memorabili, è certamente importante. In una competizione come la Champions League può aiutare sentirsi all’interno di una grande storia e pensarsi grandi, anche più di quel che si è effettivamente. Ma ciò che Allegri deve valorizzare e a sentirlo a fine gara è questa la sua analisi, è la consequenzialità logica di questa vittoria con ciò che ha fatto prima. Anche con la sconfitta patita a Madrid con l’Atletico, dove la Juve non riuscì a pungere in avanti, ma tatticamente si dimostrò già all’altezza dell’avversario. Adesso c’è una convinzione in più. Quanto servirà lo si capirà subito, anche se il sorteggio non sarà indifferente. Il Bayern è ancora fuori categoria nel quadro di un doppio confronto. Altri pescati nell’urna potrebbero dare corpo persino a qualche sogno di una certa entità.

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