Dopo la lunga serie di pareggi i giallorossi capitolano all’Olimpico: Roma-Sampdoria 0-2, Juve a +14 sui giallorossi e Lazio a -1

Roma-Sampdoria 0-2: il verdetto è inequivocabile ed anche crudele per i padroni di casa, che paradossalmente hanno finito per perdere dopo tanti pareggi nei quali la prestazione, sotto il profilo offensivo, era stata certamente inferiore. Ma al di là di ogni considerazione sui problemi della squadra di Garcia registrati nel girone di ritorno – dove con una Juve dal passo non irresistibile è riuscita a perdere 9 punti in 8 giornate – c’è un dato che fa riflettere più di ogni altro, a maggior ragione tenendo conto delle discutibili scelte di mercato a gennaio che hanno portato al trasferimento di Destro al Milan: la Roma oggi è il sesto attacco del campionato. Una sterilità che va collegata a un atteggiamento complessivo della squadra, incapace di dare continuità alla sua azione e almeno ieri perfino un po’ rassegnata nel momento in cui si è trovata in svantaggio, laddove in occasioni precedenti era stata una grande forza di reazione a limitare i danni.

Una certa combattività si è vista solo sul doppio svantaggio. Precedentemente, tra la rete di De Silvestri e quella da ko di Muriel non si è vista una reale efficacia in avanti che potesse consentire di raggiungere il pareggio. Però, nei 90 minuti, essere andati al tiro 17 volte e aver centrato lo specchio in più della metà delle conclusioni dice che c’è un reale problema di mira. E a ben guardare, soprattutto nei tanti incontri che all’Olimpico non sono andati come auspicato, i pali o il portiere avversario hanno vanificato occasioni che sono apparse limpide. Resta da capire se, tralasciando l’alibi della sfortuna, si possa stabilire se tanti errori siano imputabili a limiti di chi li commette, a un’eccessiva precipitazione o ansia determinata dalla sfilza di risultati negativi o cosa più grave, da limiti di Gervinho e Iturbe (Totti non va messo nella lista per ovvi motivi) che non sono in grado di garantire l’adeguato numero di reti per stare al vertice.

Garcia adesso dovrà essere particolarmente bravo a lavorare sui nervi. Dopo tanto sostegno, anche in fasi della gara non particolarmente trascinanti, il pubblico si è spazientito al secondo gol, mostrando un disappunto che forse prescinde persino dalla situazione di classifica, con l’addio definitivo ai sogni tricolori e l’ombra della Lazio sempre più minacciosa all’assalto del secondo posto. Probabilmente, il popolo giallorosso non accetta più di vedere condotte di gara senza brillantezza ed è poco disponibile ad accettare gli errori tecnici di cui parlavamo prima. Le ammonizioni stupide come quella di Pjanic a giochi ormai fatti (già in diffida) o l’espulsione di un Keita comunque lucido in tutto il resto sono ulteriore sale sulle ferite. Tutto sommato, meglio che il calendario oggi presenti una trasferta a Cesena: può essere un viaggio di salute, anche se caratterialmente i romagnoli hanno tutto per mettere in difficoltà la Roma.

Quel che ci vorrebbe per risalire è vedere un gol costruito come si deve. Ed è qui il punto: la squadra sembra affidarsi a soluzioni dei singoli e questo non sta riuscendo. C’è sempre un tempo di gioco in più, un dribbling mal riuscito, un tiro non fatto per qualche motivo. E’ ciò che rende più frustrante la situazione. A costo di sbagliare, la Roma deve insistere nel cercare la coralità. Le iniziative individuali rischiano di essere una ciambella di salvataggio del tutto illusoria, anche se a portata di mano.

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