L’ennesimo primo tempo buttato via dalla formazione di Garcia in Roma-Empoli

Quattro pareggi consecutivi e con le stesse modalità. Le coincidenze sono troppe per non far pensare a un vero e proprio vizio di forma. Il gennaio della Roma, con la squadra perennemente costretta ad andare al riposo per riordinare le idee con una situazione di svantaggio, rischia di essere un macigno pesante. Non solo sulla classifica e le prospettive di vertice. C’è da chiedersi se una striscia così lunga e coerente non vada a pesare tantissimo sula fiducia di un gruppo che sembra non riuscire più a trovare meccanismi convinti e si basa sulla buona volontà dei singoli, poco brillanti al cospetto di una difesa come quella dell’Empoli, mai in affanno. E dire che proprio sotto il profilo della manovra offensiva ci sono almeno tre indicazioni nella gara, materiale utile a Garcia per offrire indicazioni immediate, visto che già martedì la sfida con la Fiorentina in Coppa Italia non consente altri errori.

L’aspetto positivo è che il gol del pareggio, siglato di sinistro da Maicon, dice che la Roma – come già successo nella rimonta nel derby – ha ancora la capacità tecnica e la lucidità in momenti di difficoltà per andare in rete con manovre che ricordano il meglio che sa offrire. Manca la continuità in questo. Ma se nell’ambito di una prestazione scialba Pjanic riesce a fornire il passaggio decisivo in una classica azione da rugby, con palleggio preciso nel corto e tempi d’inserimento giusti, il messaggio è chiaro: la Roma ha risorse che non deve dimenticare, cercando di perseguirle anche in serate dove la risorsa del tiro da fuori è una tentazione tanto forte quanto velleitaria. Anche perché ogni volta che si è cercato di preparare al meglio la posizione di sparo c’è sempre stato un dribbling di troppo, un’incertezza nello scarico, un secondo di ritardo nei riflessi, elementi che hanno spazientito il pubblico che ha mugugnato troppo presto.

Eppure, ed è qui il secondo spunto della gara, la Roma sapeva cosa avrebbe dovuto fare. Perché già in Coppa Italia era emerso il valore dell’avversario, abile nelle uscite dalla difesa nel trovare sempre linee di passaggio pulite ed estremamente coraggioso anche sul piano delle iniziative individuali. Perciò i giallorossi sono partiti forte e certamente hanno pagato l’infortunio di Iturbe. Ma quell’intensità dei primi minuti si è spenta in tempi troppo rapidi, prova ne è che dopo il tiro di Keita al quinto a difesa dell’Empoli schierata, la conclusione successiva è arrivata solo 12 minuti dopo e su una ripartenza. La Roma ha faticato troppo ad alimentare l’azione, ha progressivamente smarrito l’abbozzo di una strategia d’attacco e ha chiuso il primo tempo senza mai trovare lo specchio della porta di Sepe.

Infine, la fotografia del match è tutta in un’azione identica (e anche qui, sul diverso esito, Garcia avrà di che riflettere). Sulla ricerca della profondità, Saponara si è guadagnato il rigore del vantaggio e l’espulsione di Manolas. Quando sull’1-1 la stessa opportunità è toccata a Florenzi su verticalizzazione di Nainggolan, Mario Rui si è eretto a tempestivo salvatore della patria. E ha permesso così ai suoi di guadagnare un punto che pochi alla vigilia ritenevano possibile, già solo per la legge dei grandi numeri visto che la Roma non vince in casa da novembre, dalla gara con l’Inter.

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