Un pareggio con qualche emozione

Brodino per due, lampi di derby, little derby: oggi la stampa sportiva si divide nell’interpretazione del pareggio tra Inter e Milan, pur condividendo l’analisi sulla pochezza dei contenuti tecnici visti al Meazza (personalmente ho pensato che i quotidiani non milanesi proponessero titoli più forti, stile il nostro). Derby che peraltro presentava un colpo d’occhio d’altri tempi, probabilmente figlio del reciproco affetto verso Inzaghi o Mancini (magari più per omaggiare il passato glorioso che per effettivo consenso sui progetti presenti legati al loro nome). O forse, si è comprato il biglietto per la speranza segreta di vedere l’avversario storico finire in acque alquanto brutte, evitate da un 1-1 che non modifica per nulla la classifica, in  una domenica dove si è fatto a gara a non fare passi in avanti nella zona europea dietro Juventus e Roma.

Oppure, la folla di San Siro nutriva una motivazione forte, genuina, ancor più di questi tempi impoveriti del calcio italiano: regalateci le emozioni. Trasformate la precarietà delle due squadre in un atteggiamento di coraggio, di sfida a viso aperto, che regali gol e momenti per cuori forti. E’ curioso constatare come neanche l’indubbia bellezza della rete di Menez (così perfidamente simile a una dell’interista Beccalossi in un derby di una vita fa) abbia generato commenti positivi. E’ come se quella perla fosse stata annullata totalmente dall’enorme quantità di passaggi sbagliati, soprattutto in mezzo al campo. E più in generale, ha colpito l’accostamento tra un’indubbia carica agonistica dei singoli (non sono mancati contrasti, aggressività, sangue e arena) e la totale mancanza di un principio organizzativo della manovra da parte di entrambi. Le palpitazioni ci sono state, ma proprio i gol falliti a tu per tu (prima Icardi, poi El Shaarawy) hanno regalato un’ulteriore impressione di insufficienza. Il coraggio non è mancato, persino eccessivo con frenesie mal riposte in iniziative individuali. Ma quel che proprio non si è mai potuto ammirare, nonostante i ridisegni tattici proposti dai due tecnici, è stata un’idea di gioco, anche solo abbozzata, che fosse sostenibile con una certa incisività e continuità. Palacio defilato a correre su e giù per il campo o Torres avulso, incapace anche solo come puro e semplice appoggio di sponda: questo forse rimarrà nella memoria del derby. Oppure i tweet e le mail che passavano alla Domenica Sportiva mentre intervistavano i protagonisti della sfida, con critiche impietose, a smentire le valutazioni minimamente soddisfatte di chi aveva corso sul campo.

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