1966: gli inglesi debuttano con un pareggio. E’ il modo per diventare campioni del mondo.

Dopo le brutte sconfitte nelle gare d’esordio con Italia e Costa Rica, Inghilterra e Uruguay si giocano le ultime speranze di permanenza in Brasile nello scontro diretto. Il paradosso è che, risalendo nel tempo, un loro 0-0 fu il viatico per regalare ai britannici l’unica soddisfazione della loro storia. Oggi sarebbe un risultato che probabilmente condannerebbe entrambi, costringendoli a un terzo turno ai limiti dell’impossibile. All’epoca, invece, la sfida aprì il Mondiale inglese e il pareggio a reti bianche consentì un approccio morbido al torneo, che li avrebbe visti qualificarsi entrambi alla fase successiva, prima della conquista del titolo da parte di Bobby Charlton e compagni.

Quello 0-0, per la verità, venne vissuto come una grande sorpresa. I padroni di casa erano nettamente favoriti e non andarono oltre un assedio tradizionale, fatto di traversoni dalle fasce e tante conclusioni da lontano, senza successo anche per l’attenta prestazione del portiere Mazurkiewicz. Quanto alla Celeste, il punto venne salutato nel Paese con scene di incredibile felicità. La partita venne vissuta via radio e a Montevideo le autorità locali avevano fatto installare altoparlanti in molti quartieri, anche in quelli periferici. Nei negozi di materiale elettrico si era verificato un  vero e proprio boom di acquisti di pile e batterie per le radio. Quanto agli impiegati statali, avevano avuto le ore di permesso necessarie per poter seguire l’incontro.

Ondino Viera, Commissario Tecnico dell’Uruguy, commentò l’impresa sottolineando proprio le difficoltà mostrate dagli avversari negli incontri preparatori al torneo: “Ho studiato gli inglesi e mi sono convinto che avremmo potuto ottenere almeno un pareggio a Wembley. E se nel finale non ci fossero mancate le forze nel finale, a causa anche del campo allentato sul quale abbiamo dovuto giocare, ci sarebbe stata la nostra vittoria e la sorpresa generale sarebbe raddoppiata”. Uno dei leader della squadra, Rocha, applaudito dal pubblico per un sombrero ben riuscito, non risparmiò critiche sul gioco intimidatorio: “Pensavo che gli inglesi fossero più corretti. Però quanto è successo oggi capita sovente sui campi di calcio”.

A quasi mezzo secolo di distanza, dobbiamo aspettarci una partita di calcioni, vista la posta in palio?

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