Bulgaria-Italia: il precedente del 1968

Per ammissione dello stesso Bojinov, ripescato dal nuovo ct della Bulgaria Petev per la partita contro l’Italia, le possibilità di qualificazione della sua nazionale al prossimo Europeo sono decisamente poche. E perché aumentino quel tanto da generare una qualche speranza, contro l’Italia c’è un solo risultato obbligato: la vittoria. Più facile a dirsi che a farsi, per una squadra che nei quattro incontri finora proposti dal girone ha vinto solo quello della prova d’esordio in Azerbaigian e che in casa è uscita sconfitta dalla Croazia e non è andata oltre all’1-1 con Malta. Se poi si aggiunge lo stato di estrema difficoltà in cui versa il movimento calcistico nel suo insieme, con Cska e Levski a un passo dal fallimento e i giocatori del Plovdiv che vogliono lasciare il campionato, più che un sussulto d’orgoglio non può che esserci nella prestazione di sabato per evitare una vittoria degli azzurri.

Ben altro quadro c’era nel 1968, quando per la prima volta Bulgaria e Italia si affrontarono per un incontro valevole per i campionati europei. La formula era impostata tutta su confronti diretti d’andata e di ritorno e le due nazionali s’incrociarono ai quarti di finale. E nel primo incontro a Sofia, nelle ore della vigilia, i timori in casa Italia non erano pochi. Preoccupava certo la nostra eredità: tutto sommato, facendo le debite proporzioni, l’uscita anzitempo dai Mondiali d’Inghilterra di due anni prima con la Corea del Nord era certamente più pesante di quanto capitato la scorsa estate in Brasile. Ma c’era anche un altro fattore a determinare la sensazione che l’impegno sarebbe stato tutt’altro che agevole: il calcio in Bulgaria stava conoscendo un momento di crescita, testimoniato dalla partecipazione agli ultimi due Mondiali (e se ne sarebbe aggiunta una terza in Messico, nel 1970). In più, tradizionale spauracchio per il nostro calcio all’italiana, si temeva non tanto la qualità tecnica degli avversari, quanto la loro espressione atletica. Forza e tenacia, si definivano così le caratteristiche della Bulgaria. E vedendo il grande entusiasmo all’ultimo allenamento, con 5.000 persone venute a incitare i propri beniamini, in Ferruccio Valcareggi e nello staff c’era la consapevolezza che si sarebbe trattato di un incontro spigoloso.

La gara mantenne le premesse della vigilia. Il primo tempo si chiuse con la Bulgaria avanti di una rete, siglata su rigore da Kotkov. Nella ripresa una fortunata carambola su Penev permise agli azzurri di pareggiare, ma soli sei minuti dopo Dermandjev approfittò di un fallo su Albertosi (costretto pure a uscire) per siglare il 2-1. Decisamente bello, invece, il punto del 3-1 ad opera fi Yetchev, un’azione in profondità che la difesa azzurra non seppe leggere con tempestività. Buon per noi che l’esordiente Prati riaprì le possibilità di qualificazione con la rete del 3-2. Un risultato negativo, ma rovesciato al ritorno col punteggio di 2-0. E siccome quella fu l’unica Italia ad aggiudicarsi il campionato Europeo, converrebbe quasi che Conte perdesse sabato sera, se tanto poi dà tanto.

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