Da Trapattoni a Zeman passando per Capello, Sacchi, Bianchi e Boskov.

Con il ritorno di Zeman a Cagliari si ripropone il tema della minestra riscaldata nel calcio italiano. La storia recente ci insegna che nella maggior parte dei casi si è trattato di mosse sbagliate o comunque d’emergenza. Nel caso del Milan ad esempio il Sacchi bis non funzionò, con la miseria di 7 vittorie su 23 gare e Capello invece passò da 16 sconfitte in un quinquennio a ben 12 in un solo campionato nella stagione 97/98.

Trapattoni alla Juventus passò dai 13 trofei del decennio d’oro ad una sola Coppa Uefa nell’edizione 2.0 a cavallo del 91-94. Andò meglio a Marcello Lippi, che dopo l’exploit degli anni 90, tornò in bianconero vincendo due scudetti e centrando una finale di Champions League, persa solo ai rigori. Certo lo stesso non accadde nel caso della Nazionale.

Scudetto e Coppa Italia per Ottavio Bianchi a Napoli e poi un onesto undicesimo posto da subentrato nel 92/93. Uno scudetto, due Coppe italia, una Supercoppa e una Coppa delle coppe per Boskov con la Sampdoria, prima di un ottavo posto nel 1998.

Nel caso di Zeman però il teorema non vale, visto che il tecnico boemo ha fatto peggio al suo ritorno a Roma nella stagione 2012/13 ma ha migliorato la sua percentuale di vittorie quand’è tornato a Lecce e a Foggia.

Un motivo che fa ben sperare i tifosi cagliaritani. Per di più se è vero che dal 1998 al 2014, 10 volte su 14 la squadra che ha esonerato e poi richiamato il proprio tecnico è comunque retrocessa. L’allievo di Zeman, Di Francesco rappresenta una delle poche eccezioni l’anno scorso al Sassuolo. Stavolta il maestro spera di emulare l’allievo.

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