Quando un sesto posto ti fa licenziare: Montella ricordati di Radice

Semifinalista in Coppa Italia, a -2 dalla zona Europa League e con 7 punti da colmare per accedere al sogno della Champions League. Il futuro in viola di Vincenzo Montella è decisamente ricco di prospettive, anche se La Gazzetta dello Sport di giovedì 5 febbraio ha  disegnato in prima pagina un’idea rossonera, visti i consensi che nell’ambiente del Milan lui riceve da tempo e quelli calanti di Inzaghi. Fossimo in lui, però, guarderemo unicamente alla gara di domenica a pranzo in casa con l’Atalanta. E non per omaggiare la retorica del pensare un impegno alla volta che ogni buon mister ben frequenta. Il vero pericolo è il ritorno del passato. Un precedente da brividi, anche se impossibile da ripetersi.

 

Domenica 3 gennaio 1993, la Fiorentina affronta in casa l’Atalanta. E’ seconda in classifica, appaiata a Inter e Torino. Ma l’impegno con i bergamaschi non va come sperato dal mister Gigi Radice, un’istituzione del calcio italiano, oltre che un allenatore che a Firenze ha già lavorato due decenni prima. Un contropiede all’ottavo della ripresa vede in Perrone il goleador di giornata e permette ai nerazzurri un importante exploit. Ma da qui a pensare che il centrocampista dell’Atalanta diventi addirittura il primo responsabile (in ordine di tempo) della fine dell’esperienza di Radice in viola ce ne corre. E invece, a fine partita, succede l’irreparabile. Non è da quel giorno che i due Cecchi Gori, Mario e Vittorio, imputano una certa rigidità al loro dipendente. Che ha le sue idee, i suoi principi e – soprattutto – non si fa spaventare anche da rovesci clamorosi, culminati nei 7 gol incassati al Franchi dal super Milan. I conti sono presto fatti: l’ultima sconfitta fa “precipitare” la Fiorentina al sesto posto (occhio, Montella!). Una situazione considerata inaccettabile dai “padroni”. Negli spogliatoi capita una di quelle discussioni che di solito i protagonisti negano per ragioni di opportunità. Ma stavolta no ed il primo a rivelare i fatti è l’allenatore, che si presenta in modo più emblematico possibile al cospetto dei giornalisti: con le valigie in mano.

 

Fra me e il vicepresidente Vittorio Cecchi Gori c’è stata una forte discussione, con toni più accesi di quanto mi sarei aspettato”, rivela Radice. Che non minimizza l’accaduto: “Sono stato additato come il responsabile di quanto è successo, e non è la prima volta. Abbiamo riscontrato opinioni diverse sulla gestione tecnica della squadra, e si è anche parlato del mio licenziamento. Ma saranno loro a dire cosa intendono fare, io aspetto”. Trascorrono 40 minuti e si presenta Vittorio Cecchi Gori: “Ho avuto un forte diverbio con il nostro allenatore. Gli ho detto che ha mandato in campo una Fiorentina mascherata, che ha preso gol nell’unica azione fatta dall’Atalanta. E non è la prima volta. La situazione non ci soddisfa. Abbiamo solo 15 punti. Più volte abbiamo suggerito a Radice di modificare il sistema difensivo, il gioco a zona, lui non ci ascolta. Io non voglio sostituirmi all’allenatore ma devo pensare al bene della squadra. Ora prima di una decisione voglio rifletterci una notte”. La notte porta consiglio. La squadra verrà affidata ad Aldo Agroppi. Ma è il finale della storia ad essere pazzesco: la Fiorentina finisce in serie B. Perciò, occhio Della Valle, anche se l’Atalanta vincesse domenica…

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