L’Italo-argentino Omar Sivori soprannominato El Cabezón, Pallone d’Oro nel 1961

Alle giovani generazioni che non hanno avuto il piacere di assistere in diretta ai suoi numeri, si potrebbe sintetizzare la figura e l’importanza di Omar Sivori facendone un Diego Armando Maradona negli anni 60. Con il Pibe de Oro, il fuoriclasse italo-argentino non ha solo in comune la patria di origine, ma anche l’aver stabilito in Italia i momenti fondamentali della carriera. Anche Omar Sivori ha vestito la casacca azzurra del Napoli, ma nella città del Vesuvio vi è approdato per la fase conclusiva della sua avventura professionale.

Il giocatore che ha segnato un’epoca è quello visto a Torino con la maglia della Juventus che in otto anni ha letteralmente fatto innamorare milioni di persone per la sua funambolica arte del dribbling.

Soprannominato el Cabezón, Omar Sivori approda in bianconero dopo una proficua esperienza con il River Plate, insieme a Maschio e Angelillo, è conosciuto per essere uno degli angeli con la faccia sporca. Il loro è un tridente d’attacco strepitoso nella Juve, a partire dal 1957, Omar fa meraviglie mostrando il repertorio che rende il calcio uno spettacolo. I tunnel irridenti  nei confronti degli avversari, lo rendono famosissimo al pari di un carattere che non disdegna la provocazione e la rissa.  Una volta persino il suo partner d’attacco, il gallese  John Charles si trova costretto a calmarlo con uno schiaffo, come a dire Omar Sivori è così: prendere o lasciare, o si ama o si odia,  come tipico degli artisti, incuranti della loro reputazione pur di aggiungere perfezione alla loro opera. Nel 1961 vinse il Pallone d’Oro rubando il titolo al suo precedente detentore Luis Suarez.

Omar Sivori ha vinto in carriera una coppa America con l’Argentina sei titoli nazionali tre in patria e tre con la Juventus e due Coppe Italia.

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