Gli uomini di Pioli stanchi dopo la finale di coppa Italia cedono nel finale: 2 a 1 per i giallorossi

Cornice delle grandi occasioni. Ovviamente si gioca di giorno, come la finale di Coppa Italia di due anni fa, come le partite di campionao degli ultimi anni. A Roma hanno paura del buio o meglio pensano che al buio sia più difficile gestire l’ordine pubblico. E comunque due accoltellati ci sono stati. Ne risente la città, ovviamente in particolare la zona attorno allo Stadio Olimpico: tutto chiuso per buona pace di chi lì vive e lavora e per sua sfortuna non segue il calcio.

La Capitale si presenta però nella sua solita sfolgorante bellezza primaverile e lo spettacolo pare inevitabile. Arbitra Rizzoli, che parrebbe una garanzia. Ha fischiato la finale del Mondiale meno di un anno fa. Ma qui, la posta in palio è più alta. Almeno a Roma. Parte meglio la Lazio che con Candreva prima e poi con Klose (clamorosa la sua occasione) mette i brividi alla curva sud dei giallorossi, proprio sotto la quale i laziali iniziano ad attaccare nel primo tempo. Pioli schiera il suo 4 2 3 1 con Lulic, giocatore dai gol importanti (e la Roma ne sa qualcosa) come terzino sinistro e Biglia recuperato in estremis davanti alla difesa con Parolo. Candreva e Anderson si scambiano la posizione sulle fasce dietro a Klose con Mauri pronto ad affinacare il tedesco. Garcia risponde con un 4 3 3 con Totti centrale, Florenzi e Iturbe larghi: di fatto senza attaccanti puri. Dopo queste due impennate iniziali la partita si incanala in un prevedibile nervosismo e paura per entrambe le squadre. Lulic rischia il rosso su Iturbe, Totti, Gentiletti e Biglia finiscono anch’essi sul taccuino di Rizzoli. Un solo accenno di rissa e poco altro, a parte le solite conclusioni da posizioni impossibili di Candreva e qualche tentativo di ripartenza dei giallorossi, che però senza Gervinho non riescono a sfruttare mai queste opportunità.

Nei primi venti minuti del secondo tempo la musica sembra non cambiare. La Lazio ci prova dalla distanza, la Roma fa buona guardia e apsetta nella propria metacampo, forte del fatto che anche il pareggio le può bastare e in attesa che i centoventi minuti della finale di Coppa Italia giocati contro la Juventus si facciano sentire nelle gambe dei laziali. Il calcolo non è sbagliato: infatti intorno al venticinquessimo la Lazio inizia ad allungarsi e a perdere palloni sanguinosi a metacampo e la Roma, con l’ingresso di Iturbe per un Totti ormai sempre più un peso che altro per Garcia, inizia a creare palle gol in ripartenza o da calcio d’angolo. Ibarbo sfiora il vantaggio proprio da una situazione di calcio da fermo. Iturbe invece, imbeccato da Ibarbo stesso, segna il vantaggio al termine di una bella ripartenza. La Lazio sembra in ginocchio ma ha ancora la forza di reagire. Il gol di Djordjevic, dopo un bel cross di Anderson e un assist di testa di Klose sembra rinchiodare la gara sull’1 a 1. Ma Yanga-Mbiwa di testa, su un calcio piazzato (che fino a quel momento erano stati battutti male da entrambe le squadre) riporta i giallorossi in vantaggio.

La gara finisce qui, la Lazio non ha più la forza di reagire, forse Pioli avrebbe dovuto accontentarsi del pareggio. Domenica prossima contro il Napoli sarà durissima per tenere il terzo posto. La Roma è matematicamete seconda. Totti sfodera la solita maglietta in romanesco, il pubblico è in delirio, i giocatori festeggiano sotto la curva ancora dieci minuti dopo la fine della partita. Forse più del secondo posto è proprio impossibile ottenere.

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