La trasformazione della Superbike

Un solo anno del nuovo organizzatore oligarca del Motociclismo mondiale e la gloriosa SuperBike ha avuto una repentina trasformazione. Il nuovo organizzatore ha voluto imprimere immediatamente il suo registro cambiando Staff, regolamenti tecnici, orari e calendari. In questo modo hanno voluto creare un vero stacco tra i 26 anni di storia e la nuova gestione. Il risultato è davanti agli occhi di tutti ed è abbastanza incomprensibile dal punto di vista di un appassionato che ha seguito con fedeltà questo campionato che per 15 anni ha avuto l’esclusiva delle gare per moto di serie con motore a 4 tempi.

Le battaglie epiche tra Honda e Ducati e le gesta dei vari Falappa, Fogarty, Haga, Bayliss, Edwards e company, hanno fidelizzato negli anni un pubblico vasto ma soprattutto formato da veri motociclisti praticanti e pistaioli. Una platea infinitamente più piccola rispetto ad un motomondiale divenuto fenomeno planetario e universale grazie al comunicatore Valentino Rossi. La stabilità dei regolamenti, i costi sempre accettabili e molto bassi e la possibilità di vedere moto stradali sfidarsi in pista hanno decretato in brevissimo tempo il successo di questa categoria rimasta di nicchia. Appena arrivato il nuovo padrone è stato infatti decapitato lo staff che aveva garantito la continuità del successo della SBK e sostituito solo con spagnoli fidati e affidabili. Sono stati subito stravolti gli orari delle gare anticipando la prima da Mezzogiorno alle 10,30 e la seconda dalle 15,30 alle 13. Tale decisione è stata accolta con grande fantasia dagli organizzatori tanto che ognuno ha deciso di autogestirsi gli orari a suo piacimento creando un caos assoluto per chi volesse seguire le gare in TV. E’ anche comprensibile che chi paga profumatamente per avere un evento mondiale e visto che tutti i suoi proventi derivano solo dai biglietti, decida di posticipare la prima gara rispetto ad un orario talmente mattiniero che non aiuta molti dei fans che decidono di raggiungere la pista da molto lontano.

La seconda modifica sostanziale e radicale riguarda il regolamento tecnico mai cambiato nelle ultime stagioni e improvvisamente spezzato in due con l’introduzione della categoria EVO insieme alla SBK. Due tipi di moto completamente diverse costrette a correre insieme con la promessa che chi avrebbe abbracciato la categoria EVO avrebbe avuto un anno di anticipo sulle avversarie SBK obbligate a correre nella EVO dal 2015. Peccato che chi ha investito milioni di Euro per affrontare il 2014 con una EVO abbia buttato i suoi soldi perché questa non sarà la categoria del 2015. Infatti a metà stagione è stato deciso di cambiare nuovamente la piattaforma tecnica Evo del 2015 e a tutt’oggi non è ancora uscito il vero nuovo regolamento tecnico. Anche se Ducati ha già iniziato a preparare una bicilindrica 1300 cc e l’Aprilia ha deciso di andare in GP visto che con la EVO vengono penalizzate le 4 cilindri performanti. Insomma un regolamento che cambierebbe radicalmente il panorama delle SBK avvicinandole alle Stock con lo scopo di allontanare la presenza delle case ufficiali e lasciando solo i team privati. Altra mossa difficilmente comprensibile è il nuovo calendario 2014 che con le due defezioni di Russia e Sudafrica è diventato il più esiguo e povero della storia con sole 12 gare. Ma queste 12 gare sono state posizionate quasi tutte con pause assurde e lunghissime tra una gara e l’altra. Basta pensare al debutto in Australia il 22 febbraio e la seconda gara in Spagna il 13 Aprile! E ormai le ultime gare ormai si corrono a più di un mese l’una dall’altra con l’unica conseguenza di far dimenticare quello che è successo nella gara precedente disputata 40 giorni prima. Le conseguenze di questo primo anno di nuova gestione sono abbastanza evidenti con emorragia palese di pubblico sulle piste e disaffezione dei telespettatori nonostante in Italia la SBK sia passata per la prima volta su una rete in chiaro di primo piano. Quindi diventa normale chiedersi perché? E soprattutto, cara vecchia SBK dove vai?

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