12 novembre 2003: Antonio Cassano ha 21 anni e debutta in Nazionale. Ed è subito gol.

I disubbidienti è meglio convocarli per le gare amichevoli. Si corrono meno rischi e, semmai, c’è tutto da guadagnare se fanno le cose per bene. La regola vale anche per l’unico vero giocatore fuori dagli schemi che abbiamo avuto nell’ultimo decennio: Antonio Cassano. Non è già più un soggetto da Under 21 – famosi i suoi litigi con Claudio Gentile – quando Trapattoni lo fa esordire in Polonia con la maglia dell’Italia. Sul romanista le attese sono molte e lui fa di tutto per soddisfarle (in fondo, quella è la sua migliore stagione, come certificherà anche l’Europeo in terra portoghese).L’Italia perde 3-1, ma il talento di Bari vecchia va in gol, correggendo in rete una spizzata di testa di Christian Vieri. Il campo di Varsavia è quello che è , ma proprio in questa partita vengono esaltate le qualità tecniche di uno che col pallone sa cosa farci, anche nelle situazioni più difficili. Gli azzurri, però, fanno una brutta figura (tipica dei test che non hanno punti o qualificazioni in palio), perdono 3-1 e stabiliscono una regola che prevarrà nel futuro: se Cassano vince individualmente, la squadra perde. E viceversa. Come attesta il Mondiale 2006 che lui si guarda da casa perché Lippi non sa che farsene di un ragazzo che a Madrid è cresciuto solo sulla bilancia. E pure quello dopo, quando il Ct lo dimentica in patria volutamente, salvo poi vedere che i quella Nazionale tremebonda in Sudafrica forse un po’ di sfacciataggine avrebbe fatto del bene (anche se non è un’ammissione che Lippi farà mai, dichiarandosi piuttosto pentito di non avere convocato Pepito Rossi).

Cassano, adesso, ha l’occasione della vita (salvo decisioni contrarie di Prandelli, tagli dell’ultimissima ora o malinconici accantonamenti in panchina in Brasile). E potrà essergli d’aiuto sapere che di quell’Italia della sua prima volta lui è l’unico superstite. Toldo, Panucci, Grosso, Nesta, Cannavaro, Materazzi, Ferrari, Pancaro, Oddo, Marchionni, Gattuso, Perrotta, Zanetti, Di Vaio, Miccoli, Vieri, Bazzani: quelli erano i suoi compagni, tanti di loro non corrono neanche più sul prato verde. Quanto a Trapattoni, in Brasile lui c’è, ma solo in pubblicità con Pizzul. Tutto molto bello, vero Antonio?

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