In un’ipotetica Inter ideale che metta insieme in un’unica formazione i migliori undici della storia del club nerazzurro, da mezzapunta ci sarebbe Sandro Mazzola e nella posizione di centravanti Ronaldo il fenomeno

C’è poco da discutere in merito, così è sia che la super formazione venga stilata da un’interista purosangue sia da un calciofilo qualunque. A loro favore parlano i valori espressi sul campo, i riconoscimenti individuali e la classe cristallina in due posizione di campo diverse ma quasi complementari. L’uno avrebbe necessitato dell’altro. E pensate con le maglie da club hanno chiuso con 160 reti all’attivo l’uno (17 stagioni in nerazzurro, quarto marcatore di sempre) e 352 l’altro dei quali 59 con la maglia dell’Inter ed escluse le reti messe a segno con la Selecao con la quale ha vinto due titoli mondiali sebbene il primo, negli Stati Uniti, senza mai scendere in campo perché ancora giovanissimo alle spalle del tandem Romario-Bebeto.

Due destini, quelli di Mazzola e Ronaldo, che si sono poi davvero incrociati nella storica via Durini a Milano. Accadde quando Mazzola era ancora tra i massimi dirigenti del club nel frattempo ripreso in mano dalla famiglia Moratti e fu artefice, insieme alla Nike e alla Pirelli, della grande trattativa che portò il brasiliano portato in Europa dal PSV Eindhoven a Milano pagando l’intera clausola rescissoria al Barcellona. Un aneddoto: Mazzola sentì per la prima volta parlare seriamente della possibilità che Ronaldo si potesse muovere dalla Spagna (dove stava facendo cose strabilianti con numeri in fase di realizzazione davvero impressionanti) dalla voce di Sergio Cragnotti, il quale era convinto di poterlo portare alla Lazio. E invece andò diversamente, come tutti sanno, e di quello spaccato di lacrime gioie con l’Inter (il 5 maggio, la UEFA di Parigi, il Pallone d’Oro, gli infortuni) resta un giocatore che lo stesso Mazzola mette a fuoco sottolineando due cose davvero speciali che sono ben più concrete del semplice fatto che Ronaldo fosse il Fenomeno, ovvero un bomber che quando decideva di segnare prima o dopo ci riusciva. Sono due caratteristiche, una tecnica e una spirituale. Ovvero la velocità d’esecuzione nell’affondo palla al piede, una palla sempre accarezzata, una forza esplosiva gestita davvero alla sudamericana, e quella tremenda dote del sapersi nascondere in alcuni momenti della partita (ma senza sparire) per poi colpire quando le attenzioni dei difensori si abbassano appena. Semplicemente straordinario. Vero. Documentarsi, guardare, riguardare e ascoltare per credere.

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