Impresa in Germania semifinale in tasca: in Wolfsburg-Napoli vanno in rete Higuain, doppio Hamsik e Gabbiadini

Davanti a un’impresa così rilevante resta solo da chiedersi dove sia collocabile il punto di origine. Prescindendo dalla stretta sul gruppo che la sequenza dei ritiri ha determinato dopo l’eliminazione del Napoli dalla Coppa Italia, anche se probabilmente guardarsi negli occhi più a lungo ha significato soprattutto una cosa: capire che la stagione ha ancora molto da dire. E non necessariamente per la Champions League da raggiungere attraverso una qualche via (dall’Europa League o dal terzo posto). Il senso del lavoro di un anno non è solo quel che si promette per la stagione successiva. E nel caso di vittoria in Europa, da abbinare alla Supercoppa italiana, chi se la sentirebbe di non annoverare questo 2014-15 tra le stagioni più memorabili della storia azzurra?

Guardando invece ai 90 minuti trascorsi in Germania, non si può che sottolineare come se la qualità del gioco espresso giovedì sera fosse stata riprodotta in altre occasioni probabilmente anche il campionato racconterebbe un’altra storia. La vera domanda da farsi (ma con calma, in sede di valutazione finale) è se non è successo tutto questo per errori sparsi qua e là: scelte di formazione sbagliate, turnover talvolta mal gestito, approcci vagamente presuntuosi o incerti in troppi incontri “facili” in casa, incapacità di sopportare quel minimo di sofferenza che si deve patire in ogni partita per poi riuscire a proporre il calcio che il Napoli – questo Napoli – sa giocare. Una squadra che davanti al Wolsburg è stata fisarmonica, capace nel primo tempo di colpire con una qualità tecnica eccelsa (il primo gol è da manuale del pallone, non è solo un modo di dire) e di non smarrire mai la compattezza necessaria. Che, finalmente, al di là di qualche sporadico momento di difficoltà, ha visto le linee muoversi con compattezza, il centrocampo proteggere l’area di rigore e, dentro lo spazio dei 16 metri, i difensori respingere gli assalti con attenzione e tempestività, sicuri anche di avere alle spalle un portiere che quando è stato il caso si è posto a garanzia del risultato favorevole.

Di più: il Napoli ha anche preso campo appena dopo il vantaggio, dimostrando che la rapidità delle sue verticalizzazioni non è un puro gioco di ripartenza (ecco il Benitez pensiero) quando funziona bene, ma sa essere lo strumento chiave per mettere in soggezione l’avversario (che differenza il Wolfsburg dei quarti con quello che ha dominato l’Inter nel turno precedente!). E se funziona la base tecnica, c’è spazio anche per il coraggio di tanti passaggi di prima e l’esaltazione dei profili individuali: le performance di Hamsik o Higuain non sono delle novità, ma così continue, motivate e produttive le si è viste raramente in questa stagione (soprattutto nella loro combinazione d’insieme). La straordinarietà della condotta di gara si è vista anche nei dettagli, quando a giochi già risolti, sullo 0-3, i tedeschi hanno effettuato il massimo sforzo sul piano del dinamismo, rinvigoriti moralmente dalle accelerazioni di Perisic: perché mai tenerlo fuori?. I partenopei non hanno opposto a tale “furia” il possesso palla conservativo, ma hanno vinto la sfida rispondendo con ancor più veloce. Positivo anche l’inserimento di Insigne. Ma per rispondere alla domanda iniziale, la vera svolta della gara è stata attraversare ben 12 minuti iniziali senza entrare mai affacciarsi nella metà campo altrui, per poi farlo con un Maggio da tempi migliori. In quel tempo si sono prese le misure: ed è su quella base che poi il Napoli ha colpito inventando un flipper di combinazioni supersoniche nel quale il Wolfsburg non ci ha davvero capito niente.

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