Higuain sbaglia dal dischetto e condanna il Napoli. Il rigore avrebbe dovuto tirarlo Albiol…

E’ sempre riduttivo leggere un intero campionato e in questo caso, addirittura la stagione successiva, ipotecata in maniera pesante, da un singolo episodio. Non si perde mai un obiettivo per un solo momento ed è giusto analizzare quanto raccolto lungo le 38 giornate, dove di possibilità per trovare un altro senso ce ne sono state diverse. Ma la fotografia del 2015 del Napoli è certamente tutta nell’errore dal dischetto di Higuain che avrebbe determinato il sorpasso sulla Lazio e l’accesso alla Champions League. Un calcio rifilato al vento, che ha gettato indietro una squadra che voleva riagguantare la stessa posizione dell’anno prima nonostante 15 punti in meno registrati (peraltro gli stessi di Juventus e Roma: le prime hanno tutte significativamente molto rallentato).

E invece il Pipita ha tradito, proprio lui che più ha patito l’eliminazione ai preliminari da parte dell’Athletic Bilbao e che on due reti (splendida la seconda) aveva recuperato una gara che nella prima frazione aveva visto il Napoli finire sotto scacco.  La domanda letteraria – questo rimane quando tutto un anno finisce in un solo secondo – è se ci fossero altre soluzioni. Se il film del campionato poteva contenere un’altra scena risolutiva e portare al lieto fine per il pubblico del San Paolo. Che forse se lo sentiva quando l’argentino è andato al dischetto. Perché il feeling tra gli azzurri e gli 11 metri non è mai sbocciato in questa stagione. C’è voluto giusto il suicidio della Juve a Doha per far sorridere con i calci di rigore. E se in quella circostanza Higuain aveva fatto il suo dovere (vincendo sul filo di lana la sfida con Tevez, colpevole di un errore), non erano mancati gli sbagli, a partire dal primo di Jorginho (il primo a presentarsi), per proseguire con Mertens e Callejon, che però non facevano parte della cinquina di partenza.

I sospetti del tifo, le ansie, le paure, erano tutte interne a ciò che avevano visto lungo questo disgraziato anno. Prima di ieri, Gonzalo si era fatto parare le conclusioni in casa con il Chievo (gara persa e tiro sullo 0-0) e a Bergamo con l’Atalanta, oltre a quello ininfluente con il Milan al San Paolo, il cui ricordo era stato offuscato dal successivo tris rifilato alla banda Inzaghi. Errori pesantissimi, costati punti, proprio quelli mancanti per evitare di arrivare all’ultima giornata a giocarsi tutto in uno spareggio. Mertens, che aveva provato a sostituirlo, non aveva fatto meglio: traversa con l’Udinese in Coppa Italia. Fuori in Turchia con il Trabzonspor in Europa League, a fronte di una realizzazione in campionato col Parma.

Insomma, uomini sicuri non ce n’erano, lo stesso Insigne sette giorni prima si era fatto ipnotizzare da Buffon. Resta perciò, nella lista delle varie ed eventuali con le quali vivere di rimpianti quest’estate, il ricorso all’elenco dei rigoristi di Doha che in quella circostanza Benitez ritenne affidabili e che non tradirono, nonostante l’emozione della posta in palio e la fatica dei 120 minuti supplementari. Ghoulam non poteva presentarsi al tiro perché espulso poco prima. Inler era stato sostituito da Gabbiadini a inizio ripresa. C’era solo uno “buono” ed era Albiol. Ma poteva mai il tecnico ordinare che toccasse a lui, dopo i disastri assortiti commessi dal difensore Eppure, chissà, con questa follia Benitez avrebbe fatto l’ultimo regalo alla gente i Napoli.

CONDIVIDI