Il top 2015: Marco Sportiello

W il coraggio. Che si potrebbe anche declinare con W l’Atalanta, praticamente un sinonimo per come lancia giovani alla ribalta, sostenendoli fino in fondo. La questione del portiere è una delle più belle storie di questa stagione e lo è a maggior ragione perché il 2014-15 non è stato esattamente una passeggiata per i nerazzurri, più in difficoltà di quel che si potesse pensare alla vigilia del campionato. Una delle incognite poteva proprio essere il salto da Consigli, protagonista di un grande torneo lo scorso anno, a Marco Sportiello titolare. Per carità, nelle sue tre apparizioni nel grande calcio aveva fornito buone prestazioni, ma da qui a pensare che fossero di assoluta garanzia ce ne correva. E invece la risposta è stata quasi perfetta, tanto da meritarsi il titolo di atalantino dell’anno dall’Eco di Bergamo che ha fatto votare i supporters della Dea. E noi non possiamo che essere d’accordo. Solo in una gara, in casa con il Torino, le sue incertezze sono collocabili alla voce punti in perdita. Molte di più, invece, le parate che possono essere contabilizzate come punti decisivi per la salvezza. Un rapido e approssimativo calcolo dice che l’Atalanta grazie a Sportiello ha vinto a Cagliari (prestazione di grande sicurezza); ha evitato la sconfitta in casa con il Napoli (e non solo per il rigore parato a Higuain. Ancora più decisivo è il salvataggio sul tiro di Mertens); ha portato a casa lo 0-0 dall’Olimpico di Torino (impedendo allo svedese Jansson la soddisfazione del suo primo gol in Italia); ha infilato una dietro l’altra almeno cinque declinazioni dell’arte del parare in Roma-Atalanta 1-1. Lo hanno accostato al Liverpool, anche se lui è il primo a non crederci. Ma anche se fosse, nessun problema: a Bergamo sanno che “morto” un portiere, se ne fa un altro.

Il flop 2015: Yohan Benalouane

E dire che nell’estate del Triplete nerazzurro, qualche tifoso juventino si era ritrovato a leggere tra gli acquisti della rinascita il possibile arrivo in bianconero di Yohan Benalouane, all’epoca ventitreenne difensore del St.Etienne. Da allora le belle speranze sono via via sfiorite, tra Cesene e Parma, fino ad approdare a Bergamo nel gennaio del 2014. Quest’anno, giusto per essere prosaici e non girare troppo attorno, sembrava che il suo gol al Cesena fosse l’indizio per un rendimento almeno sufficiente. E invece no. Le scene brutte non sono state poche. Il podio è determinato da tre momenti che traducono bene la sua incertezza, o se volete quello scarto che c’è tra la faccia cattiva che fa e gli effetti che produce. L’ordine in senso cronologico è così composto. Primo: lo sciagurato rigore causato su Matri in Genoa-Atalanta. Secondo: la crisi di nervi con relativa espulsione in Atalanta-Inter. Terzo e ultimo: il gol fattogli da Pellissier sfuggitogli da battuta d’angolo e il rigore per intervento da Meggiorini graziatogli dall’arbitro. Ce n’è abbastanza perché Reja pensi molto sotto l’ombrellone se è il caso di rinnovare la fiducia al mancato juventino del passato.

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