Quando arriva a Roma, nell’estate del 1980 a ventisei anni, alcuni tifosi giallorossi pensano che Paulo Roberto Falcao sia una fregatura.

Sotto il Colosseo, infatti, ci si aspettava un certo Zico. Paulo Roberto Falcao è si brasiliano, ma decisamente meno conosciuto. In realtà sarebbe stato molto meno sconosciuto se nei dehors di piazza Navona o all’ombra di villa Borghese si fosse letto non il Corriere dello sport ma Placar, la rivista brasiliana che aveva assegnato per ben due volte la Bola de Oro a Falcao come miglior giocatore del campionato brasiliano quando questi militava nell’Internacional.

Classe straordinaria, duttilità tattica, Paulo Roberto Falcao è un regista che detta i tempi dell’azione, si sgancia in avanti alla ricerca del gol e filtra le azioni avversarie stando davanti alla difesa. Giocatore universale che riesce sempre a trovare equilibrio tra la fantasia di certe giocate e la sua concretezza tattica. Le sue doti tecniche e caratteriali lo portano a essere un allenatore in campo e al suo primo anno conquista la Coppa Italia. Nel 1983, dopo quarantuno anni, conduce la Roma alla vittoria del suo secondo scudetto.

Insomma, la fregatura si rivela ben presto essere l’ottavo re di Roma, osannato dai tifosi quanto temuto e odiato dagli avversari, e Paulo Roberto Falcao non si tira certo indietro ma recita il ruolo di beniamino della curva in tutte le partite che disputa all’Olimpico e anche quelle che disputa lontano dalla capitale. Se ne va nel 1985 dopo la vittoria di un’altra Coppa Italia e dopo alcuni dissidi con il presidente Viola per questioni contrattuali. Eppure il brasiliano con oltre un miliardo di lire l’anno è il giocatore più pagato in Italia. Sicuramente uno degli stranieri più forti venuti da noi nel 1980 quando, riaperte le frontiere, nel nostro campionato arrivano tanti comprimari dai nomi altisonanti e dalle promesse non sempre mantenute. Paulo Roberto Falcao giunge in punta di piedi ma solo per diventare l’ottavo re di Roma.

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