L’addio al calcio di Javier Zanetti, bandiera dell’Inter per 19 stagioni. Tanti record, tante vittorie e soprattutto tanta passione per una maglia

Capitano dell’Inter dal 1999, dopo l’addio di Beppe Bergomi, lo straniero con più presenze nel campionato di serie A, il secondo giocatore in assoluto con più presenze nel massimo campionato italiano alle spalle di Paolo Maldini. Il giocatore con più presenze nella storia dell’Inter e con più presenze da capitano in Champions League. Il recordman di presenze consecutive in Serie A con la maglia dell’Inter (137), squadra di cui è il giocatore più vincente della storia con sedici trofei: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa Uefa, una Champions League e una Coppa del mondo per club.

Questi, in sintesi, i numeri di Javier Adelmar Zanetti, che proprio quest’anno dopo diciannove stagioni con la stessa maglia, quella dell’Inter, dà il suo addio al calcio. Spesso ci si chiede, domanda retorica e alle volte anche inutile, se esistano ancora le bandiere, se il calcio venga praticato dai calciatori con il cuore o solo pensando agli ingaggi. Zanetti è la quinta essenza della bandiera di una squadra, il suo amore verso i nerazzurri è stato alle volte quasi commovente, sempre sincero e forse quasi mai retorico. Questo non deve certo far passare per mercenari quei professionisti (ricordiamoci che dovrebbero essere considerati tali) che nella loro carriera hanno indossato maglie diverse (alle volte anche di squadre fra loro rivali).

Certo che l’esempio di Zanetti, come quello di Del Piero, di Maldini e di Totti sono sempre più rari e per questo, quando arrivano al termine della loro carriera sembrano impoverire (sul piano dell’appeal) un calcio che ne avrebbe molto bisogno. Senza Zanetti non solo l’Inter, ma l’intero campionato di serie A, un altr’anno, sarà sicuramente privo di un giocatore la cui storia e i cui record, potevano nobilitarne la sua fama ormai ridotta ai minimi termini. In questa intervista realizzata nel 2003 Zanetti, già leader indiscusso dell’Inter sembra già anticipare quelli che possono essere i motivi per cui un giocatore decide di rimanere a vita in una squadra, anche se all’epoca i grandi successi dovevano ancora arrivare.

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