8 gol presi tra Olympiacos e Manchester City. Ma anche da calciatore il milanista ha avuto bisogno di tempo.

Pippo Inzaghi arriva nell’estate del 2001 a Milanello esibendo uno score di primissimo ordine. E’ quel che si dice una garanzia: nei 4 anni trascorsi in casa Juve ha segnato a più non posso, confermando in un grande club quanto messo in mostra con l’Atalanta. 40 miliardi di lire in contanti più Cristian Zenoni: questo è ciò che ha sborsato il Diavolo per aggiudicarsi le prestazioni di Superpippo, che contrassegnerà un’epoca in rossonero in maniera indelebile.

Il suo esordio in campionato avviene a Brescia. Un 2-2 che non lo vede protagonista, anche se colpisce una traversa su colpo di testa e fa scintille con Calori, che non gli risparmia carezze. Ma più che il suo apporto in zona offensiva o il grado d’intesa ancora relativo con Shevchenko, colpisce tutti quanto Pippo si muova lungo tutto il fronte d’attacco. Perciò, nessun problema, nessun pentimento sul suo acquisto. Basta aspettare la giornata successiva e Fatih Terim – mister milanista del momento – ha modo di capire in Milan-Fiorentina quanto il centravanti sia letale e sappia andare in gol con assoluta naturalezza (5-2 il risultato finale).
Dopo le sberle americane – 3-0 dall’Olympiacos e 5-1 dal Manchester City – Inzaghi si è assunto la responsabilità dei primi rovesci estivi. Ma a chi pensa che sia già in fuorigioco, sappia che nessuno come lui sa muoversi sul filo. E che lui è cresciuto proprio in un Milan che già a novembre aveva fatto fuori il suo allenatore. Ma Pippo è furbo: di certo non si farà mai chiamare l’Imperatore. E vedrete che avrà uno stile sottotraccia, il contrario di quanto faceva sul rettangolo verde…

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