Kakà, Il campione brasiliano come la stella olandese. Un paragone suggestivo anche guardando al parallelo dell’età. Nel 2007 era giusto. 7 anni dopo ha ancora un senso?

3 maggio 2007: c’è giusta e totale esaltazione per l’impresa del Milan di Carlo Ancelotti, che ha oscurato il Manchester United di Ferguson rifilando un secco e inequivocabile 3-0 a San Siro. I rossoneri si guadagnano così la finale (che vinceranno) e il mister si merita tutti gli elogi che valgono anche oggi, visto come il suo Real Madrid ha asfaltato il Bayern di Guardiola. Sul campo, assistito dalle intuizioni di Seedorf (guarda un po’….) è Kakà a fare la differenza, con un gol di sinistro e meraviglie assortite in enorme quantità. Maurizio Crosetti su La Repubblica propone un accostamento che sa di investitura: “Facile, naturale, brasiliano, quel ragazzo pare Cruijff” è il titolo. Ed il pezzo chiarisce perfettamente il concetto: “Tra lampi e fulmini, la sua partita è di un’intensità impressionante, non ne rimane fuori neppure un attimo. Nell’ eleganza dei movimenti e nell’ autorevolezza del gesto, in quella capacità di unire velocità e classe, essenzialità e palleggio, scatto e senso della posizione, Kakà ricorda davvero l’immenso Cruijff, e il paragone non sembri blasfemo”.

Tecnicamente, è sicuramente un confronto intrigante che meriterebbe un saggio d’approfondimento.

A livello caratteriale i due sono sicuramente agli antipodi: l’olandese era un continuo vociare con l’arbitro, nella finale del Mondiale del 1974 riuscì persino a prendersi un giallo dirigendosi verso gli spogliatoi nell’intervallo, non di rado lo si vedeva gesticolare con compagni ed avversari come fanno i geni che sanno di esserlo e mal digeriscono l’incomprensione. Il brasiliano è fin troppo timido, Silvio Berlusconi lo elegge a “figlio che tutti vorrebbero avere”, ha l’aria del bravo ragazzo, non è mai sopra le righe, non convive con demoni interiori, semmai è la sua allegria a contagiare il Diavolo.

Se li si confronta in parallelo nell’età, e tenuto conto delle differenze di epoca, Kakà si vince la sua prima Champions League a 25 anni e proprio in quel 2007 si merita l’assegnazione del Pallone d’Oro, precedendo il Cristiano Ronaldo del Manchester United che a San Siro, nel confronto diretto, non ha ricevuto altro che fischi per la sua prestazione anonima. Cruyff, a 25 anni, ha anch’egli un trofeo di France Football e una Coppa dei Campioni in più, oltre che una rappresentatività maggiore (è più connesso lui allo spirito del tempo, ne incarna l’ansia ribelle, di quanto il suo omologo 35 anni dopo, un po’ troppo timido nell’era dell’immagine).

Quanto all’oggi di Kakà, è un rebus, tra prestazioni altalenanti in un Milan incerto, tentazioni estere e sensazione di un declino lieve ma reale. Oggi il rossonero va verso i 32 anni e alla stessa età Cruijff aveva proprio scelto quell’avventura negli Stati Uniti che non lascia insensibile il suo “imitatore”, salvo poi tornare all’Ajax qualche stagione dopo. Ma Kakà il viaggio di ritorno lo ha già fatto, non è che può stare sempre con le valigie in mano e la nostalgia del Duomo nel cuore…

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