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			<title>Galliani-Braida, il momento della verità è sotto gli occhi di tutti</title>
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			 <category>STORIE DI CALCIO</category> 			<dc:creator></dc:creator>
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			<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 09:23:33 +0000</pubDate>
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				<![CDATA[<img src="https://www.sportreview.it/wp-content/uploads/2015/01/galliani-braida1-696x385.jpg" /> <br /> <h2>Adriano Galliani alla porta di Mattia Destro come un postino qualunque. Ecco perché sono finiti i tempi d’oro.</h2>
<p>Pensateci bene: la <strong>decadenza del Milan</strong>, irrimediabilmente legato alla figura di <strong>Adriano Galliani</strong>, si riassume in un solo fotogramma. Ha fatto il giro del web l’istantanea dell’amministratore delegato rossonero che si presenta come un porta-a-porta qualunque al <strong>citofono dell’abitazione di Mattia Destro</strong>. Non tanto per il gesto, anche umile (Destro era da convincere perché non gradiva la cessione temporanea dalla Roma), ma per il momento e il significato profondo. Non tutti sanno che quando <strong>Destro giocava nelle giovanili dell’Inter il buon Galliani</strong>, negli anni del denaro facile e della nobiltà europea del Milan (<strong>epoca Ancelotti</strong>), non solo non si filava neppure le giovanili del Milan, ma scherniva quelle dell’Inter nonostante fossero sempre davanti ai rossoneri in quasi tutte le categorie e che, per esempio con i classe 1991, non ci fosse partita. Ecco, Destro era il ragazzino, figlio d’arte, venuto dalle Marche che segnava a raffica (soprattutto nei derby Giovanissimi e Allievi contro il Milan).</p>
<p>Dunque sapere tutto questo e vedere quell’immagine racconta tanto del <strong>baratro rossonero</strong>. Almeno quanto il <strong>dialogo telefonico di Galliani con il finto Ferrero</strong>. Perché sono i tempi che cambiano, le scelte senza moneta che fanno capire chi ha il talento del dirigente sportivo (inteso come scouting, occhio, sensibilità, capacità di scelta) e chi invece si prende la scena forte del controllo della cassa. Insomma, non c’era momento peggiore per Galliani: classifica deficitaria, fresca eliminazione dalla Coppa Italia, il “suo” <span style="color: #3366ff;"><strong><a style="color: #3366ff;" title="Perché Inzaghi resta al suo posto" href="https://www.sportreview.it/il-punto-di-vista/perche-inzaghi-resta-al-suo-posto" target="_blank">Inzaghi </a></strong></span>a cui non ne va bene una, le mirabolanti e pasticciate operazioni di mercato (<strong>Torres, Cerci, Van Ginkel</strong>, ma anche <strong>Armero</strong>, <strong>Lopez</strong>, <strong>Bellomo</strong>…). Un gran casino. E poi ci si sono messi acerrimi nemici di corridoio quali il <strong>Barcellona</strong> e <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" title="Ariedo Braida" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ariedo_Braida" target="_blank"><strong>Ariedo Braida</strong></a></span>, che si sposano a sorpresa, quasi esplicitamente riconoscendo chi fosse <strong>l’uomo che pescava i talenti che hanno fatto grande il Milan</strong>. Non tutti, per carità, ma tanti: l’ultimo litigio, dopo che Galliani decise di far tutto da solo, fu sotto la <strong>prima gestione Allegri</strong>. Per Braida l’uomo da Milan era <strong>Pastore</strong>, per Galliani solo e soltanto <strong>Robinho</strong>. Che oggi si stia riscrivendo la storia, per poi essere raccontata veramente com’era?</p>
<br /><a href="https://www.sportreview.it/storie-di-calcio/galliani-braida-il-momento-della-verita-e-sotto-gli-occhi-di-tutti">Leggi su Sportreview.com</a><br /><br />]]>
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