Meglio di un film western. Con Wayne Rooney e il pistolero Suarez…

1) Wayne. Rooney ha la postura di un toro e la rabbia della maledizione di non riuscire a segnare al Mondiale. Quando fa tunnel (e ne fa anche uno all’inizio dell’azione dell’1-1 che finalmente chiude il sortilegio), non è mai un’invenzione di genio, è l’ago che passa nella cruna, la spada che si infila nella roccia, il colpo che va a bersaglio. Giudicate voi se sono situazioni degne del nome che porta.

2) Il pistolero. Suarez fa paura. Di testa segna un gol correndo in maniera sghemba e acquisendo la giusta coordinazione, con relativa morbidezza del tocco, come nel western facevano solo i condannati a morte in fuga. E nel 2-1 si concede il tempo di una rapida occhiata per poi esplodere un destro che fa più casino di una rissa in un saloon. Forse Wayne è lui, anche se non ha nulla di John. Forse è il cinema che non si fa più perché tipi così non sappiamo più immaginarli.

3) Che partita. Bisognerebbe iniziare così i pezzi su Inghilterra-Uruguay. Per poi riconoscere la crudele bellezza di un match dove ogni pallone è stato sudato, lottato e non c’era il tempo di alzare la testa che c’era qualcuno addosso. Che partita. Chi ama il calcio ne è uscito stanco da tanta intensità. Perché non giocavano per vincere le due squadre, ma per andare in vantaggio. E’ una differenza sottile che forse solo uruguagi e inglesi sanno vivere, con il carico di epica che si portano dentro le loro storie calcistiche, nel bene e nel male.

4) Chuck Norris è niente. In confronto ad Arevalo Rios, Chuck Norris è niente. Dove c’è un minima possibilità di agonismo, l’uruguagio ci va esibendo la carta d’identità. Sui segni particolari c’è scritto: “quelli  che vi faccio io”. Da dubitare che sia un uomo come noi.

5) I falsi indizi e le coincidenze. Muslera al primo pallone che tocca sbaglia l’uscita bassa, rischiando di lasciare la palla incustodita. Hart è incerto e concede  un calcio d’angolo. Nella mappa previsionale di ogni spettatore ci si immagina già lo sviluppo: l’assassino è un portiere. E invece no, non è neanche il maggiordomo. E’ Steven Gerrard, che stavolta non scivola sul pallone che vale una Premier e ne spizza uno che vale un Mondiale per un suo compagno di club. Le coincidenze nel calcio non devi proprio andartele a cercare, ti arrivano addosso.

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