Al terzo tentativo gli Stati Uniti riescono a sfatare il tabù Ghana.

Lo fanno nonostante mille difficoltà tecniche, due infortuni a gara in corso, tanta sofferenza e allo stacco imperioso di un difensore emergente, partito riserva, con un fisico eccezionale e tanto ancora da dimostrare. L’imprimitura del successo viene però prima dal senatore Dempsey (calciatore più pagato dell’intera Major League) che dal commissario tecnico Klinsmann. Del centrocampista che piaceva tanto agli americani della Roma il quinto gol più veloce della storia dei mondiali, vantaggio che però ha avuto anche come riscontro la reazione di un Ghana che tutti sanno essere nel complesso superiore e anche tatticamente piuttosto disciplinato. Ma Dempsey è Demspey, nei grandi appuntamenti e nel suo piccolo ha sempre scritto pagine fondamentali della controversa storia del calcio americano. Lui e Landon Donovan, il grande escluso, che però in America, presa da altre cose tra cui le finali NBA, lo stesso Dempsey che a metà primo tempo si sfascia praticamente il naso dopo un involontario calcio volante di un avversario. Appena dopo si fa male Altidore, unico attaccante degno di questo nome nella rosa di Klinsmann, poi altro guaio muscolare per un compagno. Per vincere serviva allora tempra, carattere, un episodio. La bella notizia, nonostante il pianto di delusione di Asamoah e compagni al triplice fischio, è che la storia del giovane Brooks sia qualcosa di nuovo da raccontare per chi negli Stati Uniti non ha mai in fondo creduto a un calcio che fosse anche autoctono e non solo emanazione delle generazioni di immigrati, per quanto integrati.

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