Le 5 cose memorabili della gara d’inaugurazione del Mondiale: Thiago Silva, Olic, Modric, Julio Cesar, il tifo…

Li ricorderemo per sempre, ci dice Giancarlo Giannini nello spot dei Mondiali. A futura memoria, ecco 5 dettagli che non andranno dimenticati, a parte Neymar, il piscinazo di Fred e una partita che promette un torneo spettacolare.

1) Le lacrime del capitano
Le lacrime del capitano. Mai visto un giocatore commosso già nel tunnel, prima ancora dell’inno che le lacrime le trascina sul serio, soprattutto quando tutti lo cantano oltre l’esecuzione ufficiale. Thiago Silva ha gli occhi lucidi. Quella tensione il Brasile la paga nel pessimo inizio (oltre a un centrocampo che non fa filtro). Oppure sono lacrime per contrastare o solidarizzare con l’icona del primo giorno: il manifestante al quale spruzzano un po’ di peperoncino sugli occhi
2) Tutti abbiamo un Olic
Tutti abbiamo un Olic. Chiunque giochi con un anziano nel gruppo, sa che c’ uno che era bravo, molto bravo, troppo bravo. I numeri da brasiliano li fa tutti lui. Quando fa il croato, va via sulla fascia come un ragazzino e determina l’autogol di Marcelo. Poi, a furia di finte, perde palla vicino all’area e rischia che i suoi lo rottamino anzitempo. Appare un quando si becca una pallonata in faccia e gli fischiano un mani inesistente. E’ la prova generale del rigore regalato a Fred: l’arbitro vede ciò che vuole, prima legge di ogni Mondiale (almeno nella prima fase)
3) Il piacere di Modric
Il piacere di Modric. Vedi uno spazio libero in quella ristretta porzione di campo che ti regala lo schermo tv e poi un passaggio che puntualmente lo attraversa. L’autore è sempre Modric. Strepitoso nel tempo di dribbling e  scarico palla in avvio d’azione. Un piacere per gli occhi, denuncia la battibilità del Brasile
4) Julio Cesar e la spiaggia
Julio Cesar e la spiaggia. Para il tiro di Perisic che varrebbe il pareggio come un Garella 2.0 impastato a un portiere da spiaggia. Così efficace da far riscoprire a Oscar il piacere di essere brasiliani e indurlo a inventare un gol da futsal di punta da fuori area. Dal 2-2 al 3-1 in poco più di un istante, ritrovando se stessi
5) La scomparsa del Sudamerica
La scomparsa del Sudamerica. I dribbling di Neymar non hanno nulla delle rotondità classiche di un tempo. Il samba non abita più qui (probabilmente da tempo). La sua è una fantasia spigolosa, acuminata, cattiva. Serve per conquistare campo, togliere dagli imbarazzi tattici quando la manovra è involuta, agisce da scarica elettrica. Lui come Oscar e – parzialmente – Barnard. Il tifo saluta queste avanzate più di ogni altra cosa. Addio futbol bailado, finte che sospendono il tempo e incantano le folle. Adesso si urla quando si avanza nel territorio, come nel football americano. E non c’è nessuna nostalgia per il Sud che una volta si era.
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