La fortuna di Hitzfeld e la tempra di Behrami: le ragioni della vittoria elvetica.

1) Picchiarsi per errore. Primi 10 minuti di gara. Le due squadre si fanno un po’ di falli. Niente di cattivo.  A determinare gli scontri è la quantità di sbagli nei passaggi che rende ogni pallone contendibile. Ogni intervento sembra quasi fatale. Sembra di assistere a quegli incidenti che capitano perché il semaforo si è rotto d’improvviso, non è colpa di nessuno.

2) La suspense Dominguez. Prime uscite aeree e si percepisce chiaramente che il portiere ecuadoregno non è propriamente un mostro di sicurezza. Si trascorre il resto del tempo con l’idea che una sua papera sia altamente probabile. E invece no, nella vittoria della Svizzera è tra i più innocenti.

3) Anti-spray. L’Ecuador è la prima squadra che si è ribellata alla nuova schiavitù che impedisce di fare i furbi. Succede su un calcio di punizione a favore, quando la palla viene collocata fuori dall’orbita disegnata dall’arbitro. Un gesto che serve a ben poco, ma si comincia sempre rivendicando centimetri di terra qualche rivendicazione no global.

4) Il Cul di Hitz. Arrigo Sacchi può andare tranquillamente in pensione, la sua famosa fortuna nata a Usa ‘94 inizia a perdere di aurea dopo ciò che è riuscito a un altro santone. Hitzfeld compie il miracolo di aggiudicarsi 3 fondamentali punti grazie a due panchinari. Non si capisce perché abbia tenuto fuori Mehmedi e Seferovic, vista la loro decisività. Ma quando va tutto bene, alla fine, è giusto dare all’allenatore il merito. Cul o non cul, bravo.

5) Il Mondiale dei Mondiali. Allo scoccare del novantesimo, è legittimo pensare che finalmente Brasile 2014 abbia partorito la prima gara a scarso contenuto emotivo. Dopo 8 di adrenalina in grandi misure, è quasi un sollievo il ritorno alla normalità. Poi, in area rossocrociata si rischia il crollo, scatta la ripartenza, Behrami viene travolto e invece di fare la constatazione amichevole si rialza. Palla a sinistra, cross sul primo palo e gol di Seferovic. 60 secondi da incastonare a futura memoria in qualche cronometro svizzero di valore. E allora lo slogan un po’ enfatico del Mondiale dei Mondiali può persino allungarsi: stiamo assistendo al Mondiale dei Mondiali dei Mondiali. E per ora ci fermiamo qui.

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