Al netto delle polemiche, dei rapporti di forza, dei presunti campioni e dalle aspettative di tifosi e rispettive federazioni nazionali una cosa è certa: Fabio Capello ha fatto la fine di un Cesare Prandelli qualunque.

E poco conta che la Russia avesse un risultato solo contro l’Algeria (vincere) e l’Italia uno solo per salutare tutti e gettarsi nelle polemiche (perdere). E’ andata proprio così, con i due tecnici italiani, così diversi ma per una volta così uguali, e tutti a pensare che entrambi abbiano pagato in qualche modo la filosofia italiana del tirare a campare sul risultato (la Russia vinceva 1-0, l’Italia contava soprattutto una volta rimasta in dieci uomini, a portare in salvo lo 0-0). C’è però un peccato originale comune. Talmente comune e talmente poco originale da meritare una valutazione profonda. E per gli allenatori italiani è quasi un doppio smacco, loro sempre così puntigliosi sulle situazioni tecnico tattiche. Pensateci bene, sia la Russia che l’Italia prendono il gol che gli nega l’accesso agli ottavi di finale del tabellone direttamente su calcio d’angolo. Due reti speculari, di due difensori, speculari anche perché quello dell’Algeria viene calciato dalla destra del portiere (Akinfeev) mentre quello contro gli Azzurri da sinistra. Nota bene, lo specchio prosegue: per i nordafricani calcia un destro, per l’Uruguay un mancino che conosciamo bene come l’ex bolognese Gaston Ramirez. E cosa succede? Che entrambe le difese di Russia e Algeria perdono parte delle marcature, quella russa per una svista individuale (difensore beffato da uno smarcamento alle spalle) quella italiana per pigrizia con tre sudamericani che vanno a staccare nello stesso posto sulle spalle del “povero” Barzagli (solo tre marcature a uomo contro le cinque del corner appena precedente, per di più lasciano libero un specialista-saltatore come Godin). E allora qual è la morale, se ce n’è una, restando sull’ambito tattico? Il vecchio, biasimato, disprezzato ma salutare uomo (o anche due) sul palo (o sui pali). Perché no? D’altronde calciano due piedi “a rientrare”, quindi il portiere può anche non essere protetto di fronte a un’eventuale traiettoria stretta diretta verso la porta. Cioè, sarebbe una scelta logica, ma si sa, vince la moda dei portieri “supereroi” (e non è colpa di Buffon e/o Muslera) che orami da tempo non vogliono persone tra i piedi. Manco la porta improvvisamente diventasse più piccola. Anzi, in queste situazioni di gioco l’avversario colpisce da pochi. E sono dolori. Dolori anche mondiali.

CONDIVIDI