Il cuore a destra e i tre palloni di Cristiano Ronaldo…

1) L’inno muove la passione. Grande emotività – come sempre – al suonare degli inni nazionali. Come se la partita la si potesse vincere prima del fischio d’inizio, con commozione e partecipazione corale. L’inquadratura rivela però che i bambini accanto ai calciatori partecipano anch’essi. E non pochi si mettono la mano sulla destra del petto. Il cuore ha cambiato sede e prima o poi ce lo comunicheranno…

2) L’organizzazione americana. Difesa alta, linee strette, gli Usa praticano un calcio concreto  e concentrato (in tutti i sensi). Si percepisce il lavoro di un tecnico europeo e il pragmatismo della loro mentalità. Lo svarione di Cameron che origina il vantaggio del Portogallo non muta l’atteggiamento né scalfisce le certezze. E il 2-2 finale che vale quasi il passaggio del turno ne è la certificazione.

3) CR3. Primo pallone: un appoggio sbagliato. Ma siccome ogni volta che si muove echeggiano grida e sospiri di tutto lo stadio, CR7 cambia lato del campo e il secondo pallone lo tratta da par suo, con ben 3 colpi di tacco consecutivi e un controllo di suola. E’ il suo biglietto di presentazione. Il terzo pallone che merita di essere ricordato è l’assist all’ultimo respiro che fa per la testa di Varela. Uno splendido traversone che tiene in vita l’illusione di un Portogallo agli ottavi. Il resto è la sensazione di un isolamento dalle trame del match, forse troppo volgari per la classe di un CR7 diventato un CR3.

4) Perché andrebbe servito. Sì, è banale dirlo, ma anche Cristiano Ronaldo ogni tanto meriterebbe di passare dal ruolo di tuttofare ovunque a quello di semplice attaccante d’area, vista la cronica sterilità delle prime punte lusitane  (si sospetta che ci sia una specie di X Factor per selezionare le più sterili del Paese). Di palloni giocabili nei 16 metri ne riceve solo due, per di più per la testa. Ne escono fuori due carezze, ma anticipano il colpo del finale che lui, puntualmente e doverosamente, va a confezionare sulla fascia.

5) La faccia di Klinsmann. Divisa da sportivo universitario USA, Jurgen esulta per i gol con autentico stupore. Nulla di percepibile come l’impresa di Davide contro Golia. No, c’è sano entusiasmo per un lavoro ben eseguito. In quella felicità esplosiva si nasconde quella sana qualità che si chiama consapevolezza dei propri mezzi. Zitti zitti, gli statunitensi stanno coltivando grandi ambizioni che le esultanze rivelano.

CONDIVIDI