C’erano una volta i guardalinee. Diventati poi assistenti, aiutati quindi ulteriormente dal quarto uomo (utile almeno in una circostanza nella sua vita: la segnalazione della capata di Zidane nella finalissima mondiale 2006), poi ancora anche dagli assistenti di porta. لعبة بلاك جاك تحميل

Chi sono oggi costoro? La penultima ruota del carro, dotata però di tutti i sistemi elettronici possibili per dare efficienza e rapidità alle decisioni, evitare equivoci con il giudice unico, cioè il direttore di gara.

In Messico-Camerun, seconda gara del mondiale, l’uomo (che non è una macchina) mostra il fianco: il guardalinee, e il nome diventa secondario perché sono scene all’ordine del giorno sui campi di calcio, sbaglia due decisioni nel primo tempo a sfavore dei centroamericani, entrambe ai danni di un Giovanni Dos Santos tornato a essere un giocatore di calcio. E che giocatore. Due reti annullate nel primo tempo, la partita che non si sblocca, Giancarlo Marocchi che passa la serata a spiegare al Camerun come dovrebbe giocare, manco fossero tutti calciatori dilettanti. ماكينة القمار

Ebbene, le soluzioni sono soltanto due: una è quella che genera dibattiti da un decennio, ovvero l’ormai celeberrima moviola in campo, la seconda è relegare il guardalinee al suo vecchio sano ruolo di guardare le linee, sbracciando da una parte o dall’altra per dirci quale delle due squadre deve rimettere la palla in campo. Volendo, si potrebbe andare fino alle origini, come funzione ancora nelle gare di settore giovanile federale: alza la bandiera e dicci soltanto se la palla è uscita o meno. Poi è vero che commentatori e tifosi discuterebbero anche di questo, è già successo. Poi esisterebbe infine la soluzione finale: che le segnalazioni all’arbitro avvengano comodamente seduti a casa, con tanto di replay e un viva voce con l’arbitro. Guardalinee da salotto. E meno male che il Messico alla fine, comunque, la partita l’ha portata a casa. I migliori? I giocatori, tutti, che hanno evitato di perdere inutilmente la testa. مواقع ربح المال Con una stelletta in più per il centrocampista Herrera da una parte e Mbia tra gli africani apparsi molto condizionati da Eto’o nella manovra nei 30 metri finali.

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