Il vuoto, la sicurezza e gli ingredienti del meritato successo messicano.

1) Il vuoto della Croazia. E’ difficile spiegarsi come può capitare che una squadra che esordisce con piglio con il Brasile sfidandolo con coraggio, si sbarazza del Camerun con una goleada e ha un bel gruppo di buoni giocatori, possa poi arrivare al momento della verità priva di tutto. Al di là del 3-1 finale, colpisce il primo tempo di Modric e compagni, totalmente privi di idee, di strategia, di iniziativa. Se questa è la sintesi della maggiore energia – fisica e mentale – degli americani agli europei in questo Mondiale – c’è da essere preoccupati, anche se Marcello Lippi sostiene che questa sarà la volta di Germania o Francia con la coppa.

2) La sicurezza della manovra. Ha un gioco semplice, pulito, rischia pochissimo, anche quando va in avanti se si rende conto che non c’è sbocco offensivo decide di tornare indietro. E’ un Messico tranquillo, ma non senza cuore. Ha l’intelligenza adeguata alle imprese, di chi si conosce bene e sa quel che può chiedersi. Appena si rende conto che un’accelerazione non ha determinato uno strappo, si mette a temporeggiare e aspetta l’arrivo dei compagni. Ha un centrocampo realista e non è poca cosa per coltivare qualche bel sogno.

3) E poi c’è la ripresa. Con la Croazia che capisce molto prima del gol del vantaggio che non è serata. Che la valigie vanno fatte e si torna a casa. Kovac chiede di allargare il gioco sugli esterni, spera di vedere una squadra che attraverso la precisione tecnica inizi a maturare qualche convinzione. E invece no, il palleggio non funziona perché nessuno si propone in zone produttive. Ne esce fuori un senso d’impotenza che minuto dopo minuto si accresce fino a far sentire inesorabile la sconfitta.

4) Il compimento del quadro. Herrera ha colpito una traversa e ha percorso in lungo e in largo il campo. Marquez è ancora il marchese di Catalunya, come veniva chiamato: elegante, sicuro, imperiale. Pletikosa è pur sempre il portiere dai riflessi rallentati che su 2 gol dei 3 brasiliani ha una bella parte di responsabilità. Nessun stupore, quindi, che l’1-0 arrivi da un corner calciato da Herrera, da un colpo di testa di Marquez e dall’ennesimo tuffo rallentato di Pletikosa. Il quadro indiziario è completato come ci si poteva tranquillamente attendere. Una volta tanto, il copione di una partita è esattamente quello che ti aspetti.

5) La frustrazione. Al Mondiale ha giocato poco. Come con la Fiorentina. Invece di dare libero sfogo nello spogliatoio, in aereo o a casa, Rebic decide di sfogare la rabbia sul campo. Entra per regolare i conti con l’aria. E picchia fino a farsi espellere. Con pieno merito

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