Ne leggeremo di ogni dopo la sconfitta degli Azzurri contro il Costarica, e a questo punto possiamo già domandarci senza aver risposta cosa leggeremo dopo il dentro-o-fuori contro l’Uruguay.

Intanto però fermiamo la palla e fermiamoci anche noi per fare alcune considerazione che siano il meno emotive possibile. Ne sono sufficienti un paio, una circa la questione atletica e l’altra a proposito del modo di stare in campo, soprattutto in avanti.
La questione la risolverei così. La prima risposta è in realtà una domanda: “Davvero il clima è roba per caraibici? Al punto da prendere una bambola contro la pur intraprendente Costarica?”. La risposta è no e ce l’ha suggerita lo stesso Cesare Prandelli nell’immediato dopogara di Manaus contro l’Inghilterra: “Sapevamo di poter far bene, di poter sorprendere gli inglesi grazie al lavoro svolto a Coverciano. Noi oltretutto facciamo girare la palla, e gli avversari corrono. Sotto il profilo fisico siamo al top”. Ora, per una questione anche solo di coerenza, dote che a Prandelli in tanti in passato hanno giustamente riconosciuto, non vale tutto che viene raccontato dai diretti protagonisti circa il contorno. No, non vale. Non vale l’orario, non vale l’abitudine al caldo (mah!?!), non vale contestare l’organizzazione, non vale proprio perché la Costarica non solo ha meritato, ma ha anche gestito, a tratti quasi giocato al gatto con il topo. Tanto basta.

 E poi sul campo, dicevamo. Sulla difesa si spenderanno fiumi d’inchiostro. Va bene. Però poi dobbiamo guardare al fatto che oltre alle due occasioni di Balotelli nel primo tempo, l’Italia non ha prodotto un tiro in porta che sia uno se non il calcio di punizione di Pirlo una volta passata in svantaggio. Troppa manovra, troppi errori, poca gamba. Ma anche: come si fa a finire sistematicamente in fuorigioco contro una difesa a cinque (schierata molto bene, ma questo ai Mondiali può anche essere il minimo sindacale)? Fuorigioco in serie, alcuni anche al limite. Ma con una continuità disarmante. Alcuni con situazioni non convulse, faccia alla porta, in posizione esterna dove puoi vedere l’intera linea avversaria. Non basta come giustificazione dire che in Serie A il fuorigioco “attivo” non la fa più nessuno da anni (cosa vera), serve un esame di coscienza e di supponenza. Oltre che di eccessiva sponsorizzazione mediatica di alcuni dei calciatori visti all’opera nell’ultima mezzora.

CONDIVIDI