I segni del passato nel poker servito da Muller e Hummels.

1) 4, come 8 anni fa. L’unico Germania-Portogallo fu un triste 4-2. Non si dovrebbe mai dire così di una gara con 6 gol, ma l’eccezione è una finale di consolazione che vale il terzo posto. Era i 2006, ai tedeschi non pareva vero di non avere vinto il Mondiale in casa e ai lusitani bruciava l’idea di un’occasione storica perduta in semifinale. Anche stavolta la Germania fa 4. 4 sono i titoli mondiali che vorrebbe avere al termine di Brasile 2014. 4 sono almeno i motivi che la rendono una delle grandi favorite: brillantezza, gioco a memoria, determinazione e Muller goleador implacabile, garanzia già a partire dal cognome.

2) Il carisma di Cristiano Ronaldo. Prima opportunità per il Portogallo, che aggredisce alto e mette in imbarazzo Lahm. Veloso può puntare verso la porta, allargare verso Hugo Almeida o scegliere il più defilato CR7. Ovviamente opta per il capitano che mette il turbo e tira forte, impegnando Neuer. Il gol del madridista era ai confini dell’impossibile, le altre opzioni di passaggio erano più probabili. Non ci vogliono tanti ghirigori per capire chi ha carisma in una squadra.

3) Datemi un ostacolo. Nani dribbla nello stretto e lo fa bene. Ma quando viaggia in campo aperto, l’aria addosso lo mette a disagio e finisce per perdere le coordinate spaziali. Uno slalomista non può riciclarsi in discesa libera. Come Cristiano Ronaldo, che con la barriera di fronte spara su Neuer, se non ha davanti a nessuno tira centrando un tedesco di passaggio. Il Portogallo ha bisogno di un ostacolo, si vede. Oppure sono loro che vedono i fantasmi e la cosa è preoccupante

4) Derby iberico. 5 gol la Spagna, 4 il Portogallo. Incassati nello stesso stadio, sono mazzate che affondano la penisola iberica. Il tempo per riemergere c’è. Ed avrebbe il senso di un’impresa. La sensazione è che non manchi la voglia. Lo si è visto da come nella ripresa già segnata la squadra sia comunque rimasta in panchina. Da qui a essere ottimisti ce ne passa, ma sarebbe un errore darli per finiti.

5) Nessuno è indispensabile. Di tutte le grandi, la Germania sembra quella che meno dipende dall’estro di un campione. Può sembrare un paradosso, visto che ha nelle sue fila il momentaneo goleador del Mondiale. Ma vedendo come si esprime in velocità con la partecipazione corale, sembra proprio che la squadra funzioni a prescindere da chi è in campo. Il che potrebbe significare che – da adesso in poi – potrebbe anche gestire bene i cambi e risparmiare qualche energia. Per essere una nazionale che da molti mondiali in qua offre sempre la sensazione che gli manchi giusto qual cosina, è già un enorme passo in avanti. E poi ha Hummels, il difensore più decisivo tra i tanti della competizione.

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