Il gol del vero centravanti non è mai quello spettacolare, anche se di cognome fa Müller. Quello piuttosto è il gol del campione (che per carità, può essere anche un centravanti).

Il suo gol ha un marchio di fabbrica chiaro e corrisponde perfettamente alla rete del 3-0 parziale della Germania ai danni di un Portogallo annichilito proprio con la fase offensiva. L’autore è Thomas Müller, uno di quei giovani lanciati da Van Gaal ai tempi del Bayern Monaco diventato grande già negli scorsi mondiali. Tra i teutonici, un gol del genere avrebbe potuto segnarlo anche Miro Klose, relegato in panchina ma sapiente distillatore di consigli a chi lo sostituiva come terminale del gioco tedesco.

Riassumendo: crosso da sinistra di Kroos (nomen omen), Bruno Alves in anticipo su Müller a centro area. Il difensore lusitano va morbido nel tentativo di “spazzata”, forse perché alla ricerca di un’uscita precisa a favore di un compagno tra Nani e Cristiano Ronaldo per provare la ripartenza (il Portogallo infatti è già in dieci uomini oltre che sotto di due reti). Ebbene, Müller è un falco e orizzontalmente prende posizione approfittando del fatto che Alves non si frappone con il corpo tra l’avversario e il pallone. Sfera contrata in contrasto aerea, Müller che allora prende posizione, rapido nel riprendere equilibrio, e di sinistro trafiggere per la terza volta l’estremo portoghese che può solo toccare con il piede. Il tutto prima che Alves si accorga che la palla è già nel sacco.
Ecco, questi sono i gol veri del vecchio caro numero nove. Si chiamano anticamente “gol di rapina”, ma si tratta di rapina attiva, molto diversa dalla rapina passiva che tanto amano i telecronisti. Quella per cui non si sa bene per quale motivo il pallone giunga al Balbo di turno dopo quattro carambole per poi finire in gol. Il vero senso del gol è questo, e al Portogallo più che riflettere servirebbe servirebbe la vecchia cattiveria di un Fernando Couto…
CONDIVIDI